Domenica, 17 Ottobre 2021
Lavoro

Licenziamento, come reagire alla perdita del lavoro

Non abbatterti e non smettere di credere nelle tue capacità. A determinare il valore delle persone non sono gli errori, ma la capacità di rimettersi in piedi

Ci sono eventi, come la fine di una storia d’amore, la conclusione di un’amicizia o la perdita di una persona cara, che possono segnarci profondamente costringendoci a fare i conti con le nostre paure e le nostre fragilità. Che la vita sia fatta di gioie e dolori, ce lo hanno insegnato sin da bambini; ma per quanto consapevoli possiamo essere, ogni volta che inciampiamo lungo il percorso, non possiamo fare a meno di soffrire. Reagire in maniera positiva ad un evento nefasto non è facile: per riuscirci, occorre avere una grande forza d’animo e la capacità di intravedere (o prefigurare) il sereno oltre i nuvoloni che incombono sul presente. E se la cattiva notizia arrivasse su fronte lavorativo? Siamo pronti a fronteggiare un eventuale licenziamento? Come tutte le perdite, anche quella del lavoro può procurare “scompensi” importanti; ecco perché abbiamo pensato di parlarne diffusamente in quest’articolo, tentando di fornire qualche suggerimento a chi dovesse trovarsi nella sgradevole posizione di preparare gli scatoloni all’improvviso.

Consigli per affrontare al meglio (si fa per dire) il licenziamento

Chi viene licenziato subisce un duro colpo all’autostima che può portarlo a dubitare seriamente delle sue capacità. Sentirsi dare il benservito e realizzare che le giornate non saranno più scandite come prima non è roba da poco conto. Perché per quanto moleste e stancanti potessero essere le nostre mansioni, era grazie a loro che ci sentivamo utili e che ci sforzavamo di dare un senso alle nostre giornate in ufficio. Ma attenti a non generalizzare: i motivi che possono portare un dirigente a licenziare sono molteplici. C’è chi lo fa perché si vede costretto a ridimensionare l’organico e chi, invece, perché non reputa soddisfacenti le prestazioni dei suoi dipendenti. Nel primo caso, c’è poco da fare: quando i conti non tornano, gli amministratori devono stringere la cinghia e a pagarne le conseguenze possono essere lavoratori bravi e volitivi, a cui non si può rimproverare granché . Nel secondo caso, occorre invece analizzare la situazione con più attenzione per capire cosa, nel rapporto di lavoro che sta per volgere a termine, non ha funzionato come avrebbe dovuto.

I licenziati possono reagire rabbiosamente o dimessamente - dipende dalla loro indole e dalla maggiore o minore propensione a fare autocritica - ma in ogni caso, devono fare i conti con qualcosa che si interrompe bruscamente e che li costringe a modificare la loro routine. Non è necessariamente negativo (“cambiare pelle” può anzi rivelarsi salvifico), ma bisogna essere pronti a fronteggiare le novità. Ecco qualche semplice consiglio che potrebbe tornare utile in caso di licenziamento.

Sforzati di non fare la vittima

Piangersi addosso è una delle abitudini più diffuse al mondo, ma in pochi si rendono conto del danno che può provocare alla loro psiche. Chi si convince di essere uno sfigato (o un povero incompreso) si inoltra lungo un sentiero di auto-suggestione che può portarlo all’inoperosità completa. Se il capo ha deciso di licenziarti, un motivo ci sarà. Invece di lagnarti e di inviargli anatemi, prova a riflettere su ciò che hai fatto (o non hai fatto) e cerca di capire se ti sei sempre impegnato al massimo. Fare la vittima accrescerà la rabbia e la frustrazione che rischiano di trasformarti in un individuo pavido, chiuso e rancoroso. Prenditi il tempo che ti serve per elaborare la perdita (del lavoro) ed usa la ragione. Non sei la vittima di un complotto ordito da poteri oscuri, ma un uomo che, come tanti altri, sta attraversando un  momento di difficoltà. Lasciartelo alle spalle dipende esclusivamente dalla tua volontà e dalla tua capacità di rimanere lucido. 

