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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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Quota 102 "secca" e reddito di cittadinanza tagliato fino a 300 euro: cosa cambia dal 1º gennaio 2022

La manovra in consiglio dei ministri. Si allontana la resa dei conti sulla Fornero, trovata una soluzione limitata al solo anno prossimo per lasciare il lavoro a 64 anni. Per il sussidio, ipotesi décalage dell’assegno dal sesto mese (come per la Naspi), e sospensione al secondo no per un'offerta congrua di lavoro. Azzerato il cashback

La legge di bilancio che approda oggi giovedì 28 sul tavolo del Consiglio dei ministri conferma in tutto e per tutto i saldi indicati nel Documento programmatico di bilancio (Dpb). Su pensioni e reddito di cittadinanza le novità non mancano.

Pensioni con Quota 102 nel 2022

Quota 102 "secca" soltanto per un anno, il 2022. È la proposta fatta dal governo su uno dei dossier più caldi della vigilia. In aggiunta alla quota transitoria di un solo anno, viene istituito un fondo per traghettare i lavoratori penalizzati dai nuovi requisiti. Opzione donna verrebbe inoltre prorogata al 2022 e Ape social allargata a nuove categorie di gravosi. Si va verso la pensione dal 1 gennaio 2022 a 64 anni (anziché 67 se tornasse la Fornero con uno scalone) mantenendo 38 anni di contributi. In più, ci sarà un fondo ad hoc di 500 milioni per accompagnare alcune categorie all'uscita anticipata dal mondo del lavoro con le regole di quota 100. Da parte del governo poi ci sarebbe l'impegno per ragionare da gennaio con le parti sociali di una riforma organica delle pensioni dal 2023. Aprendo un tavolo per rivedere la legge Fornero, garantendo più flessibilità. E per rendere strutturali, anziché rinnovate di anno in anno, sia l'Ape Sociale allargata a più mansioni gravose che Opzione Donna.

Pensioni con quota 102 solo per un anno: quanto si perde con l'assegno

Certa ormai la conferma del Superbonus 110% anche sulle case monofamiliari per tutto il 2022, per proprietari con Isee fino a 25mila euro.

Reddito di cittadinanza "a scendere" fino a 300 euro al mese

Tra le novità illustrate ieri in cabina di regia spicca inevitabilmente la stretta sul reddito di cittadinanza, non solo sui controlli ex ante anziché ex post. L'assegno calerebbe molto presto, addirittura già dopo 4-6 mesi - al pari di quanto accade con la Naspi, il sussidio di disoccupazione - ma solo per gli occupabili, quanti cioè possono lavorare, escludendo disabili, minori, anziani. E sarebbe revocato al secondo rifiuto di una proposta di lavoro, anche a tempo, anziché al terzo. Il cosiddetto "decalage" dell’assegno dovrebbe essere progressivo ma non sarebbero state indicate le percentuali del taglio.

Per il reddito di cittadinanza il quadro è molto chiaro, in attesa dei numeri certi sulle modalità di taglio dell'assegno. Maggiori controlli in fase di accettazione della richiesta, e per i beneficiari occupabili un meccanismo di décalage dell’assegno che forse scatterà dal sesto mese (come per la Naspi), e la sospensione al secondo no per un’offerta congrua di lavoro. Sono le ipotesi emerse ieri alla cabina di regia sulla manovra che conferma una dote aggiuntiva di 791 milioni per il reddito di cittadinanza, una cifra di circa 700 milioni al di sotto di quanto preventivato, ma che consente per il prossimo anno di conservare quasi la stessa entità di risorse del 2021 (8,9 miliardi): "Il governo introdurrà dei “paletti” in fase di ingresso (controlli nelle richieste in chiave anti furbetti) e di permanenza (décalage e sospensione alla seconda richiesta) - scrive il Sole 24 Ore - Oggi l’importo rimane lo stesso per tutti e 18 i mesi di durata dell’integrazione al reddito e si perde il diritto a percepire il sussidio solo al terzo 'no' ad un’offerta di lavoro congrua (al Sud è rarissimo che arrivino tre offerte congrue in 18 mesi)".

