Tasse, pensioni e reddito di cittadinanza: ora è tutto nelle mani di Conte

Settimana difficile per il premier Giuseppe Conte che presiederà un vertice di maggioranza cui è demandato il compito di trovare la quadra tra le proposte di Lega e 5 stelle: ecco tutte le misure che il governo si appresta a varare con la prossima manovra fiscale

Settimana difficile per il premier Conte che oltre a preparare il summit dei leader Ue a Salisburgo e il suo primo intervento all'assemblea dell'Onu che si riunirà a New York, è chiamato a derimere le tensioni tra Lega e 5 stelle in vista della stesura dell'ultima bozza della manovra di Bilancio per il 2019

È infatti serrato il confronto tra le due anime del governo giallo-verde e il presidente del Consiglio avrà il compito di sminare le fibrillazioni previste nella prossima riunione di maggioranza.

Inflazione, stangata sulle famiglie: senza taglio delle accise sarà un autunno bollente

Se il Movimento 5 stelle infatti insiste sul reddito di cittadinanza ci si trova a fare i conti con i vincoli di bilancio, dato che la Lega non vuol mollare su flat tax e abolizione della legge Fornero. Anche su Genova restano da sciogliere i nodi relativi a tempi e modalità di ricostruzione del ponte Morandi, ma anche la nomina del commissario straordinario e i finanziamenti garantiti dal governo per il sostegno alla città.

Che cosa ci sarà nella manovra 2019

Una flat tax che "non aiuti i ricchi" e un "reddito di cittadinanza" che non serva a stare a casa sul divano a guardare la televisione: dovrà essere questo il leit motiv per trovare un'intesa di maggioranza con una rimodulazione delle proposte di Lega e M5S con una limatura degli effetti più perversi delle rispettive proposte economiche.

Sì o no al reddito di cittadinanza subito?

Per finanziare il reddito di cittadinanza, servirebbero almeno 10 miliardi di euro, dei quali 2 solo per potenziare i centri per l’impiego. Ma la spesa potrebbe calare includendo in questa misura il Rei, il reddito di inclusione varato dai governi del Pd per gli indigenti e Garanzia Giovani. Per reperire altre risorse si ragiona anche alla possibile abolizione della Naspi, l’assegno di protezione temporanea della disoccupazione, e resta sul tavolo l’ipotesi di cancellare il bonus da 80 euro. La posta in ballo è ghiotta visto che la misura voluta dall’ex premier Matteo Renzi liberebbe circa 9 miliardi di euro, ma si teme un forte contraccolpo di impopolarità, quindi è una strada che almeno in questo primo anno di bilancio si cercherà di non percorrere.

Ma pagheremo più o meno tasse?

Il sottosegretario all'Economia, Massimo Bitonci ha spiegato all'agenzia AdnKronos quali sono le prospettive allo studio per la riforma dell'imposizione fiscale annunciando due regimi semplificati per la flat tax nella prossima manovra.

"La prima aliquota al 15% potrebbe riguardare chi ha ricavi fino a 65mila euro, senza contabilità e Iva" mentre si pensa "a un 5% in più, quindi flat al 20%, fino al tetto da 100mila euro di redditi".

Tra le novità possibili anche una mini flat tax con un'aliquota al 5%, per tre-cinque anni, per le start up di giovani under 35, con ricavi fino a 65mila euro.

Sul tavolo anche l’opzione di un taglio delle accise sui carburanti, la cedolare secca sulla locazione degli immobili commerciali, l’Ires al 15% per le società che reinvestono gli utili. Si ragiona anche su un taglio dell’Irpef, dal 23 all 22%, ma i commercialisti mettono in guardia contro i risultati esigui di un simile intervento: in base ai calcoli dell’Consiglio della categoria costerebbe intorno ai 4 miliardi con un vantaggio economico per il contribuente tra i 7 e i 12,5 euro al mese. È possibile comunque che la riduzione Irpef slitti al 2020.

Giù le tasse dal 2019, si comincia dalle partite Iva

Tuttavia come abbiamo visto sarà ancora lungo e serrato il confronto di maggioranza dato che la Legge di Bilancio approderà in Consiglio dei ministri solo a metà ottobre. Uno dei temi più difficili da incasellare nelle tabelline delle risorse disponibili e delle spese previste è quello della riforma delle pensioni

Se la Lega non molla sulla necessità di superare la Legge Fornero, vanno considerati i vincoli di bilancio. L'entità degli interventi dipenderà tuttavia dagli spazi di bilancio che si creano nel negoziato con Bruxelles e dalle risorse della revisione della spesa

Pensioni, soglia d'età e importo: chi paga il conto della Quota 100

Sono dunque due i fascicoli a cui si lavora sul fronte previdenziale: la quota 100 cara alla Lega e le pensioni di cittadinanza volute dai Cinque stelle.

