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Domenica, 4 Dicembre 2022
Lavoro

Tornano i voucher: chi sarà pagato così dal 1º gennaio 2023

La legge di bilancio ne prevede la reintroduzione per il solo lavoro saltuario nell'agricoltura, nel comparto horeca (hotellerie-restaurant-café) e nel lavoro domestico: pro e contro

Un ritorno al passato. Dal 2023 si rivedranno più diffusamente i voucher per retribuire il lavoro saltuario nei settori dell'agricoltura, nel comparto horeca (hotellerie-restaurant-café) e nel lavoro domestico. Ma solo fino alla soglia massima di 10mila euro in 12 mesi. C'è anche questo nel pacchetto di misure sul lavoro della prossima legge di bilancio. La reintroduzione dei voucher nel lavoro stagionale è un tentativo di far emergere il nero. Ma a chi conviene davvero? La nuova riforma del lavoro accessorio reintroduce i voucher "a pieno": ne possono fare uso le aziende fino a 10 dipendenti (prima era 5 il limite). E soprattutto la novità è che tutti potranno essere pagati a voucher, non più soltanto pensionati, disoccupati, under 25 e percettori di reddito di cittadinanza.

I buoni lavoro erano stati cancellati nel 2017 dal governo Gentiloni per evitare un referendum in materia. Soddisfazione da parte delle associazioni datoriali: "Siamo grati al Governo per aver accolto le nostre sollecitazioni – commenta Ettore Prandini, presidente di Coldiretti -, siamo pronti al confronto con istituzioni e sindacati per individuare le formule più adeguate che garantiscano semplificazione per le imprese e tutele ai lavoratori". Confesercenti va oltre e chiede che siano estesi a tutto il comparto del turismo, non solo alle strutture ricettive e alla ristorazione: "Siamo d'accordo, inoltre, con la decisione del governo di porre un tetto, così da evitare eventuali abusi e, al contempo, mantenere quella flessibilità necessaria per intercettare e gestire i picchi di lavoro inattesi che caratterizzano settori come, appunto, il turismo", sostengono gli imprenditori.

La critica che giunge in queste ore da voci del mondo sindacale è che con una soglia di 10mila euro, non si tratterebbe più di un lavoro prettamente occasionale. In alcuni casi si potrebbe essere di fronte a un lavoro continuativo "camuffato". 

Cosa sono i voucher

I voucher, anche chiamati buoni lavoro, erano stati introdotti per permettere e stimolare la retribuzione legale dei lavori accessori o saltuari; "lavoretti" come le ripetizioni scolastiche, ma non solo: erano comprese anche le pulizie domestiche, i lavori stagionali agricoli e turistici. Col tempo, il novero dei lavori pagabili con i voucher era stato continuamente ampliato, rimanendo comunque vincolante l'accessorietà dei lavori svolti.

Nato dunque inizialmente per retribuire solo il lavoro occasionale, il voucher o 'buono lavoro' era di fatto una modalità di retribuzione per lavoro occasionale di tipo accessorio. Era stato introdotto, in prima battuta, nel 2003 dal governo Berlusconi. Spesso al centro delle polemiche per aver deregolamentato il mercato del lavoro, contribuendo, di fatto, a renderlo più precario, il voucher aveva come finalità quella di regolamentare quelle prestazioni lavorative, definite appunto 'accessorie', che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario, e tutelare situazioni non regolamentate.

Ogni voucher aveva un valore di 10, 20 o 50 euro: una parte al lavoratore e la restante in contributi. Il valore netto di un voucher da 10 euro nominali, in favore del lavoratore, era di 7,50 euro e corrispondeva al compenso minimo di un'ora di prestazione, salvo che per il settore agricolo, dove, in ragione della sua specificità, si considerava il contratto di riferimento. Erano ovviamente garantite la copertura previdenziale presso l'INPS e quella assicurativa presso l'INAIL.

Pro e contro

I vantaggi per il committente nell'utilizzo di un sistema come quello dei voucher sono evidenti: può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa Inail per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto. E per il lavoratore? Il prestatore può integrare le sue entrate attraverso queste prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. È, inoltre, cumulabile con i trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari. I compensi complessivamente percepiti dal prestatore non potevano superare i 7.000 euro netti in un anno. Bisognerà capire però su questo punto specifico i dettagli, che saranno precisati solo in fase di stesura finale della legge di bilancio.

Fin qui le luci. Ma erano purtroppo numerose anche le ombre, come già accennato. Il voucher spesso infatti era null'altro che una forma di precariato estremo e povero, che svantaggiava ulteriormente soggetti già deboli nel mercato del lavoro. Dal 17 marzo 2017 l'impiego del voucher, come strumento di pagamento di un contratto di lavoro accessorio, era stato abolito, ma non del tutto. Il 10 luglio 2017 era stata infatti reintrodotta una nuova forma di voucher, con caratteristiche operative diverse da quello precedente, di fatto molto più complicate e limitative della versione precedente. Rispetto al biennio 2015-2016, quando l’accesso allo strumento dei voucher era generalizzato, il numero di voucher utilizzati crollò.

Dopo 5 anni, si riparte. Impossibile pensare ai voucher come a uno strumento di politica del lavoro generale. Ma i buoni lavoro in alcuni ambiti sono evidentemente utili. Basti pensare alla vendemmia. Erano stati introdotti inizialmente proprio per quello, in agricoltura, e per un decennio hanno consentito di coniugare gli interessi dell'impresa agricola, grazie al basso livello di burocrazia, con quelli di pensionati, studenti e disoccupati.

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