Martedì, 13 Aprile 2021
Italia

Manovra bocciata, cosa succede se l'Italia va allo scontro con l'Europa?

Conte spiega che non esiste un piano B, Salvini e Di Maio escludono di cambiare la legge di bilancio. Ma le conseguenze potrebbero essere dispendiose per l'Italia. Ecco quali sono i rischi dell'apertura di un contenzioso tra Roma e Bruxelles

Luigi Di Maio (S), vice premier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, e Matteo Salvini, vice premier e ministro dell'Interno, al termine del vertice a Palazzo Chigi, Roma, 22 ottobre 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Come previsto la Commissione europea ha bocciato il Documento programmatico di Bilancio dell'Italia e chiesto di presentarne uno nuovo. D'altra parte nella lettera inviata la scorsa settimana, Bruxelles parlava di una "deviazione senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità e Crescita".

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Ma il Governo italiano per bocca dei suoi massimi esponenti ha spiegato che la manovra non cambierà come aveva preannunciato in una lettera inviata all'esecutivo comunitario dal ministro dell'economia Giovanni Tria

Prendendo atto delle divergenze con Bruxelles sugli obiettivi di finanza, il Governo Conte si è comunque impegnato a intervenire qualora il deficit dovesse superare gli impegni assunti: "Qualora i rapporti debito/Pil e deficit/Pil non dovessero evolvere in linea con quanto programmato il governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati". Due righe da leggersi come l'impegno a tagli lineari. Ma che cosa succederà se l'Italia proseguirà lo scontro con Bruxelles? Vediamolo nel dettaglio.

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Avvertimenti, bocciatura, multe: che succederà se l'Italia proseguirà lo scontro con l'Ue? Con la richiesta formale presentata dalla Commissione Europea di ripresentare entro tre settimane un nuovo Documento programmatico di Bilancio, si apre un contenzioso tra Roma e Bruxelles con conseguenze pesanti per l'Italia.

Le regole comuni, stabilite dal patto di stabilità e crescita e successive modifiche, si concentrano innanzitutto sull'obiettivo di medio termine (Mto), il percorso di correzione strutturale, diverso a seconda dello Stato membro, da perseguire ogni anno.

In caso di "scostamenti importanti" dal percorso di avvicinamento all'Mto, la Commissione invia un avvertimento allo Stato membro interessato, per chiedere i necessari adeguamenti politici da parte dello Stato membro interessato. È quello che ha fatto oggi Bruxelles.

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Sanzioni e multe: i rischi per l'Italia

Per l’Italia il rapporto deficit/Pil è ampiamente sotto la soglia del 3%, e vi rimarrà anche con la manovra proposta dal governo. Non si può dunque avviare una procedura per deficit eccessivo.

Se l'Italia non apporterà cambiamenti alla Manovra l'Europa potrà aprire una procedura per squilibri macro-economici, nella fattispecie per disavanzi eccessivi vista la mole del debito (oltre il 130% del Pil).

Il patto di stabilità e crescita prevede infatti che la Commissione possa imporre sanzioni per gli Stati della zona euro sotto forma di un deposito fruttifero pari allo 0,2 % del Pil dell'anno precedente, qualora lo Stato membro non adotti misure di adeguamento appropriate.

In poche parole, se l’Italia non risponde come si attende Bruxelles l'esecutivo comunitario potrebbe colpire l'Italia con una multa nell’ordine di 800 milioni di euro.

Non finisce qui, come spiega EuropaToday nel quadro di una procedura per i disavanzi eccessivi, se lo Stato interessato non dà seguito alla richiesta di correzione rischia l'eventuale sospensione dei fondi strutturali e di investimento europei.

Che cos'è il fiscal Compact

Le regole di bilancio comuni si basano anche sul Fiscal Compact, o patto di bilancio. Qui è prevista la cosiddetta “regola d’oro” del pareggio di bilancio. Gli Stati membri possono essere convenuti in giudizio da parte di altri Stati membri dinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea qualora tale norma non sia attuata in modo corretto.

L’Italia rischia quindi di essere denunciata da uno degli altri Stati dell'Unione Europea proprio per aver contravvenuto alla regola del pareggio di bilancio. Servirà in questo senso una forte opera diplomatica che tuttavia, non sembra ad oggi aver dato frutto

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Fino a qui abbiamo esaminato i rischi del contenzioso politico con l'Ue, ma vi è anche un lato economico. Il rischio per l'Italia viene anche dal collocamente sui mercati dei proprio titoli di Stato. Come abbiamo più volte ricordato il noto indice dello Spread, e ancor più l'indice Cds, rappresentano la cartina tornasole della fiducia che hanno gli investitori esteri nell'acquistare titoli di Stato italiano: più l'Italia pone il proprio percorso fiscale ed economico sul pericoloso terreno dello scontro con l'Europa più aumentano le fibrillazioni di chi presta soldi al Ministero dell'Economia che trova più costoso piazzare sul mercato i Bot con cui si pagano gli stipendi degli impiegati statali e le pensioni. In poche parole i rendimenti salgono facendo aumentare vertiginosamente il debito pubblico, mentre lo Stato ne sarà costretto a produrne di nuovo. Questi sono gli indicatori che vengono valutati dalle agenzie di rating e dalle cui valutazioni, in un circolo vizioso dipendono.

