Giovedì, 16 Settembre 2021
Economia

Lavoro, nell'Italia “paralizzata” l'unico record è dei precari

Gli ultimi dati diffusi dall'Istat mostrano un Paese bloccato, in cui diminuiscono gli occupati e aumentano le persone senza lavoro e con un posto a termine. Tutti i numeri aggiornati a dicembre 2019

L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, recita la Costituzione nel suo primo articolo, peccato che proprio quello che manca nel BelPaese (e che continua a mancare) è proprio il lavoro. Il 2019 che si è appena concluso è stato un anno paralisi dal punto di vista occupazionale, e quando il numero della variazione percentuale di occupati e disoccupati è stato diverso dallo zero, quasi sempre era accompagnato dal segno negativo. 

I dati diffusi dall'Istat, aggiornati a dicembre 2019, mostrano la fotografia di un Paese fermo, che chiude l'anno con un calo nell'occupazione e un aumento di inattivi e disoccupati, con la percentuale dei giovani senza lavoro che rimane stabile, ma sempre altissima (quasi al 30%). L'altro dato ancor più preoccupante riguarda l'unico record, tutt'altro che positivo, sul numero dei precari, arrivato lo scorso record a toccare un nuovo massimo storico. 

Lavoro, boom di precari: è record

Quanti sono i precari? A dicembre 2019 i lavoratori a termine sono aumentati di 17mila unità rispetto al mese precedente. In questo modo i precari hanno raggiunto quota 3 milioni e 123mila, il massimo storico per l'Italia. Rimanendo in tema di “primati” scendono invece al minimo storico i lavoratori autonomi. Su base mensile il calo è stato di 16mila unità: un numero mai così basso dal 1977.

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Lavoro, occupati in calo

Secondo i dati diffusi dall'Istituto di Statistica, a dicembre 2019 gli occupati diminuiscono di 75mila unità (-0,3%) e il tasso di occupazione scende al 59,2% (-0,1 punti percentuali). Numeri negativi che riguardano uomini e donne, gli individui tra 25 e 49 anni (-79 mila), i lavoratori dipendenti permanenti (-75mila) e gli indipendenti (-16mila). Gli occupati aumentano tra i 15-24enni (+6 mila) e tra i dipendenti a termine (+17mila), rimanendo sostanzialmente stabili tra gli ultracinquantenni.

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La lieve crescita delle persone in cerca di lavoro si registra tra gli uomini (+2,2%, pari a +28 mila unità) e tra gli under 50, a fronte di una diminuzione tra le donne (-2,2%, pari a -27 mila unità) e gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione risulta tuttavia stabile al 9,8%; rimane invariato anche il tasso di disoccupazione giovanile (28,9%). La crescita degli inattivi riguarda sia gli uomini sia le donne e tutte le fasce d’età a esclusione dei giovanissimi tra i 15 e i 24 anni. Il tasso di inattività sale al 34,2% (+0,1 punti percentuali).

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Nel quarto trimestre 2019, l’occupazione risulta in lieve crescita (+0,1%, pari a +13 mila unità) tra le donne (+19 mila) e i dipendenti (+43 mila); segnali positivi si osservano anche per i 25-34enni (+12 mila) e gli over 50 (+48 mila). In calo dello 0,6% gli indipendenti (-30 mila). Nello stesso trimestre diminuiscono lievemente sia le persone in cerca di occupazione sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-32 mila unità).

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Lavoro, il confronto 2018-2019

Rispetto a dicembre 2018 la crescita dell’occupazione (+0,6%, pari a +136mila unità), coinvolge donne, uomini e tutte le classi d’età ad eccezione dei 35-49enni per i quali la diminuzione è imputabile al decrescente peso demografico. Aumentano anche i lavoratori dipendenti (+207mila unità), soprattutto permanenti (+162mila), mentre gli occupati indipendenti diminuiscono di 71mila unità. Nell’arco dei dodici mesi, l’aumento degli occupati si accompagna a un calo dei disoccupati (-5,3%, pari a -143mila unità) e degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,9%, pari a -115mila).

Lavoro, Dona (Unc): ''A novembre un fuoco di paglia''

"Dopo il record storico di novembre, quando gli occupati avevano raggiunto la vetta di 23 mln e 451 mila, ora si registra un calo di ben 75 mila unità, il peggior risultato da aprile 2019. Questo continuo sali e scendi, questi dati altalenanti, dimostrano che l'andamento dell'occupazione non dipende da un reale aumento della domanda di beni e servizi, ma dalle fluttuazioni legate al mercato e alle riforme del lavoro".

Sono le parole di Massimiliano Dona, presidente dell'Unione nazionale consumatori, che aggiunge: "Basti pensare che per rientrare nella voce occupati, è sufficiente che una persona in un'intera settimana abbia svolto anche solo un'ora di lavoro remunerata. Ovvio, quindi, che si registrino continuamente rialzi e ribassi occasionali, provvisori, temporanei. Insomma, il record di novembre si è rivelato un fuoco di paglia".

Lavoro, Barbagallo (Uil): ''Aumenta la precarietà''

"Aumenta la precarietà, la disoccupazione è a livelli alti. Questo conferma che, per capire dove va il Paese, non ha senso guardare, genericamente, solo ad alcuni numeri e alcune percentuali, ma occorre avere a riferimento il monte orario e il monte salario nel Paese: sono questi i valori che danno una dimensione effettiva e che ci fanno capire se siamo ancora in crisi o se ci stiamo riprendendo". Il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, commenta così i dati Istat sul lavoro. "La realtà è che stiamo costruendo un Paese fondato su lavori poveri e precari: dobbiamo evitare che ciò accada -conclude Barbagallo-.I problemi si risolvono quando i lavoratori riprendono a lavorare, tutto il resto è solo teoria". 

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