Sfogati con qualcuno che ti capisce

C’è una bella differenza tra il non abbattersi troppo e il fare finta di essere un super eroe. La notizia del tuo licenziamento scatenerà una serie di emozioni difficili da gestire, che ti consigliamo di condividere con chi ti sa capire. Evita di raccontare a tutti quanto ti è appena successo e fai la giusta selezione. Quello di cui hai bisogno non è la commiserazione di parenti e conoscenti che ti riempiranno la testa di frasi fatte, ma il sostegno di una persona cara e fidata che sa come prenderti. L’amarezza e la vergogna che stai provando non possono essere consegnate a tutti, ma solo a chi ha dimostrato di volerti e poterti stare accanto nei momenti più complicati. Non reprimere ciò che stai provando e lasciati aiutare dall’amico che sa come prenderti e cosa dirti quando le cose si mettono male.  

Non essere avventato

Essere messo alla porta dal dirigente della tua azienda potrebbe portarti a fare scelte avventate. Capita soprattutto a chi fa fatica ad accettare un rifiuto e vuole dimostrare a se stesso e agli altri che non si lascia piegare dalle avversità. Reagire al licenziamento è senz’altro un dato positivo, ma occhio a non farlo sull’onda di emozioni e sensazioni che hanno bisogno di sedimentare dentro di te. Quando si cade, è importante rimettersi in piedi, ma pretendere di correre con la gamba ancora dolorante è un passo falso che può compromettere la guarigione. Fuori di metafora: datti il tempo di elaborare quello che ti è successo ed evita di metterti immediatamente alla ricerca di un nuovo impiego. Le scelte incaute e frettolose, fatte per mettere a tacere la delusione e la preoccupazione, non ti aiuteranno a superare il momento difficile. Cambiare città o taglio di capelli potranno farti sentire meglio per un po’, ma fino a quando non avrai realizzato che il licenziamento che hai subito non è stato il suggello di un fallimento esistenziale, ma un incidente temporaneo, non sarai pronto a voltare pagina e a ricominciare davvero.

Non perdere la fiducia in te stesso

Se sei stato licenziato, vuol dire che qualcosa non è andato per il verso giusto. E che il tuo contributo lavorativo non è stato più ritenuto indispensabile. Per quanto garbato possa essere stato il tuo capo, l’idea che ciò che hai fatto per anni non sia bastato a trattenerti in azienda ti ha ferito mortalmente spalancando le porte a pensieri insidiosi che ti fanno dubitare di te. E’ l’errore più grande che tu possa commettere: l’insuccesso che stai sperimentando non deve convincerti che sei un perdente o un inetto. Dai un nome alle sensazioni che stai vivendo (amarezza, delusione, rabbia, incredulità ….) e riparti da un’attenta analisi delle cose che può farti raggiungere un elevato livello di consapevolezza. Approfitta della situazione per imparare a conoscerti meglio e per capire cosa vorresti fare in futuro. Vuoi continuare a lavorare nel settore in cui hai sempre operato o vuoi dedicarti a qualcosa di nuovo? Vuoi lavorare in una grande struttura o tentare di metterti in proprio? Ma prima di tutto: perché credi di essere stato licenziato? Cosa, a tuo avviso, non ha funzionato? Ti sei sempre preoccupato di fare le cose al meglio o sei rimasto indietro ed hai mollato la presa? La tegola che ti è caduta addosso potrebbe trasformarsi in una ghiotta opportunità di crescita e di maturazione (non solo professionale), ma per raccogliere i frutti, dovrai continuare a volerti sufficientemente bene e a non perdere la fiducia nelle tue capacità.

Tutti sbagliano, l’importante è aggiustare le cose

Non pensare al dispiacere che procurerai alle persone che ti vogliono bene (e che magari dipendono da te) quando comunicherai la notizia del tuo licenziamento. Se aggraverai tutto con il senso di colpa, riprenderti sarà ancora più difficile. A determinare il valore delle persone non è la grossolanità dei loro errori, ma la capacità di aggiustare le cose. Pensa al tuo licenziamento come ad una temporanea battuta di arresto nel discorso della tua vita; dopo il punto fermo, riparti con la lettera maiuscola ed aspetta che la forza che hai acquisito dia nuovo slancio alla tua narrazione.   
 

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