Legge di bilancio, il M5s scarica la patata bollente sul Mef. Di Maio: "Dirigenti ci remano contro"

Il vicepremier al Fatto Quotidiano: "Faccio ricontrollare tutto, non mi fido". Resta aperto il problema delle coperture per pensioni e reddito di cittadinanza, ma per i 5 Stelle spetta ai tecnici di Tria trovare i soldi

Luigi Di Maio

Non si fida dei tecnici del Mef perché "nella viscere dello Stato ci sono dirigenti che ci remano contro".  Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio in un’intervista a Il Fatto Quotidiano in cui parla, tra l’altro, di manovra e dell’audio del portavoce del Premier, Rocco Casalino. "C’è grande ipocrisia. Tutti ci arrabbiamo e capita di dire parolacce in conversazioni private” dice Di Maio. “Rocco era arrabbiato, perché sa quello che ci succede".

Quanto allo scontro con il Tesoro per Di Maio "il problema non è con alcune figure, e tanto meno con il ministro Tria, di cui ci fidiamo", ma "ci sono tanti dirigenti dentro i ministeri che non possiamo toccare, e che rallentano o complicano il lavoro. Per me la Pubblica amministrazione deve essere indipendente , ma in questi anni ci ha messo mano la politica".

Si riferisce forse al ragioniere  generale dello Stato Franco? "L’ho visto solo una volta, non è questione di persone. Ci conosceremo meglio. Ma faccio controllare ogni norma ai miei collaboratori, perché non mi fido".

Quanto alla legge di bilancio Di Maio conferma tutte le misure in cantiere: pensioni e reddito di cittadinanza, flat tax e legge Fornero. E le coperture? "Troveremo risorse facendo deficit", taglia corto il vicepremier. Sulle cifre però non si sbilancia: "Il tema non è tanto il deficit, ma le misure per far crescere il Pil. Il Portogallo è arrivato ad avere un rapporto tra deficit e Pil del 7 per cento, ma ha abbassato il debito grazie alla crescita".

Legge di bilancio, come stanno le cose

Secondo le stime circolate in questi giorni, con il rapporto deficit-Pil all’1,6% ci sarebbero da spendere circa 27-28 miliardi di euro, di cui una dozzina se ne andranno per scongiurare l’aumento dell’Iva. Dei 15 rimasti, 7-8 servirebbero a finanziare il superamento della legge Fornero, mentre un’altra mezza dozzina sono destinati alla mini Flat tax  e ad altre voci di spesa. Per il reddito e le pensioni di cittadinanza l’unica strada sembra essere quella del deficit.

Se Tria volesse spingersi al 2% del rapporto deficit-Pil, il governo potrebbe contare su altri 6-7 miliardi di euro (ogni decimale vale all’incirca 1,7 miliardi), ma solo per reddito di cittadinanza e riforma dei centri per l’impiego ne servirebbero circa 17. A meno che, come riferisce oggi la Stampa, il M5s non decida di partire con una sorta di reddito light destinato solo a coloro che non possiedono una casa di proprietà.

Anche se Tria dovesse cedere parzialmente alle richieste del M5s di sforare gli obiettivi di deficit, resterebbero comunque da trovare le risorse necessarie per aumentare le pensioni minime. Ma quello di trovare i soldi, stando alla linea del M5s, è e resta un problema dei tecnici del Mef.  

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