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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Economia Italia

Sigarette, tra vizio e ipocrisia il fumo uccide 83mila italiani l'anno

L’OMS stima che il 21% della popolazione mondiale sia avvezza al fumo, il Ministero della Salute ha calcolato in 11 milioni i fumatori in Italia, ovvero oltre un quinto della popolazione che spende in tabacchi 20 miliardi l'anno. Ma davvero lo Stato ci guadagna?

L'organizzazione mondiale della salute stima che ogni anno 6 milioni di persone muoiano per causa del tabacco, e di questi uno su dieci non è neppure un fumatore ma è solo esposto al fumo passivo. La stessa OMS stima che tra le 70mila e le 83mila di queste morti avvengono in Italia benché il nostro Paese si collochi solo al decimo posto nel Mondo per percentuale di fumatori, con un valore inferiore alla media europea.

L’OMS stima che il 21% della popolazione mondiale sia avvezza al fumo, grosso modo oltre un miliardo e cento milioni di persone, di cui 950 milioni sono uomini: nel 2017 il nostro Ministero della Salute ha calcolato in 11 milioni i fumatori in Italia, ovvero oltre un quinto della popolazione.

Iva e accise da tabacchi bruciati dalle spese sanitarie per i danni da fumo

Molto si è parlato dei benefici fiscali che trarrebbe lo Stato dal vizio del fumo, eppure a conti fatti non è così. Come rileva l'istituto di analisi demoscopiche Eurispes l’incasso annuale per l’erario tra accise e IVA sui tabacchi si assesta intorno ai 14 miliardi di euro (pari al 76% della spesa degli italiani che sfiora i 20 miliardi); ma la valutazione delle spese sostenute dalla sanità pubblica per curare le patologie tabacco-correlate assorbe circa il 50% di questo introito; senza contare il bilancio della mortalità e delle invalidità direttamente o indirettamente collegate.

Il rapporto Fumo realizzato dall’Eurispes ha coinvolto un campione di 1.135 fumatori italiani, più di uno su due tabagisti da più di 10 anni. Circa la metà del campione consuma più di 10 sigarette al giorno; in particolare, il 15,2% ne fuma oltre 20 al giorno, il 33% da 11 a 20.

Eurispes: un fumatore su 5 non vuole smettere

Emblematiche sono le risposte rispetto al desiderio di smettere di fumare: solo il 9% afferma di voler smettere entro sei mesi. Il 18,3% non ha alcuna intenzione di abbandonare il “vizio”, il 26,6% “dovrebbe ma non vuole”, il 28,5% “dovrebbe ma non crede di riuscire”, il 17,6% “vorrebbe ma non in tempi brevi”.

Eppure, dall’indagine emergono una forte volontà e la necessità di essere informati sulle possibili conseguenze del fumo e, soprattutto, sull’esistenza e sulle caratteristiche di prodotti alternativi che potrebbero determinare minori danni alla salute.

Uno stimolo che sta portando ad una lenta rivoluzione del mercato del "fumo".

Dall’elaborazione dei dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel corso del 2017 risulta che le vendite di sigarette siano diminuite del 3,8% accentuando il trend decrescente degli ultimi 14 anni mentre le vendite del tabacco trinciato (per le sigarette “fai da te”) sono di nuovo in aumento con un +4,7% nel 2017 rispetto al 2016.

Parimenti secondo uno studio dell’Unione europea del 2017, in Europa, i consumatori regolari di sigarette elettroniche sono 9 milioni, oltre 500mila fumatori sono passati invece al tabacco riscaldato senza combustione. Nel 2016, il valore di mercato dei nuovi prodotti ha raggiunto i 4 miliardi di euro complessivi e si prevede che continuerà a crescere. Di questi, il 90% è rappresentato dalle sigarette elettroniche, il 10% dai prodotti a tabacco riscaldato.

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