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Domenica, 23 Gennaio 2022
Lavoro

Lavorare a casa col partner fa bene alla coppia?

Quante volte abbiamo detto al nostro partner che avremmo voluto fermare le lancette dell’orologio per trascorrere ogni singolo momento della giornata in sua compagnia. Ma è davvero così?

Quante volte abbiamo detto al nostro partner che avremmo voluto fermare le lancette dell’orologio per trascorrere ogni singolo momento della giornata in sua compagnia. Ma è davvero così? L’idea di non perderci mai di vista ci alletta veramente? E se la frase che abbiamo pronunciato, in uno slancio di romanticismo, si trasformasse in realtà? Saremmo davvero pronti a confermare tutto o dovremmo ammettere di aver detto uno sproposito? A dare una mano (se così si può dire) è stato il Covid che ha costretto molti di noi a rimanere a casa, in compagnia delle nostre “dolci metà”, condividendo spazi e tempi che, fino a poco tempo prima, facevano solo da cornice alla routine familiare. Lavorare a casa col partner è stata una necessità a cui molti di noi hanno dovuto adattarsi, ma ha davvero fatto bene alla coppia? Cerchiamo di scoprirlo, con l’aiuto di chi ha indagato a fondo la questione.

Lavorare a casa col partner: le domande per capire com’è andata

L’idea di capire cosa fosse accaduto all’interno delle coppie rimaste a casa a lavorare insieme, a causa della pandemia, è venuta (tra gli altri) al sito americano SimplyHired che ha coinvolto, in un sondaggio, oltre 500 lavoratori “in love” ai quali ha rivolto delle domande tese a verificare se la necessità di ricorrere allo smart working avesse dato nuova linfa al loro rapporto o lo avesse, al contrario, fiaccato. Ecco cosa hanno risposto gli intervistati ai quesiti formulati ad hoc per loro.

E’ stato difficile abituarsi a lavorare a casa col partner?

A questa specifica domanda, il 33,5% del campione ha risposto per nulla; quasi il 24% ha detto di aver riscontrato solo qualche piccola difficoltà iniziale, il 22,2% ha risposto un po’, il 15,3% ha ammesso di aver faticato abbastanza e poco più del 5% ha riconosciuto di aver avuto grosse difficoltà, specialmente se il passaggio allo smart working è avvenuto in simultanea al partner, costringendoli ad improvvisare postazioni da lavoro tra la camera da letto ed il soggiorno.

Vi siete dati delle regole? Quali?

La fotografia scattata da SimplyHired ha dimostrato che le coppie che si sono date delle regole (il 52,5% del campione) sono quelle che hanno raccolto i risultati più soddisfacenti incrementando la loro produttività. Almeno in ambito lavorativo. Ecco cosa hanno pattuito per venirsi incontro:

  1. Hanno dato indicazioni precise sulle scadenze di lavoro
  2. Hanno indossato gli auricolari o le cuffie
  3. Si sono spostati in un’area più appartata della casa, durante le riunioni
  4. Hanno evitato il più possibile di fare rumore
  5. Hanno cercato di far coincidere gli orari di lavoro
  6. Si sono concessi una chiacchierata solo durante le pause
  7. Hanno evitato di dedicarsi alle faccende domestiche durante l’orario di lavoro

Un elenco che lascia chiaramente intendere che, con un po’ di organizzazione ed una buona dose di rispetto reciproco, la convivenza forzata a casa può assumere contorni meno molesti di quanto si possa pensare.

Quali sono state le difficoltà più grandi?

