Che cos'è il MES e perché la sua riforma "metterebbe a rischio i risparmi degli italiani"

La trasformazione del meccanismo europeo di stabilità è al centro dell'agorà politica. Critiche si sono levate dal governatore di Bankitalia Visco, da Lega, Leu ma anche dai 5 stelle. Ecco cosa cambia e perché c'è chi agita lo spettro della "crisi greca"

Il premier Conte con la cancelliera Merkel a Roma lo scorso 11 novembre 2019 (FOTO ANSA)

La riforma del meccanismo europeo di stabilità, il cosiddetto Fondo Salva Stati o in acronimo MES, è entrata prepotentemente al centro dell'agorà politica. Tutto nasce da una dichiarazione del governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco che venerdì ha fatto trapelare come alcune proposte di riforma del fondo di salvataggio della zona euro - che dovrebbe veder la luce entro il prossimo mese di dicembre - potrebbero comportare "rischi che devono essere attentamente considerati".

Queste proposte in pratica sono volte a trasformare il meccanismo europeo di stabilità (MES) in una sorta di Fondo monetario europeo che subordinerebbe il sostegno ai paesi in crisi finanziaria alla ristrutturazione del debito sovrano. Come ammonisce Visco "il semplice annuncio della sua introduzione può innescare una spirale perversa di aspettative di default, che potrebbero dimostrarsi autoavveranti".

E la questione della ristrutturazione del debito pubblico è infatti particolarmente delicata in Italia: il nostro debito pubblico è pari a circa il 135% del prodotto interno lordo e la sua sostenibilità è spesso messa in discussione in periodi di aumento dei rendimenti obbligazionari. Per Visco la soluzione passa necessariamente da una "qualche forma di assicurazione sovranazionale", ovvero un fondo europeo di rimborso di debito da abbinare ad un'accelerazione dell'integrazione economica non solo monetaria ma anche fiscale.

Se questi sono i fatti, una vera e propria tempesta politica si è levata quando i parlamentari della Lega hanno sottolineato le parole del Governatore in cui Visco ricordava come la Grecia sprofondò nel caos quando in occasione del vertice di Deauville nel 2010 si annunciò il coinvolgimento del risparmio privato nella risoluzione della crisi del debito. E anche su alcuni quotidiani si sono date "visioni" opposte tanto che - come riferisce un economista dell'agenzia Reuters - la stessa Bankitalia avrebbe chiesto di ammorbidire le parole.

Ma andiamo per gradi e per capire gli effetti facciamo un passo indietro. 

Mes, che cos'è e come potrebbe venire riformato

Il Mes dal 2012 sostiene le economie dei paesi membri dell’area euro in difficoltà offrendo un programma di aiuti in cambio di riforme strutturali. La riforma di questo meccanismo desta allarme perché - se approvato - subordinerebbe il supporto finanziario ad alcune condizioni di "buon governo": non trovarsi in procedura d’infrazione, avere da due anni un deficit sotto il 3% e un debito pubblico sotto al 60%. Dunque, l’Italia sarebbe esclusa dal supporto cui potrebbe accedere – in seconda battuta – solo se accettasse una ristrutturazione del debito.

Già lo scorso luglio lo stesso ex ministro dell'economia Giovanni Tria, durante il suo intervento all’assemblea dell’Abi, aveva affermato che la trasformazione del Meccanismo di stabilità in un fondo monetario europeo con compiti di sorveglianza fiscale potesse comportare “possibili ripercussioni negative sui mercati internazionali”.

Infine l'audizione in commissioni riunite Bilancio e Politiche Ue di Montecitorio dell'economista Giampaolo Galli (nel video l'intervento completo) aveva dipinto un quadro fosco per un possibile "pericolo per l'Italia e per gli italiani".

"Nel complesso, si può forse dire che la prospettata riforma del MES aiuta la stabilità dei paesi virtuosi dell’eurozona, ma è probabile che renda meno stabili paesi come l’Italia.

In particolare, occorre considerare che l’Italia ha risparmio di massa e che il 70% del debito è detenuto da operatori residenti, tramite le banche e i fondi di investimento. In queste condizioni, una ristrutturazione sarebbe una calamità immensa, generebbe distruzione di risparmio, fallimenti di banche e imprese, disoccupazione di massa e impoverimento della popolazione senza precedenti nel dopoguerra."

Dalla Lega i parlamentari Claudio Borghi e Alberto Bagnani hanno subito fatto da grancassa alle preoccupazioni espresse dal professor Galli esplicitando come la riforma del MES "sarebbe un colpo di pistola a sangue freddo alla tempia dei risparmiatori, una sorta di bail-in applicato a milioni di risparmiatori". Il tutto accusando il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di aver condotto le trattative senza mai informare il Parlamento.

Ma le critiche non arrivano solo dalla Lega. È il parlamentare di Leu e già viceministro all’Economia Stefano Fassina a chiedere al Parlamento una mozione che impegni il presidente del Consiglio a non firmare la revisione del Mes: "È non solo conflitto tra Stati, ma conflitto di classe: gli interessi delle nostre imprese esportatrici sono allineati a quelli delle imprese esportatrici tedesche".

