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Domenica, 16 Gennaio 2022
L'intervista / Torino

Licenziata dopo 18 anni: "Mi hanno detto di spegnere il pc, ho pianto tutto il giorno"

Alessandra Celidoni è stata lasciata a casa insieme ad altri due colleghi. Il racconto

"Ero a casa, stavo lavorando in smartworking quando alle dieci e mezza ho ricevuto una telefonata via Teams dal rappresentante" della società, "in cui mi comunicavano che per scelta aziendale l'ente per cui io lavoravo veniva chiuso con effetto immediato e trasferito in Portogallo".

A parlare è Alessandra Celidoni, licenziata dalla Yazaki Italia, azienda con sede a Grugliasco (Torino) che produce e commercializza cablaggi e sistemi di distribuzione elettrica per autoveicoli. La lavoratrice è stata mandata via insieme a due suoi colleghi. Una carriera di diciotto anni cancellata con un colpo di spugna. In pochi minuti. "Mi hanno detto di spegnere il computer perché finiva lì".

Ai tre lavoratori il licenziamento è stato comunicato su una piattaforma digitale mentre svolgevano il loro lavoro in smart working e da quel momento è stato annullato il loro lasciapassare per entrare in azienda ed è stata cancellata la mail aziendale.

"Nel giro di venti minuti sono stata buttata fuori", spiega Alessandra ai microfoni di TorinoToday. "La doccia è stata talmente fredda che non ho avuto il modo di reagire, ma quando ho terminato la telefonata ho cominciato a piangere e ho pianto tutto il giorno". Adesso gli ormai ex dipendenti della Yazaki hanno solo voglia di combattere e di avere indietro il loro lavoro.

"Sappiamo che c'è una proposta di legge che parla di evitare questo tipo di licenziamento, ma per aziende grandi. Non è tutelante perché il problema è per le aziende piccole che possono fare ciò che vogliono" dice la lavoratrice. "Ci vorrebbe più tutela e più attenzione nei confronti che rimangono fuori perché a 53 anni trovare un lavoro oggi sarà molto complicato".

L'azienda delocalizza: dipendenti licenziati via Teams

Solo pochi mesi fa l'azienda aveva fornito ai sindacati rassicurazioni sul futuro dell'azienda in Italia. Questo era avvenuto in seguito all'apertura dello stato di agitazione da parte delle organizzazioni sindacali che si erano dette preoccupate dal poco chiaro piano industriale aziendale denunciato dai lavoratori. A raccontarlo sono Stefania Zullo e Germana Canali della Filcams e Fisascat.

Nei giorni scorsi anche il ministro del Lavoro, Orlando, si è espresso sul caso: "Non è possibile che questo avvenga, non corrisponde alle indicazioni della nostra Costituzione e soprattutto butta via un patrimonio che si è costruito con la fatica. Non possiamo diventare un Paese dove si viene a fare le vacanze, ma un Paese che deve mantenere un patrimonio industriale", ha dichiarato il ministro.

(Servizio video di Gioele Urso, redazione di TorinoToday)

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