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Giovedì, 19 Maggio 2022
Licenziamenti in vista

Ecco perché l'auto elettrica spaventa migliaia di lavoratori

700 licenziamenti alla Bosch di Bari, 550 esuberi per Marelli: queste le drammatiche notizie solo nelle ultime ore. Ma a rischio sono 4mila posti di lavoro solo nel settore dei componenti auto per il passaggio all'elettrico. La situazione

La transizione ecologica è senz'altro una cosa positiva per il nostro Pianeta ma sta creando alcuni problemi che forse non erano stati attentamente preventivati. Il cambiamento green è necessario, non è più rinviabile, ma l'accelerazione impressa dal Covid all'economia sostenibile potrebbe rivelarsi un conto troppo salato da pagare per la generazione che sta affrontando questo delicato passaggio. I primi grandi effetti s'iniziano a vedere sul mercato del lavoro, con una raffica di licenziamenti annunciati da importanti produttori nazionali di componenti auto per il passaggio all'elettrico. Cosa sta succedendo, ma soprattutto cosa ci aspetta?

Il passaggio all'elettrico potrebbe costarci 4.000 posti di lavoro

Prima il Covid poi la transizione energetica, il mercato del lavoro si trova nel bel mezzo di una tempesta perfetta dalla quale rischia di uscire con le ossa rotte, spazzando via in pochi anni almeno 4mila posti di lavoro solamente nel settore della componentistica auto. Queste le stime della Fim-Cisl che seguono l'annuncio dell'esubero di oltre 1.000 dipendenti negli stabilimenti Bosch e Magneti Marelli, due grandi produttori nazionali di componenti auto, a causa del passaggio del mercato automotive all'elettrico. L'obiettivo del settore auto è quello di abbandonare la produzione dei motori diesel entro il 2035. Da considerare poi che il comparto automotive negli ultimi tempi non sta navigando in buone acque, a causa del Covid e della carenza di chip, con un inevitabile rallentamento della produzione. L'automotive, inoltre, come tutte le aziende energivore si trova a dover fare i conti con il caro-energia. 

700 licenziamenti alla Bosch: a rischio l'intero polo pugliese

Iniziamo dalla Bosch di Bari, stabilimento pugliese che per l'80% delle produzioni è posizionato sulle motorizzazioni diesel e che ai tempi d'oro poteva contare su 2.500 lavoratori. Su 1.700 dipendenti sono stati annunciati 700 licenziamenti nei prossimi 5 anni a causa del passaggio all'elettrico. Secondo la Uilm siamo solo all'inizio, l'intero polo pugliese rischia di non sopravvivere, visto che a questi 700 se ne aggiungeranno in futuro altri 500. Il diesel viene ormai considerato morto, ma per chi lavora alla Bosch non è così visti gli ottimi risultati raggiunti con il common rail (sistema di alimentazione montato sui motori diesel). Si è arrivati a una tale punto di sofisticazione che gli inquinanti emessi dal diesel sono meno nocivi di quelli presenti nell'aria, ma il problema è che nessuno ci ascolta, dicono rassegnati i dipendenti dello stabilimento pugliese. "È scoppiata oggi a Bari la prima crisi aziendale causata dal passaggio all'auto elettrica - avverte il presidente di Confindustria Puglia Sergio Fontana lamentando - la totale assenza di una strategia nazionale nel momento in cui la transizione verso l'auto elettrica subisce una accelerazione così repentina che rischia di schiacciare tutta l'industria automobilistica".

Marelli: 550 esuberi tra dirigenti e impiegati

Nella stessa situazione la Marellli, il più importante produttore italiano di componenti auto nato nel 2019 dall’integrazione tra Magneti Marelli e la giapponese Calsonic Kansei, entrambe in portafoglio al fondo americano KKR. L'azienda ha annunciato un piano "di ottimizzazione delle funzioni di staff" per i suoi 7.900 dipendenti, che tradotto si concretizza nel licenziamento entro giugno di 550 lavoratori tra dirigenti, impiegati e indiretti. Si parla di prepensionamento per 350 addetti e di 200 incentivi all'esodo. La decisione è stata presa per "garantire una presenza sostenibile delle attività italiane alla luce delle condizioni particolarmente avverse di mercato degli ultimi anni". Confermati gli investimenti per quest'anno per 77 milioni di euro. 

I sindacati chiedono la convocazione di un tavolo di crisi nazionale

La situazione è critica e non va sottovalutata. I sindacati sono in allarme muovendosi su diversi fronti. Per la Magneti Marelli le sigle chiedono un confronto sul piano strategico dell'azienda mentre per la Bosch l'immediata convocazione di un tavolo di crisi nazionale. In ogni caso viene duramente criticato "l'atteggiamento impassibile del governo che sta mettendo a dura prova la tenuta dell'intero settore", si parla di un "immobilismo non più tollerabile". Il rischio desertificazione, infatti, è davvero alto, per questo si deve intervenire riconvertendo le produzioni per salvaguardare le aziende e di conseguenza i lavoratori. Il governo risponde alle accuse tramite una nota del Ministero dello sviluppo economico che dice: "La situazione della Bosch è monitorata in maniera costante: la struttura per le crisi d'impresa è stata già allertata e convocherà il tavolo in tempi brevi. Il ministro Giorgetti ha puntato l'attenzione sulla necessità che questa fase (quella della transizione green, ndr) sia compatibile non solo con le esigenze ambientali ma anche con quelle sociali ed economiche. Senza questo equilibrio il conto da pagare può diventare insostenibile". Lo stesso ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, aveva dichiarato in passato che la transizione ecologica poteva rivelarsi "un bagno di sangue", ma gli appelli lanciati anche dai sindacati in passato sono rimasti inascoltati.

Cosa succederà?

A differenza del passato gli scenari economici cambiano repentinamente a distanza di pochi anni, legandosi spesso alle nuove tecnologie. Di conseguenza Il mercato del lavoro non risulta essere più quello di una volta, tanto che lavorare per una stessa azienda per tutta la vita è diventata ormai un'illusione. Per chi lavora da decenni questo cambio di mentalità è difficile da accettare, ma i giovani sanno che questa sarà la tendenza del futuro, ecco perché puntano sulla continua formazione. Per i lavoratori della Bosch e della Martelli, invece, c'è solo tanta incertezza, ma la speranza è l'ultima a morire. Si parla di nuovi progetti e investimenti grazie anche ai fondi del Pnrr, come quello di Leonardo per la realizzazione vicino a Taranto del primo spazioporto italiano per le partenze delle missioni spaziali europee. Ma quanto tempo ci vuole per riconvertire uno stabilimento oppure per formare il personale per altri lavori? Almeno quattro o cinque anni, rispondono preoccupati i sindacati, convinti che la diversificazione verso l'elettrico non può essere l'unica soluzione al problema visto che non riuscirà a garantire il totale riassorbimento dei lavoratori del settore. In Bosch, c'è un esempio concreto di questo timore, la produzione di motori elettrici di ebike, che seppur vantaggiosa per l'azienda assorbe solo poche centinaia di lavoratori. A questo punto il dilemma tra ambiente e industria si acuisce, specie agli occhi di chi sta per perdere il lavoro. L'ambiente è importante ma la transizione green rischia di diventare una vera e propria bomba sociale.

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