Martedì, 24 Novembre 2020

Mes, tra fake news e "campagne terroristiche"

Il ministro dell'economia accusa gli esponenti della Lega di aver spaventato gli italiani con il cinismo sulla riforma del Fondo Salva-Stati. E nei gazebo "stop-mes" le fake news spopolano

Tiene ancora banco il dibattito sul Mes, la riforma del trattato del Fondo Salva-Stati. Mercoledì pomeriggio il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte sarà in Parlamento per una informativa in vista del Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre 2019. Le opposizioni sono pronte a far votare dall'aula una risoluzione che impegni il Governo a non sottoscrivere la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità.

Come spiega Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia e Lega (che da giorni è nelle piazze con i banchetti anti-Mes) confidano che i senatori del Movimento 5 stelle possano votare in dissenso al gruppo e all'intesa trovata nel governo, o astenersi (che in Senato equivale a voto contrario, ndr). 

Nel frattempo da parte del ministro dell'Economia Roberto Gualtieri è arrivata una dura bordata contro gli esponenti della Lega che, parole dello stesso Gualtieri ,"con cinismo hanno iniziato a fare una campagna terroristica per spaventare le persone". Poi intervenendo al Rome Investment Forum ha spiegato le difficoltà di sottoporre all'Europa il pacchetto di riforme dei trattati concordato dalla maggioranza di Governo:

"Sull'Unione bancaria non vi è ancora consenso su una road map perché l'Italia ha detto chiaramente che una revisione del trattamento dei titoli di Stato sarebbe dannosa, perché renderebbe l'Europa l'unica priva di un asset liquido privo di rischio. C'è invece una disponibilità a ragionare sull'introduzione di uno schema europeo di incentivo alla diversificazione dei portafogli, in un quadro di una maggiore armonizzazione dei meccanismi di gestione delle crisi che garantisca una graduale rimozione delle barriere regolatorie che riducono le possibilità di uso effieciente del capitale"

Ovvero, la logica alla base del Mes è attualmente l'unico paracadute ad un possibile shock di fiducia per il nostro Paese. Lo conferma lo stesso economista Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici dell'Università Cattolica di Milano: "Il Mes non è come avremmo voluto, ma è stato evitato il rischio principale, cioè l'obbligo di ristrutturazione del debito pubblico per chi ne chiedeva sostegno".

"Meglio andare avanti con la proposta attuale che dire non firmiamo e andare fuori dal Mes - spiega parlando a Circo Massimo, su Radio Capital - Vorrebbe dire camminare sul filo senza rete piuttosto che con una rete diversa da quella che si vuole".

E a chi dice che le modifiche al meccanismo europeo di stabilità favorirebbero le banche tedesche, Cottarelli ribatte: "Questa cosa è sbagliata, non si conosce la sostanza del dibattito. Un paese come la Germania, che prende a prestito soldi a tassi negativi sui mercati, non ha bisogno di andare dal Mes a prendere in prestito soldi se ci sono problemi con le sue banche". "In una situazione di tensione, sarebbe l'Italia ad avere difficoltà a prendere soldi a prestito sui mercati. E i tedeschi stessi insistevano perché anche ai prestiti fatti dal Mes per sostenere le banche ci fosse condizionalità. Non volevano che quello fosse un sentiero agevolato".

Capire il Mes, domande e risposte sulla riforma del Fondo salva Stati

Intanto nelle piazze in Italia sono in molti ad imbattersi nei gazebo della Lega che stanno raccogliendo firme contro la riforma del Mes. Peccato che - come spiega Giulia Pastorella del direttivo di +Europa e del comitato promotore di Azione - molto spesso le informazioni date a chi si avvicina sono retoriche, per non dire erronee, come spiega lei stessa in un video diventato virale in Rete (visibile in fondo all'articolo).

Tra le accuse dei "stop Mes" il presunto raggiro subito da Salvini, sbugiardato dal premier Conte, ma anche le presunte influenze tedesche nello stop agli aiuti ai terremotati dell'Emilia Romagna. Inoltre viene spiegato che sarebbero proprio i risparmi degli italiani a salvaguardare il nostro Paese dal rischio crack, gli stessi risparmi che si prefiggerebbero di "tutelare" fermando il Mes. Insomma, motivazioni alquanto sfilacciate quelle sostenute da chi vorrebbe fermare la firma prima e l'eventuale ratifica del trattato poi. 

Per chi avesse ancora dubbi può approfondire con una bella scheda dedicata.
1. Mes significa Meccanismo europeo di stabilità, detto anche fondo salva Stati. E' attivo dal 2012 e oggi se ne discutono alcune modifiche.
2. Interessa i 19 Stati della Unione europea che hanno adottato l'euro.
3. Al fondo partecipano i Paesi dell'eurozona, per soccorrere gli Stati in difficoltà finanziaria con prestiti e acquisto di titoli. I primi tre sottoscrittori del fondo sono Germania, Francia e Italia.

4. È guidato da un "Consiglio dei Governatori", composto dai 19 Ministri delle Finanze dell'area euro, che valuta la sostenibilità del Paese richiedente l'intervento. Spetta, comunque, alla Commissione europea la valutazione complessiva della situazione economica dei Paesi richiedenti.

5. Non c'è scambio tra assistenza finanziaria e ristrutturazione del debito. Nessuno, quindi, metterà le mani nei conti correnti degli italiani.

6. E' previsto un fondo per le banche in difficoltà (anche quelle italiane), le quali dovranno prima essere ricapitalizzate dai propri azionisti, obbligazionisti e correntisti, poi può intervenire il fondo con una percentuale del 5% del passivo della banca. Quindi, le difficoltà delle banche francesi e tedesche dovranno essere risolte da se stesse, poi può intervenire il fondo con una percentuale, come detto, del 5%.

7. La crisi della Grecia risale al 2009, prima della istituzione del Mes. E' dovuta alla falsificazione dei bilanci pubblici, come dichiarò il primo ministro greco, George Papandreu. Non ci risulta che l'Italia falsifichi i propri bilanci, perciò non c'è nessuna Grecia nell'orizzonte del nostro Paese.

8. Del sostegno finanziario ne hanno usufruito anche Spagna, Portogallo, Irlanda e Cipro e non sono "finiti come la Grecia", anzi, per quest'anno è previsto un aumento del Pil del 2% per la Spagna, dell'1,7% per il Portogallo, del 4% per l'Irlanda e del 2,9% per Cipro. Per un confronto: l'Italia si attesterà allo 0,1%.

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