Giovedì, 26 Novembre 2020
Italia

La riforma del Mes per il ministro dell'economia è "un falso problema"

"Il Mes è meglio che ci sia". Il ministro Gualtieri spiega in Senato le ragioni per cui l'Italia non dovrà esimersi dal firmare il trattato di riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità: "Raddoppia i fondi disponibili per salvare le banche"

Se ne discute da settimane, ma per il ministro dell'economia Roberto Gualtieri il dibattito sulla riforma del Trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità (in acronomio Mes) è "un falso problema". Lo ha spiegato ai senatori della Commissione Finanze e politiche Ue riunite a palazzo Madama. 

"È meglio che ci sia il Mes. I cittadini italiani sarebbero meno sicuri e meno forti se noi decidessimo di uscire dal Mes" sottolinea il ministro Gualtieri spiegando che - come per la moneta unica - ci sia ancora strada da fare ma si tratta giocoforza un percorso quasi obbligato. "Il Mes ci tutela perché tutela gli altri paesi evitando fallimenti dei paesi in crisi, non noi, perché noi non avremo bisogno del Mes".

"Sono in discussione i termini di completamento dell'Unione bancaria, questo sì che è un tema rilevante e sensibile che noi auspichiamo con un meccanismo comune di garanzia dei depositi ma non riteniamo che debba essere sottoposta a condizionalità rispetto al mutamento del trattamento prudenziale sui titoli di Stato detenuti da banche e assicurazioni".

Negato, di nuovo, il pericolo che la riforma implicherebbe una ristrutturazione preventiva del debito: "Il dibattito era: lo teniamo come adesso, dove la ristrutturazione del debito è richiesta in casi eccezionali e va gestita con grande attenzione, o deve diventare condizione automatica? Ha vinto la posizione numero uno, cioè è rimasto come prima, quindi chi dice o scrive che con la riforma si introduce la ristrutturazione del debito automatica dice una cosa falsa", ha spiegato ancora il ministro.

Nella bozza del nuovo trattato, il testo della revisione introduce nuovi obblighi e discipline per i prestiti, in particolare vi si legge come gli Stati firmatari del trattato ritengano "opportuno che il MES conceda sostegno alla stabilità soltanto ai propri membri che presentano un debito reputato sostenibile e dei quali è confermata la capacità di rimborso".

In particolare sarà la Commissione europea ad effetture la valutazione complessiva della sostenibilità del debito pubblico, mentre al MES spetterà la valutazione della capacità di rimborso del credito concesso. 

Uno dei punti più discussi riguarda le garanzie dei risparmi privati. In particolare nel testo di revisione si legge la conferma della partecipazione del settore privato ai programmi dei aggiustamento macroeconomico.

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Molte delle polemiche riguardano anche i tempi dell'approvazione del testo di revisione. Il deputato della Lega Claudio Borghi, presidente della commissione bilancio, accusa in particolare il premier Conte di aver approvato un testo definitivo e inemendabile che - se venisse firmato a Dicembre - potrà solo essere accettato o respinto dal Parlamento.

Che cos'è il Mes e come verrà riformato

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES) è una organizzazione istituita nel 2012, sulla base di un Trattato intergovernativo, per fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell'eurozona, nel caso in cui tale intervento risultasse indispensabile per salvaguardarne la stabilità finanziaria dell'area valutaria complessivamente considerata e dei suoi Stati membri. Con 125,3 miliardi di euro sottoscritti (di cui 14,3 effettivamente versati), l'Italia è il terzo Paese per numero di quote del capitale del MES 17,7% (dei 704 miliardi di euro di capitale sottoscritto sono solo circa 80 i miliardi effettivamente versati dagli Stati membri, ndr).

La fornitura di assistenza finanziaria ha, come conseguenza, la definizione di condizioni che lo Stato debitore è chiamato a rispettare, più o meno rigorose in ragione dello strumento di assistenza finanziaria scelto. Tali condizioni possono fare riferimento ad azioni e programmi da attuare per ottenere un miglioramento del bilancio dello Stato, o a parametri per i quali viene fissato un obiettivo quantitativo da rispettare.

Nel dicembre 2017, la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento volta a integrare il MES nell'ordinamento istituzionale dell'UE, trasformandolo in un Fondo monetario europeo. La proposta della Commissione non ha, tuttavia, generato un accordo sulla trasformazione dell'organismo. L'Eurogruppo del 13 giugno 2019 e, successivamente, il Vertice euro del 21 giugno hanno portato a una diversa soluzione che prevede una revisione del Trattato istitutivo del MES, nell'ambito di un più ampio pacchetto di interventi secondo cui la revisione del meccanismo viene collegata alla definizione di uno strumento europeo di bilancio per la convergenza e la competitività e al completamento dell'Unione bancaria.

Con la modifica del Trattato istitutivo il MES sarebbe destinato a supportare la risoluzione delle crisi sia con riferimento alle finanze pubbliche degli Stati membri che alle relative istituzioni bancarie e finanziarie.

In particolare l'apertura di linee di credito Precautionary Conditioned Credit Line, PCCL sarebbe limitata ai Paesi in grado di soddisfare una serie di criteri che, a differenza di quanto previsto dal regime vigente, vengono individuati in dettaglio.

Per i Paesi "ammissibili", la condizionalità si tradurrebbe nella necessità di firmare una lettera di intenti (e non di condividere un protocollo d'intesa) con la quale essi si impegnerebbero a continuare a soddisfare tali criteri (il cui rispetto dovrebbe essere valutato almeno ogni sei mesi). Alla Commissione europea sarebbe affidato il compito di valutare se le intenzioni politiche contenute nella lettera di intenti sono pienamente coerenti con il diritto dell'UE.

In particolare lo Stato richiedente dovrebbe:

  • non essere soggetto alla procedura per disavanzi eccessivi;
  • rispettare i seguenti parametri quantitativi di bilancio nei due anni precedenti alla richiesta di assistenza finanziaria: un disavanzo inferiore al 3% del PIL; un saldo di bilancio strutturale pari o superiore al valore di riferimento minimo specifico per Paese; un rapporto debito/PIL inferiore al 60% del PIL o una riduzione di questo rapporto di 1/20 all'anno;
  • non evidenziare squilibri eccessivi nel quadro della sorveglianza macroeconomica dell'UE;
  • presentare riscontri storici di accesso ai mercati dei capitali internazionali a condizioni ragionevoli;
  • presentare una posizione sull'estero sostenibile;
  • non evidenziare gravi vulnerabilità del settore finanziario che mettono a rischio la stabilità finanziaria.

Per tutti i Paesi che non rispettano tali condizioni è invece dispoibile una linea di credito soggetta a condizioni rafforzate che si tradurrebbe nella necessità di firmare un protocollo d'intesa.

Infine con la riforma dell'articolo 12 del Trattato, sarebbero modificate le clausole d'azione collettiva con l'introduzione, a partire dal 1° gennaio 2022, per i titoli di Stato della zona euro di nuova emissione con scadenza superiore a un anno, anche delle clausole d'azione collettiva con approvazione a maggioranza unica (single limb CACs). Cio consentirà a un creditore in possesso della necessaria maggioranza rispetto agli altri detentori del debito pubblico di uno Stato membro, di imporre la ristrutturazione del debito a tutti i creditori.

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