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Standard & Poor's lo scorso 27 aprile ha confermato per l'Italia il rating BBB con outlook stabile. L'agenzia statunitense aggiornerà le sue valutazioni entro la fine del mese, ma dato che parte da un outlook non negativo difficilmente scatterà immediatamente un declassamento. Solitamente, salvo eventi shock, le variazioni vengono prima preceduto da una fase di analisi con un outlook coerente (negativo per un downgrade, positivo per un miglioramento di rating). 

Spread alle stelle, ecco cosa temono i mercati e quali conseguenze avrà

rendimento tra Btp decennali e Bund hano raggiunto e superato nella giornata di venerdì quota 340 punti base per la prima volta dal 2013: i tassi retributivi dei titoli italiani hanno toccato il 3,8%, in un quadro che resta altamente volatile.

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preoccupare l'Europa sono, come già spiegato più volte, i conti pubblici ed in particolare gli interventi previsti dal Def e ribaditi all'Europa dal governo italiano nel Documento Programmatico di Bilancio: la manovra ideata dal goveno ha un costo di 19,9 miliardi di euro ma sconta coperture per poco meno di 9,7 miliardi. Il maggior deficit è dunque di 10,2 miliardi, pari a 0,56 per cento del Pil, soldi che in poche parole il governo deve chiedere in prestito al mercato, lo stesso popolato da investitori che dubitano della tenuta dei conti pubblici.

Come rileva l'osservatorio sui conti pubblici le maggiori spese sono dovute principalmente alla voce "quota 100" e alla voce "reddito di cittadinanza" mentre le coperture derivano per 4 miliardi da maggiore tassazione su banche e assicurazioni e per 3,7 miliardi da tagli non identificati. E dalla tanto propagandata "pace fiscale" ci si aspettano solo 0,2 miliardi, meno che dall'obbligo di fatturazione elettronica per contrastare il "nero". Inoltre l’annunciato taglio delle pensioni d’oro presumibilmente, verrà inserito successivamente nella legge di bilancio e il 1 miliardo di risparmio si riferiscoe all’effetto cumulato in tre anni. Le considerazioni dell'istituto guidato da Carlo Cottarelli sono quelle di una bocciatura senza pari: 

"Quindi, il grosso delle misure che aumentano la spesa corrente sono privi di coperture, e la maggiore tassazione sulle banche potrebbe avere conseguenze sull’economia perché potrebbe scaricarsi sul costo del credito per la clientela bancaria".

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Che cosa succede su mercati

Uno strumento finanziario ci permette di capire cosa preoccupa gli investitori in questo momento relativamente all'Italia, e soprattutto su cosa scommettono: i CDS (credit default swap) - un termine che nel 2008 era noto tanto quanto lo spread - sono una sorta di contratti di polizza assicurativa che consentono di rimborsare gli investitori nel caso in cui lo Stato cui abbiamo prestato dei soldi tramite l'acquisto di titoli (nel caso italiano Btp), non è in grado di restituire il dovuto.

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Sui mercati finanziai i CDS - come le assicurazioni - hanno un prezzo che cresce man mano che la percezione sul rischio Paese si fa elevata. Esiste inoltre un altro indice che mostrate le probabilità che l'Italia esca dall'Euro per ripagare i titoli di stato con una maneta svalutata, nel nostro caso la Lira (é lo stesso European Stability Mechanism che a fine 2012 ha messo messo nero su bianco questa ipotesi).  Le obbligazioni munite di queste clausole in circolazione sono circa 930 milioni, la quantità più elevata in Europa.

Un analisi del professore dell'Università Bocconi Marcello Minenna ripresa da Mariangella Pira per Skytg24 mette in evidenza quanto sta accadendo: semplificando i mercati temono l'uscita dell'Italia dall'eurozona e la svalutazione dei propri investimenti. E le tensioni tra i due alleati di governo Lega e 5 stelle hanno disegnato un bersaglio sui conti del Belpaese. 

Quali sono gli effetti dello spread a 300

Non a caso il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha spiegato come il futuro "sia diventato un po' più cupo". Esemplificativi sono i dati della bilancia dei pagamenti della Banca d'Italia che mostrano come gli investitori stiano vendendo titoli di portafoglio italiani - solo ad agosto - per un controvalore di 17,8 miliardi di euro. (A maggio e giugno le vendite dall'estero erano pari, rispettivamente, a 24,9 e 32,9 miliardi di euro, mentre a luglio gli acquisti dall'estero erano stati pari a 8,7 miliardi di euro).

Cosa succede con lo spread a 350

Data chiava il 26 ottobre quando l'agenzia di rating Standard & Poor's darà il suo guidizio sui conti italiani: uno spread fra 300 e 350 rispecchia secondo il quotidiano finanziario MilanoFinanza lo scenario di singolo downgrade con outlook però negativo. Se il differenziale andasse oltre quota 350, il mercato inizierebbe scontare scenari più cupi con una doppia bocciatura che farebbe cadere l'Italia dal livello di Investment Grade a quello di  junk, "spazzatura".

Sarebbe una catastrofe: il solo Russell Ftse World Government Bond secondo l'agenzia Reuters ha  in pancia 60 miliardi di Btp e se il rating italiano finisse sotto il livello di investment grade per regolamento interno, venderebbe in automatico. 

Gli economisti prevedono emissioni da parte del Tesoro per 35-45 miliardi di euro l'anno nel prossimo biennio. Chi comprerà allora i titoli di Stato, visto che gli storici acquirenti di ultima istanza, le banche italiane, hanno già cominciato a vendere Btp perché stanno zavorrando i bilanci? 

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