Domenica, 11 Aprile 2021

Coronavirus e smart working: il boom del lavoro agile lascerà tracce anche in futuro

Le aziende hanno fatto ricorso in massa al lavoro da casa. Un'esperienza, quella dello smart working, che non nasce dal nulla. E lascerà tracce stabili anche in un futuro post Covid

Smart working e produttività ai tempi del coronavirus. L'emergenza ha indotto le aziende a ricorrere in massa al lavoro da casa: lo smart working piace ai lavoratori, riduce i costi delle imprese, aumenta la produttività, e lascerà sicuramente tracce stabili anche in un futuro post Covid. Occorre però implementare la formazione, anche quella dei manager che devono guidare il processo.

In sintesi, sono queste le conclusioni di una ricerca condotta da Fondirigenti, il Fondo interprofessionale promosso da Confindustria e Federmanager per la formazione continua dei dirigenti d'impresa, su un campione di oltre ottocento aziende distribuite sull'intero territorio nazionale. "Abbiamo promosso questa quick survey - afferma Carlo Poledrini, presidente di Fondirigenti - nel mezzo dell'emergenza sanitaria e l'interesse riscontrato da manager e imprese ci conferma quanto sia importante investire sui temi del lavoro agile. Avvieremo già quest'anno altre iniziative di livello nazionale, in linea del resto con il grande sforzo che Fondirigenti sta compiendo su digitalizzazione e innovazione della cultura manageriale".

Ma facciamo una fotografia della situazione attuale. Al momento operano in modalità lavoro agile poco meno della metà dei lavoratori, per l'esattezza il 46,19%, di tutte le imprese che hanno accettato di rispondere alla quick survey proposta da Fondirigenti, ma vi è la percezione di poter aumentare questa percentuale fino a coinvolgere sei lavoratori su dieci (il 58,6%) con un incremento del 12%. Un campione qualitativo, quello scaturito dalla ricerca, che ben rappresenta la ripartizione degli aderenti al Fondo: per il 90% a rispondere sono state piccole e medie imprese, e per i tre quarti si tratta di aziende operanti nel Nord, per il 15% nel Centro e il 10% nel Mezzogiorno.

Perché l'esperienza dello smart working non nasce dal nulla

Un'esperienza, quella dello smart working, che non nasce dal nulla. Al Centro-Nord, infatti, il 40% delle imprese rispondenti avevano già sperimentato modalità di lavoro agile prima dello tsunami del coronavirus, con un 28% di dipendenti coinvolti. Nel Sud una quota solo leggermente più bassa: il 36%. Ma l'emergenza sanitaria è stata una spinta potentissima ad attivare lo smart working, che ha coinvolto il 97% delle imprese. I lavoratori entrati in questa modalità d'impiego hanno espresso un'alta soddisfazione (3,8 in media, in una scala da 1 a 5) addirittura pari a 4 per quanti l'avevano già sperimentata prima dell'emergenza e hanno dunque superato le difficoltà dell'esordio.

Le aziende rispondenti non hanno poi rilevato grandi differenze tra addetti di diversa età e di differenti funzioni nell'adattarsi al lavoro agile. E, fra le ripartizioni geografiche, il Mezzogiorno si sente più pronto ad aumentare la partecipazione, allargandola al 63% degli addetti. Per avviare il lavoro da remoto, il 77% delle imprese ha considerato prioritario il mettere a disposizione dei dipendenti adeguate dotazioni tecnologiche (in prevalenza pc o tablet, seguiti da smartphone con sim aziendale e sistemi vari di condivisione della rete) e un modello di programmazione del lavoro per obiettivi (47%). Ancora: il 77% delle aziende ha affrontato la nuova sfida ricorrendo esclusivamente ad attività interne, il restante 23% ha fatto ricorso a consulenti esterni, al gruppo di appartenenza e alle associazioni di rappresentanza.

In futuro, infine, la formazione dovrà avere una funzione molto elevata: nel valore da 1 a 5, il livello di utilità dichiarato dai rispondenti è stato 3,6. Dovrà riguardare soprattutto il management e la gestione delle risorse (3,8) ma hanno grande importanza anche corsi di cyber security e la digitalizzazione dei processi aziendali (3,7). "La rotta da seguire anche per il post-Covid è ben tracciata - aggiunge il direttore generale di Fondirigenti Costanza Patti -. Le competenze manageriali vanno rinnovate, dobbiamo favorire la crescita dei modelli organizzativi, con una forte spinta sulla formazione. La nostra ricerca dimostra l'utilità della formazione sul lavoro agile con particolare interesse verso i temi del management, della gestione delle risorse e della digitalizzazione dei processi aziendali".

Continua a leggere su Today.it

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Coronavirus e smart working: il boom del lavoro agile lascerà tracce anche in futuro

Today è in caricamento