Mascherine a 50 centesimi: "Prezzo che non sta né in cielo né in terra"

Il duro attacco di Confcommercio: "Smetteremo di importarle". Siglato un accordo con i farmacisti: chi ha acquistato i dpi ad un prezzo superiore avrà diritto a forniture aggiuntive

Foto di repertorio

Come annunciato ieri dal premier Conte con un'ordinanza del commissario per l'emergenza Domenico Arcuri saranno calmierati i prezzi dei dispositivi di protezione individuale il cui costo peraltro non sarà più gravato dall’imposta sul valore aggiunto (Iva). Il presidente del Consiglio ha affermato che il prezzo delle mascherine chirurgiche dovrebbe aggirarsi intorno ai 50 centesimi. L’ultimo dpcm ha inoltre stabilito che l’uso dei dispositivi di protezione individuale sarà obbligatorio nei mezzi pubblici e nei luoghi chiusi accessibili al pubblico "in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento del distanziamento fisico". Non sono soggetti all'obbligo i bambini con età inferiore ai sei anni e "i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l'uso continuativo della mascherina". 

Il governo intende dunque mettere fine alle (presunte) manovre speculative sul prezzo di vendita di questi dispositivi, ritenuti ormai indispensabili per ridurre il contagio. La misura però sta incontrando già qualche resistenza. La vicepresidente di Confcommercio, Donatella Prampolini, va all'attacco sulla cifra indicata dal governo sottolineando che le aziende acquistano i dispositivi ad un prezzo maggiore. Per questo Confcommercio chiede di alzare il prezzo minimo ad almeno 60 centesimi. "Altrimenti l'effetto immediato sarà che smetteremo di importarle. Intanto molte aziende hanno bloccato vendite e ordini". "Con le attuali dinamiche di mercato - ha detto Prampolini all'ANSA - il prezzo massimo di 50 centesimi è una cifra che non sta nè in cielo nè in terra".

Accordo con le farmacie per le mascherine a 0,50 centesimi

Stando a quanto appreso da Today, alle farmacie le mascherine chirurgiche possono arrivare a costare anche un euro al pezzo (Iva esclusa). Come faranno allora a venderle alla metà del loro costo? A quanto pare il governo si sta muovendo per mettere in condizioni i titolari di farmacia di non subire alcun danno economico. 

Secondo quanto prevede un accordo sottoscritto dal Commissario Domenico Arcuri e dall'Ordine dei farmacisti, Federfarma e Assofarm, ai farmacisti che hanno acquistato dispositivi di protezione ad un prezzo superiore ai 50 centesimi verrà garantito un ristoro ed assicurate forniture aggiuntive tali da riportare la spesa sostenuta, per ogni singola mascherina, al di sotto del prezzo massimo deciso dal Governo.

Nelle prossime ore, riferisce l'AdnKronos, verrà sottoscritto un ulteriore accordo che consentirà alle associazioni di farmacisti di negoziare, congiuntamente con il Commissario, l'acquisizione di importanti quantitativi di mascherine ad un prezzo inferiore a quello massimo fissato dall'ordinanza. Non è chiaro in che modo l'esecutivo intende muoversi nei confronti delle altre attività commerciali che fino ad oggi hanno continuato a vendere le mascherine al pubblico. 

Cosa rischia chi specula sulle mascherine

L’avvocato penalista Piergiorgio Assumma, ricorda che chi approfitta dell’emergenza Covid per aumentare ingiustificatamente il prezzo dei dpi, "va incontro a contestazioni penali, non solo per le speculazioni economico-finanziarie, ma anche per la frode in commercio". 

"L’art. 501-bis del codice penale 'Manovre speculative su merci' - spiega l’esperto -  prevede una pena che va da 6 mesi a tre anni e una multa da 516 a 25.825 euro per chiunque, nell'esercizio di un’attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative sui beni o chiunque occulta, accaparra o incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessità, in modo da creare un rincaro dei prezzi sul mercato". 

"Rincaro che però, - sottolinea Assumma -  al di là del singolo commerciante (che comunque potrebbe avere, per dimensioni d’impresa o stoccaggio, ampie quantità di merce e divulgazione di vendita) deve avere un carattere di ampia diffusività. Cioé, non deve essere diffusa su tutto il territorio dello Stato, ma basta, per potersi configurare, un’ampia porzione dello stesso". 

La frode in commercio

Altro reato ipotizzabile è la frode in commercio. "L’art. 515 c.p. punisce chiunque (in un’attività commerciale, in uno spaccio aperto al pubblico, nel loro esercizio) consegni all’acquirente una cosa mobile per un’altra, o una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella pattuita" spiega l’avvocato. "La pena è della reclusione fino a due anni o con la multa fino a 2.065 euro. Anche qui si sono già verificati casi in cui sono state vendute mascherine annoverate nella categoria ffp2 o ffp3, ma in realtà non lo erano. Paventando, quindi, delle caratteristiche qualitativo- strutturali che in realtà non hanno".

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Il commercio di mascherine prive di marchio CE

E ancora. Altra questione che si porrà, a breve, in tema di frode in commercio, sarà quella relative alla produzione di mascherine senza il marchio CE. "Lo stravolgimento sistematico dell’art. 15 del Decreto prevede che, per la situazione emergenziale, possano essere prodotte mascherine prive del marchio CE, purché tale produzione abbia avuto il placet, tramite apposita procedura, da parte dell’Istituto Superiore di Sanità. In questo caso - argomenta Assumma - , cioè di produzione autorizzata, e solo in questo, non sarebbe configurabile il reato di frode in commercio, essendo la condotta tutelata da una norma che ne consente la realizzazione. Per tutti gli altri casi, si apriranno le porte della giustizia e le contestazioni di frode in commercio". 

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