Manovra, il governo in un vicolo cieco: ipotesi tagli lineari o nuove tasse

Ad oggi ci sono coperture per 23 miliardi, ma il conto della legge di bilancio è molto più salato. Le strade percorribili sono soltanto due: una nuova sforbiciata alla spesa o un aumento della pressione fiscale

Giovanni Tria, ministro del Tesoro

Con il passare dei giorni si fa strada un timore che appare via via sempre più fondato che è il seguente: il deficit al 2,4% potrebbe non bastare per finanziare tutte le riforme promesse dal governo legastellato. Ad oggi secondo varie stime ci sono risorse certe per circa 23 miliardi, qualche altro miliardo potrà arrivare (forse) da tagli di spesa o altri interventi che però sono di non facile attuazione.

Il conto della manovra però è molto più salato: si parla di 36-40 miliardi. E non è tutto: com’è noto l’altro ieri l’Ue ha inviato una lettera di ammonimento al governo italiano, facendo capire che una legge di bilancio così concepita non potrà che essere bocciata in sede europea. Di Maio ha risposto a stretto giro spiegando che "il contratto di governo è sacro" e che "indietro non si torna”, anche se ha poi aggiunto che il ministro Tria avvierà “una interlocuzione con l’Ue".

Il governo ha solo tre strade, ma una è rischiosa

Se per evitare una bocciatura Tria dovesse acconsentire ad abbassare anche di poco il deficit, il totale dei soldi da reperire aumenterebbe ancora. Che fare, dunque? Le strade sono due: quella già percorsa più volte in passato di tagli lineari alla spesa (tagliare gli sprechi e la spesa improduttiva è un’operazione che richiede tempo e garantisce risparmi in un arco temporale piuttosto lungo), o aumentare di nuovo le tasse.

Ci sarebbe anche una terza via per la verità: aumentare ancora il deficit e andare allo scontro finale con l’Ue. Ma sarebbe una strada molto rischiosa che può portare dritti dritti all'uscita dall'euro. Un rischio troppo elevato, anche per un governo spregiudicato come quello gialloverde.

Tagli alla spesa o nuove tasse

Come si trovano allora circa 15 miliardi? Intanto il governo sta valutando l’abolizione dell’IRI e dell’ACE (aiuto alla crescita economica), due agevolazioni per le imprese le cui risorse saranno dirottate per finanziare la Flat tax al 15% per le partite IVA. Per ora però non è chiaro se i risparmi saranno superiori - in termini di diminuzione delle tasse - all’addio all’Ace e all’Iri.

I tagli alle tax expenditures

Ma per fare cassa il governo guarda soprattutto alle tax expenditures, le centinaia di agevolazioni fiscali che vanno dalle classiche detrazioni e deduzioni d’imposta (come quelle su spese sanitarie, mutui, etc) passando per i crediti d’imposta (tipicamente riservati alle imprese) per finire con le aliquote ridotte (come quelle per le partite Iva) e le imposte sostitutive (come la cedolare secca sugli affitti). Attualmente circa 3 italiani su 4 fanno ricorso ad almeno una delle agevolazioni fiscali in vigore. Ma la mannaia dell’esecutivo è pronta ad intervenire. Per ora il M5s insiste sul fatto che si taglieranno solo le agevolazioni destinate alle varie “lobby”, ma la verità è che la coperta è corta, anche se ci sono varie voci su cui il governo potrebbe intervenire.

Le voci su cui si potrebbe intervenire

Un miliardo e mezzo è ad esempio destinato all’esenzione dall'accisa sui carburanti per gli aerei. Poi ci sono 456 milioni di euro di esenzioni dall'accisa sui carburanti per la navigazione, 1.295 milioni di euro di rimborsi per il gasolio per l'autotrasporto e 634 milioni di euro di esenzione dall'accisa sull'energia elettrica (Fonte: istituto Bruno Leoni). Tagliare queste agevolazioni però non sarebbe indolore e, oltre a danneggiare alcune categorie di lavoratori, potrebbe finire per ritorcersi anche contro i consumatori (secondo alcuni tagliando ad esempio le agevolazioni agli autotrasportatori i prezzi dei prodotti potrebbero aumentare).

Allo studio un possibile aumento dell'acconto Irpef-Ires

I tecnici del ministero sono al lavoro per verificare voce per voce tutti i possibili tagli. È però quasi lapalissiano dire che ogni taglio apportato produrrà un aumento delle tasse per le categorie interessate. Per ora l’esecutivo ha smentito che la mannaia cadrà su spese mediche, agevolazioni sui mutui e polizze vita, ma il tempo stringe e i soldi da trovare sono tanti. Intanto, secondo La Stampa, allo studio del Tesoro ci sarebbe un aumento delle percentuali di acconto Irpef e Ires, che oggi sono rispettivamente al 98% e al 100%, ovvero i versamenti che i contribuenti effettuano a fine anno. Staremo a vedere.

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