Per il reddito di cittadinanza l’ipotesi prevede una riduzione progressiva degli importi sino ad un importo minimo di 300 euro al mese,secondo i calcoli della Stampa: il tutto anche in assenza di rifiuto di un nuovo posto. Per la Naspi ad esempio (causa Covid in questo caso il décalage è sospeso fino al 31 dicembre) è previsto che l'assegno riconosciuto ai disoccupati si riduca del 3% ogni mese.

Misure impattanti dunque, che il M5S si "riserva di valutare", avrebbe detto il capodelegazione Stefano Patuanelli. Anche perché il Movimento è costretto pure ad ammainare un'altra bandiera con la cancellazione definitiva del cashback. Per il cashback si va infatti, come avevamo preannuncaito anche su queste pagine,  verso lo stop definitivo. La misura, partita lo scorso gennaio e poi sospesa nel secondo semestre di quest’anno, viene infatti cancellata. Inizialmente era prevista anche per il primo semestre del 2022 e aveva ancora a disposizione 1,5 miliardi.

Pensioni, trovata soluzione limitata al 2022

Tornando alle pensioni, fonti di governo avevano confermato che la cosiddetta 'quota 41' sarebbe stata la proposta che la Lega si apprestava ad avanzare in cabina di regia. Si tratta di un '41 quota fissa', avevano spiegato fonti di governo, nel senso che i 41 anni di contributi vanno abbinati ai 62 anni di età, col risultato di un quota 103 con criterio di contribuzione che resta sostanzialmente fisso. Questo per il 2022, perché per il 2023 l'impianto proposto dalla Lega, e a cui lavora in prima linea l'ex sottosegretario al Mef e attuale responsabile del Lavoro per il Carroccio Claudio Durigon, prevede schema 63+41, che, numeri alla mano, fa 104. Palazzo Chigi hacercato di recepire alcune richieste della Lega, fermamente contraria all’ipotesi di Quota 104 (66 anni d’età e 38 di contributi), a meno che non facesse parte di un percorso biennale modellato su un requisito fisso di 41 anni di contribuzione con una Quota 103 di partenza. Un’opzione, quest’ultima, che però è stata bocciata.

Il Pd dal canto suo ha chiesto di andare avanti nel dialogo con le parti sociali su pensioni e fisco. Questa la richiesta avanzata dai dem, a quanto si apprende da fonti di governo, nella cabina di regia. "Noi abbiamo proposto di migliorare la legge Fornero proprio per rispondere" alle esigenze "dei giovani con la pensione di garanzia, con un lavoro stabile e non precario, riconoscendo la gravosità dei lavori che non sono tutti uguali, introducendo il diritto a 62 anni di scegliere di potere andare in pensione, di riconoscere il lavoro di cura e di riconoscere la differenza femminile che in questi anni non é stata riconosciuta", ha fatto sapere ieri sera il leader della Cgil, Maurizio Landini.

"Draghi risolve  il nodo pensioni con la mediazione e allo stesso tempo conferma il senso del suo mandato - ragiona Repubblica -  che si alimenta della necessità di decidere. Evitando di inserire nella legge soluzioni biennali o triennali, limita la portata dell’intervento e allontana di qualche mese ogni resa dei conti sulla Fornero. Nel mezzo, infatti, ci sarà l’elezione per il Colle, da cui dipenderà anche il destino della legislatura e dell’esecutivo. Durante la cabina di regia diventa chiaro che il premier vuole chiudere senza troppi traumi. Il Pd, con Andrea Orlando, gli chiede di non abbandonare su pensioni e fisco la strada del dialogo con le parti sociali. I dem avevano mollato la Cgil sulla posizione radicale dello sciopero, ma si spendono per evitare un’imbarazzante frattura tra esecutivo e confederali. Anche Giancarlo Giorgetti dà il via libera della Lega a una soluzione limitata al 2022. Ciò che conta, però, è il segnale ai sindacati. Il governo li sfida a ragionare da gennaio di una riforma più ampia. Non è detto che alla Cgil e alla Uil basti. Ma potrebbe invece accontentare la Cisl".

