Giovedì, 28 Ottobre 2021
Economia Italia

Migranti, dati oltre le bufale: fanno bene al bilancio dello Stato

Più proventi che spese e l'immigrazione dà dinamismo all'economia: un'azienda su 10 è portata avanti da stranieri e le rimesse valgono un quinto della Manovra. E la famosa invasione islamica non c'è: solo 1 su 3 è musulmano, oltre il 50% sono cristiani

I migranti sono sempre al centro dell'attenzione mediatica, un'attenzione che tuttavia si concentra sul "problema sicurezza" e su quello degli sbarchi. Occorre allargare il discorso ragionando su dati reali e non su percezioni che troppo spesso si plasmano a beneficio della propaganda politica direttamente connessa alla retorica della "invasione".

In primis quindi i numeri: nell'ultimo anno sono sbarcati in Italia un quinto dei migranti approdati in Grecia e la metà di quelli approdati in Spagna. In tale contesto, è sorprendente constatare che i 20 casi mediatici delle navi umanitarie cui il governo gialloverde ha vietato l’attracco - bloccandole in mare per una media di circa 10 giorni ciascuna - con la dottrina dei "Porti Chiusi" hanno riguardato, nel complesso, una quota di migranti minoritaria a fronte delle migliaia che nel frattempo sono approdare con i cosiddetti "barchini fantasma".

Come mette in luce il "Centro Studi e Ricerche IDOS" il fenomeno migratorio che coinvolge l'Italia è dominato a priori da un problema: il restringimento delle possibilità di entrata legale per i migranti economici. Ciò porta ad un flusso misto in cui si mescolano con i profughi: l'effetto è un vero e proprio ingorgo di richieste di asilo che nella maggior parte dei casi si risolve con un rigetto: su 95.200 domande esaminate nel 2018 solo un terzo è sfociato in una qualche forma di protezione.

Ciò premesso è necessario fare i conti con la realtà dell'immigrazione in Italia: il numero dei soli soggiornanti non comunitari è praticamente stabile dal 2016 e pari a oltre 3,7 milioni di persone. Di questi il 60,1% è in possesso di un permesso di durata illimitata, e quindi uno status legale stabile. Inoltre oltre un milione di persone sono "straniere" solo da un punto di vista giuridico perché sono nate in Italia e per la metà siedono sui banchi delle scuole italiane dove rappresentano un decimo di tutta la popolazione scolastica.

Numeri e dati che parlano di una realtà che chiede di essere rappresentata anche per superare le difficoltà che impediscono l'inserimento di questa comunità nel mondo del lavoro.

Migranti, tra gli stranieri dilaga la sindrome Italia

La popolazione straniera in Italia presenta un tasso di disoccupazione più alto della popolazione italiana e viene inoltre schiacciata su lavori per lo più "pesanti, pericolosi, precari, poco pagati e poco riconosciuti socialmente". Secondo i dati Istat a fine 2018 sono 2.455.000 gli stranieri occupati: sono stranieri quasi la metà dei venditori ambulanti e più di un terzo di facchini, braccianti agricoli, manovali e personale non qualificato della ristorazione.

Sovraistruiti e sottoccupati tra gli stranieri dilaga la "sindrome Italia", un insieme di disturbi psicologici connessi alla lontananza dalle famiglia di origine e alle condizioni in cui sono calati a vivere.

Sebbene inseriti nel mercato occupazionale in condizioni di svantaggio appena descritte – secondo la Fondazione Leone Moressa – ai lavoratori immigrati è ancora ascrivibile il 9% del Pil nazionale e l’entità delle loro rimesse non solo è aumentata sensibilmente, passando dai circa 5 miliardi di euro del 2017 ai ben 6,2 miliardi del 2018, ma ha ancor di più sopravanzato quanto l’Italia destina agli aiuti internazionali allo sviluppo. All’inconcludente retorica dello "aiutiamoli a casa loro" sarebbe quindi ben più ragionevole sostituire la descrizione di come in realtà ad aiutarsi a casa loro ci pensano già loro stessi.

I migranti non costano, anzi sono positivi per l'Erario

Secondo i calcoli effettuati dalla stessa Fondazione Leone Moressa, anche nel 2018 il saldo nazionale tra entrate e uscite complessive è risultato positivo, per lo Stato, di 200.000 euro nell’ipotesi minima e di 3 miliardi di euro nell’ipotesi massima. Ovvero è più quanto l'Erario incassa dai migranti in tasse, contributi previdenziali, pratiche di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno e di acquisizione della cittadinanza ecc. che quanto lo Stato spende specificatamente per loro in servizi, sussidi.

Ultima bufala ricorrente ma alquanto facile da smascherare è quella dell'invasione islamica. Nei fatti i pregiudizi si appuntano ancora molto sulle appartenenze religiose, sebbene proprio in questo caso quella più stigmatizzata, la musulmana, sia ben lungi dall’essere maggioritaria, giacché riguarda un terzo degli stranieri residenti in Italia, ovvero 1.733.000 persone, mentre la maggioranza è costituita da cristiani (pari al 52,2% del totale).

Islam, l'invasione che non c'è

Tra costoro prevalgono gli ortodossi (1.538.000, pari a 3 residenti stranieri ogni 10), seguiti dai cattolici (930.000, oltre un sesto dell’intera popolazione straniera) e dai protestanti (232.000 e circa un ventesimo del totale).

A smentire la falsa credenza di un fanatismo e radicalismo religioso particolarmente diffuso tra gli immigrati, sta il fatto che, tra questi, 248.000 (quasi 1 ogni 20) sono agnostici o atei: un numero superiore ai 158.000 induisti, ai 120.000 buddisti, e, separatamente, ai fedeli di altre religioni orientali, a quelli di religioni tradizionali africane e agli ebrei.

immigrati in italia-2

Il 29esimo dossier sull'immigrazione è stato redatto dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato con il Centro Studi e Rivista Confronti, cofinanziato dall’Otto per mille della Chiesa Valdese Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi.

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