Più dure ancora le parole del segretario della Lega Matteo Salvini che, dando per già firmato l'accordo europeo, arriva ad accusare il premier di un presunto "tradimento".

"Pare che, nei mesi scorsi, Conte o qualcuno abbia firmato di notte e di nascosto un accordo in Europa per cambiare il Mes, ossia l'autorizzazione a piallare il risparmio degli italiani. Non lo lasceremo passare. Sarebbe alto tradimento, se qualcuno senza interpellare Parlamento avesse trasformato il fondo salva stati in un fondo ammazza stati. #StopMes è primo su Twitter. Se qualcuno ci infilerà in questa gabbia, i titoli italiani varranno in prospettiva men che zero. Rischia di essere un crimine nei confronti dei lavoratori e dei risparmiatori italiani. Si ponga rimedio adesso, prima che sia tardi o sarà alto tradimento. E per i traditori il posto giusto è la galera. Ogni giorno chiederemo al signor conte, ex avvocato del popolo, attuale avvocato di se stesso, se lui qualcuno del suo governo ha messo la testa degli italiani".

Mes, la sgangherata accusa di Salvini

Come lo stesso economista Giampaolo Galli rileva, se la riforma del MES presenta dei problemi per l’Italia nel ribadire la necessità di una ristrutturazione del debito - in caso di una valutazione negativa della sua sostenibilità - è anche perché i negoziati si sono svolti in un clima tutt'altro che idiliaco tra Italia e Europa. 

I passaggi cruciali del negoziato sono avvenuti nelle riunioni di Eurogruppo ed Eurosummit di dicembre 2018 e giugno 2019 in concomitanza con le suggestioni di una Italexit, ovvero una uscita dell'Italia dall'Euro. 

"In queste condizioni, i nostri negoziatori non potevano fare di più - sottolinea Giampaolo Galli - Anzi, dovremmo ringraziarli per essere riusciti ad evitare l’automatismo della ristrutturazione nel Trattato del MES, nonché l’apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo contro l’Italia. Date le condizioni politiche,  Conte, Tria e –  aggiungiamo – il direttore del Mef Alessandro Rivera hanno fatto un mezzo miracolo".

Per tali motivi l'accusa di tradimento rivolta al premier da parte di Salvini ha ben pochi appigli. Al contempo da Palazzo Chigi è arrivata una forte smentita rispetto alle parole del leader del Carroccio e in una nota di stampa Giuseppe Conte ha ribadito come la riforma non sia stata ancora votata ma "calendarizzata a Dicembre". Sarà il Ministro dell’Economia Gualtieri a riferire alle Camere dell’avanzamento dei lavori mentre il Parlamento potrà esercitare il potere di veto in sede di ratifica dopo l’approvazione definitiva della revisione Trattato MES.

Tuttavia la nota del Governo non ha intenerito gli animi. Dalla Lega è il presidente della Commissione Bilancio Claudio Borghi ad intervenire intervistato da Affaritaliani.it tornando ad accusare il premir Conte:

"Lei nel suo metro quadro di risposta dice di avere discusso di questa cosa con i "presidenti di commissione competenti". Il presidente di commissione competente per la Camera - afferma Borghi - sono Io e a giugno non ho avuto il piacere di incontrarla".

Ma stilettate a Conte arrivano dalla sua stessa maggioranza. Il senatore pentastellato Gianluigi Paragone ha chiesto al premier di intervenire in Parlamento ricordando come il Movimento 5 Stelle fosse già contro il primo Salva-Stati "e spero che si opponga fermamente anche a questa riforma che è perfino peggiorativa".

"La riforma del Fondo Salva-Stati è un inganno per l'Italia e per il risparmio degli italiani e se il M5S in qualche modo non la ostacola e non fa quello che deve fare per bloccarla si rende complice di qualcosa di pericoloso per il futuro del Paese".

Mes, l'M5s chiede un vertice di maggioranza

Ancora più forte il richiamo dei deputati M5S della Commissione Finanze che annotano come la riforma del Mes sta andando proprio nella direzione che il Parlamento voleva scongiurare:

"Il Parlamento aveva dato un preciso mandato al Presidente del Consiglio Conte. La discussione sul Mes deve essere trasparente, il Parlamento non può essere tenuto all'oscuro dei progressi nella trattativa e non è accettabile alcuna riforma peggiorativa del Mes, ad esempio prevedendo che l'aiuto sia condizionato al ricatto di riforme strutturali che di fatto porterebbero ad un commissariamento degli Stati in difficoltà"

La nota termina con una richiesta a Luigi di Maio: "Chiediamo al Capo Politico di far convocare un vertice di maggioranza, perché sul Mes noi non siamo d'accordo".

Attenzione insomma: come si evince dallo sbobinamento della vicenda la questione è complessa e cavalcata dalla demagogia politica. Una chiara sintesi viene dall'economista Carlo Cottarelli che ci fornisce una immagine esplicativa: abolire o non partecipare al meccanismo del Fondo Salva Stati sarebbe come se un paziente tutt'altro che in salute volesse abolire l'ambulanza di cui potrebbe aver bisogno. Molto andrà invece ancora fatto dall'Italia per tentare di migliorare il testo del trattato per evitare il rischio di trovarsi con una "pistola alla tempia".

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