  • Sul primo versante si stanno valutando i ritocchi alla Fornero riducendo l’età di ritiro dal lavoro con l’introduzione di quota 100:il vicepremier Salvini punta a 62 anni di età e 38 di contributi, mentre al Tesoro si lavora su 64 anni e 36 di contributi.
  • La seconda misura consiste nell'allineamento graduale dell'assegno dei pensionati indigenti (in totale 4,5 milioni) a quota 780 euro mensili, valore appunto che l’Istat considera come soglia di povertà.

Per avviare l’intervento si ragiona sul taglio delle pensioni d’oro, quelle superiori ai 4mila euro non giustificati dai versamenti contributivi, che porterebbero però una cifra esigua, circa qualche centinaio di milioni di euro.

La riforma fiscale in arrivo

Nella manovra il governo dovrebbe anche disinnescare 12,5 miliardi di rialzi dell'Iva che scattano in automatico in caso di mancato adempimento degli impegni di bilancio, ma c'è anche allo studio diverse declinazioni di pace fiscale: sul fronte leghista si punta ad un intervento di più ampio respiro sulla falsa riga del condono tombale di Tremonti del 2002, sul fronte M5S si opta per introdurre uno sconto molto vantaggioso per erodere l'enorme mole di cartelle fiscali di difficile riscossione.

Non tutto da buttare dagli interventi precedenti: si va verso la riconferma le decontribuzioni al 100% per le assunzioni stabili al Sud e una riedizione del piano Industria 4.0 estendono gli incentivi all'innovazione alle pmi.

Tutto bello? Non proprio

Il governo giallo-verde accarezza l'idea di sfoltire la selva delle 799 agevolazioni-detrazioni fiscali, pari nel 2016 a 313 miliardi di euro (l'8% del pil, percentuale che fa schizzare l'Italia in cima alla classifica Ue per 'sconti' in relazione al prodotto interno lordo, e al secondo posto nel mondo). Capitolo altamente impopolare al quale mettere mano, nel taglio delle tax expenditures si sono già cimentati senza successo diversi governi del passato.

Conti pubblici fuori controllo: debito sale di 18,4 in un mese

Intanto dopo gli ultimi dati tutt'altro che incoraggianti sul Pil, dall'Istat arriva un nuovo companello d'allarme: a luglio 2018 si stima un calo congiunturale per le esportazioni (-2,6%) e un aumento per le importazioni (+2,4%). La flessione congiunturale dell'export è da ascrivere prevalentemente all'ampia diminuzione delle vendite verso i mercati extra Ue (-5,5%) mentre quella verso l'area Ue è meno intensa (-0,4%).

Istat: a luglio cala export, -2,6% su mese

Tuttavia allargando lo spettro i dati restano in territorio positivo: nel trimestre maggio-luglio 2018, rispetto al precedente, si registrano incrementi per entrambi i flussi, più intensi per le importazioni (+3,0%) che per le esportazioni (+1,2%). A luglio 2018 l'aumento dell'export su base annua è pari al 6,8% e coinvolge sia l'area Ue (+8,5%) sia i paesi extra Ue (+4,8%). La correzione per gli effetti di calendario porta la variazione dell'export a +5,1% e quella dell'import a +8,7%.

Tra i settori che contribuiscono in misura più rilevante alla crescita tendenziale dell'export nel mese di luglio, si segnalano metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+12,4%), macchinari e apparecchi (+7,0%), prodotti petroliferi raffinati (+41,6%) e mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (+12%). In diminuzione, su base annua, le esportazioni di autoveicoli (-6,%) e articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (-2,8%).

Su base annua, i paesi che contribuiscono maggiormente all'incremento delle esportazioni sono Francia (+11,9%), Germania (+9,0%), Svizzera (+14,4%) e Spagna (+8,7%).

Nel periodo gennaio-luglio 2018, la crescita tendenziale dell'export è pari a +4,2% ed è sospinta da metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+7,8%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+4,7%), mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (+11,9%), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici e apparecchi elettrici (+5,0% entrambi).

Nel mese di luglio 2018 si stima che l'indice dei prezzi all'importazione aumenti dello 0,2% sul mese precedente e del 4,3% su base annua. Al netto dei prodotti energetici l'indice aumenta dello 0,1% in termini congiunturali e dello 0,5% in termini tendenziali.

"Le dinamiche commerciali registrate a luglio 2018 - è il commento dell'Istat - sono caratterizzate dalla divaricazione tra aumento delle importazioni e riduzione delle esportazioni, soprattutto verso l'area extra-Ue. A livello di trimestre mobile, l'evoluzione congiunturale dell'export risulta comunque positiva anche se ampiamente inferiore alla crescita delle importazioni. La crescita sostenuta dell'export su base annua, che si riduce solo di poco al netto dell'effetto dei giorni lavorativi, è sostenuta dai prodotti in metallo e dai macchinari".

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