Ma poiché lavorare a casa col partner non può essere considerata una semplice passeggiata, vediamo cosa hanno risposto gli intervistati a chi ha chiesto loro di pronunciarsi sulle cose che hanno reso il co-working di coppia un’esperienza provante. Più del 20% degli intervistati ha risposto che l’ostacolo più grande da superare è stato il rischio di distrarsi a vicenda, più del 13% ha invece lamentato la difficoltà di concentrarsi, a causa dei rumori prodotti dalla sua “dolce metà”, mentre l’11% del campione ha posto l’accento sulle difficoltà di gestire, in contemporanea, gli impegni legati alla cura della famiglia. E non è che l’inizio. Tra i problemi segnalati da chi è stato coinvolto nel sondaggio, anche la fatica di gestire scadenze che non coincidono e la mancanza di spazi propri, che ha portato molti lavoratori (almeno in alcune fasi della forzata convivenza) a rimpiangere i muri grigi dei loro uffici.

Quali sono state le conseguenze sul rapporto?

Ma veniamo al nocciolo della questione: posto che lavorare a casa col partner è stata (e, per molti, continua ad essere) un’esperienza intensa ed impegnativa – che ha permesso di godere di innegabili agevolazioni, ma ha anche messo a dura prova la pazienza dei diretti interessati – quali sono le risposte che possiamo consegnare a chi si sta chiedendo se possa prefigurare la fine di un grande amore? Stando a quanto riportato sul blog di SimplyHired, la situazione non dovrebbe destare particolari ansie dal momento che il 41,6% delle coppie interpellate si è definito più soddisfatto di prima, il 41,4% ha detto di non aver avvertito scossoni nella dinamica a due, mentre solo il 17% ha lamentato un calo dell’intesa con il compagno o con la compagna, a causa della condivisione degli spazi e degli orari lavorativi.

Per essere ancora più precisi (e, se vogliamo, più impertinenti): il 42,7% delle coppie ha rivelato di aver fatto sesso con maggiore frequenza, il 37,8% ha dichiarato di aver mantenuto inalterati gli standard, mentre il 19,4% ha confessato di aver avuto un calo della libido. Ancora: il 30% ha litigato di meno, il 44,7% ha litigato con la stessa frequenza di prima mentre il 25,3% ha registrato più elettricità nell’aria. Dati che aiutano a comprendere che, quando il rapporto è solido, è difficile che un “cambio di passo” come quello imposto dal Covid possa rappresentare una minaccia alla sopravvivenza dell’amore. Specie per le coppie più “fresche” ovvero quelle che stanno insieme da meno di 3 anni che, nel 59% dei casi, ne sono uscite rinvigorite, soprattutto quando hanno perimetrato la convivenza con un sistema di regole che ha reso tutto più facile.

Hai cambiato opinione sul lavoro del partner?

L’istantanea scattata da SimplyHired ha infine cercato di scoprire se le lunghe ore trascorse in casa insieme avessero contribuito a far crescere la considerazione del lavoro svolto dal partner. Il 57,5% degli intervistati ha risposto di non aver cambiato idea a riguardo mentre il 41,2% ha affermato di nutrire più rispetto per la professione della sua “metà”, dopo averne osservato, da vicino, le dinamiche ed il carico di responsabilità che implica. Di tutt’altro segno la risposta fornita dall’1,4% del campione che ha invece espresso un verdetto inclemente sul lavoro svolto dal partner, lasciando chiaramente intendere di considerarlo roba di poco conto. Tanto quanto basta – immaginiamo – ad accendere la miccia di una bella litigata.

Considerazioni finali

La maggior parte dei partner che si sono ritrovati a lavorare a casa insieme sembra aver superato brillantemente la prova, dimostrando che, quando il sentimento e l’intesa sono forti, è improbabile che quello che si è costruito nel tempo si sfaldi rovinosamente. Una buona notizia per i romantici ai quali lasciamo scritto che è l’impegno ed il supporto reciproco a rendere duraturo il rapporto a due. Quanto agli equilibri interni alla famiglia, sarebbe interessante capire se, anche per i figli, la convivenza forzata con mamma e papà sia stata un’esperienza positiva. O se abbiano piuttosto capito (per “merito” del Covid) che è meglio rimboccarsi le maniche per accelerare il più possibile la fuoriuscita dal “nido” domestico.

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