I leader della Uil Pier Paolo Bombardieri evidenza che, sull'età pensionabile, all'estero "tutti gli altri stanno tra i 62 e i 64. E le risorse possono arrivare dai 110 miliardi di evasione fiscale annui, o dalle multinazionali che producono utili in Italia e pagano le tasse all’estero". Nonnsarà comunque un confronto facile, quando inizierà, nel 2022. Lo spettro del ritorno alla legge Fornero in futuro è ancora lì.

La Quota 102 “secca”, non seguita da una Quota 104 (o 103), come era stato immaginato dal governo nei giorni scorsi, "sembra avere anche la funzione di non ipotecare il terreno su cui dovranno attecchire eventuali, nuovi interventi previdenziali da individuare, anche con Cgil, Cisl e Uil, in prospettiva 2023" nota il Sole 24 Ore.

Pensioni: Grillo rilancia la proposta di Tridico

"Sono un genio compreso, purtroppo, e per questo voglio condividere con voi una proposta semplice, equa e sostenibile che potrebbe mettere d'accordo tutti sul tema pensioni. Dal 1996 il sistema pensionistico del nostro paese è di tipo contributivo, ovvero: si va in pensione con i contributi maturati. Prima era di tipo retributivo, in media più generoso, si andava in pensione sulla base delle ultimi retribuzioni percepite a fine carriera, sicuramente più alte (a volte anche artificialmente aumentate a fine carriera…). Il problema del sistema pensionistico oggi è rappresentato dal sistema misto: cioè lavoratori con il modello retributivo e quello contributivo, un problema che avremo fino al 2035". Così Beppe Grillo, in un intervento sul suo blog sul tema pensioni, rilancia l'ormai arci-nota proposta del numero uno dell'Imps Tridico.

"La soluzione a questo dilemma c'è, ed è molto semplice, ed è stata proposta anche dall'Inps recentemente: permettiamo ai lavoratori del sistema misto di andare in pensione a 63 anni con la quota contributiva maturata fino ad oggi, e diamo loro al compimento dei 67 anni, l'età ordinaria di vecchiaia, la parte retributiva", suggerisce il garante M5S. "Una scelta", prosegue Grillo, "che farebbe felici quelle persone che vogliono flessibilità, che hanno necessità o voglia di andare in pensione prima, perché subiscono mobbing, perché sono stanchi, perché fanno un lavoro pesante e non sono in grado di arrivare a 67 anni. Ma farebbe felice anche la sostenibilità finanziaria: infatti i lavoratori andrebbero in pensione anticipata con quello che hanno maturato. Si combinerebbe dunque umanità e sostenibilità finanziaria. L'anticipo pensionistico infatti non penalizza definitivamente quei lavoratori, perché avranno la parte retributiva, come previsto, a 67 anni".

Superbonus: a chi spetta nel 2022

Infine, il Superbonus 110% verrà prorogato anche per le case monofamiliari, le ville e le villette. Per questa tipologia di immobili, però, non si arriverà sino alla fine del 2023 come è già stato previsto dal Documento programmatico di bilancio per condomini e immobili degli Iacp, ma solo sino alla fine del 2022 e solamente per le prime case. In pratica, rispetto alla normativa in vigore, si guadagnano sei mesi in più di tempo. Per questo beneficio dal prossimo anno verrà però introdotto un requisito di reddito fissando a 25 mila euro il tetto massimo dell’Isee. Un anno in più di proroga anche per il bonus facciate, che nelle ipotesi inserite nel Dpb era destinato a scomparire: in questo caso però la percentuale di costi ammessi in detrazione verrà èerò ridotta dall’attuale 90% al 60% .

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