Mahle, 430 lavoratori in lacrime: c'è l'incubo licenziamento

L'azienda tedesca, che produce componenti automobilistici in due stabilimenti in Italia, ha comunicato di voler chiudere i battenti e andare all'estero. Se entro il 7 febbraio non si troverà una soluzione i lavoratori potrebbero ritrovarsi disoccupati: ''Fanno macelleria sociale''

Il presidio dei lavoratori Mahle a Torino (FOTO ANSA)

Conto alla rovescia per gli oltre 400 lavoratori della Mahle dislocati negli stabilimenti di La Loggia (Torino) e Saluzzo (Cuneo): la multinazionale tedesca specializzata nella produzione di componenti automobilistici intende chiudere le due fabbriche italiane e, se non si troverà una soluzione entro il prossimo 7 febbraio, per i 430 dipendenti scatterà il licenziamento

La Mahle ha motivato la decisione di chiudere gli stabilimenti italiani facendo leva sulla difficile situazione del mercato globale, che si traduce in un calo degli ordini a livello europeo, che ha riguardato soprattutto la produzione di motori diesel. Questo ha ridotto notevolmente la mole di lavoro destinata agli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo, ma adesso più di 400 lavoratori rischiano di ritrovarsi disoccupati in meno di un mese.

Mahle, lavoratori in lacrime davanti alla sede della Regione Piemonte

Un dramma per 430 lavoratori e per 430 famiglie, che venerdì 17 gennaio hanno protestato davanti alla Regione Piemonte per ribadire che non si può più attendere: serve una soluzione al più presto che conservi i livelli occupazionali. Ma più il tempo passa più questo epilogo sembra allontanarsi.

Un'apprensione palpabile e un timore per il futuro testimoniato da alcuni dei lavoratori Mahle a TorinoToday: "La nostra è una situazione tremenda e generale – dice una dipendente- In tutto il Piemonte ci sono tante aziende che si trovano in questa situazione. C'è un progetto politico di deinstrializzazioni".

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"La Mahle ha 14 miliardi di fatturato con 160 aziende, di lavoro ne ha -  racconta un altro lavoratore - Qua fanno macelleria sociale. Anzi le dirò di più, stanno aprendo uno stabilimento a Parma dove investono 10 milioni di euro".

Intanto le sigle sindacali accusano l'azienda:  "Il nostro prodotto viene trasferito in Polonia dove costa meno. La professionalità viene in secondo piano. Solo i soldi contano".

Mahle, il presidente della Regione Piemonte: ''Non accetteremo licenziamenti''

Nel pomeriggio è arrivato anche il supporto del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che insieme all'assessore al Lavoro, Elena Chiorino, ha incontrato  una rappresentanza di lavoratori della Mahle: "La Regione non accetterà altra soluzione che non sia la revoca del licenziamento, per consentire il tempo necessario al salvataggio degli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo. Che si tratti di una riconversione, ipotesi per cui chiediamo all'azienda di chiarire quanto questa possibilità sia fondata, o di qualunque altra strada percorribile".

 "Ognuno deve fare la propria parte - ha spiegato Chiorino che nei giorni scorsi ha sollecitato il Mise per la convocazione del tavolo di crisi -  chiederemo che all'incontro siano rappresentati tutti i soggetti coinvolti, compresa la Provincia di Cuneo, Città Metropolitana e i Comuni di La Loggia e Racconigi. Quando si tratta di difendere il lavoro non possono esserci divisioni politiche o istituzionali, ma occorre lavorare tutti nella stessa direzione per raggiungere gli obiettivi". 

Il tavolo al Mise dovrebbe essere in programma per il prossimo 29 gennaio, come anticipato al presidente Cirio telefonicamente dal vice capo di Gabinetto del ministro Patuanelli, durante l'incontro di questa mattina. Manca ancora la conferma definitiva, ma il tempo stringe e il 7 febbraio è sempre più vicino.

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