Domenica, 28 Febbraio 2021

Transizione ecologica: un ministero da 70 miliardi nel patto tra Grillo e Draghi

Il dicastero gestirà 69,8 miliardi di fondi del Recovery Fund e avrà le competenze di Ambiente, Sviluppo Economico e Trasporti. Ma in pole position per guidarlo non c'è un grillino

Il ministero della Transizione Ecologica che Mario Draghi ha promesso a Beppe Grillo gestirà circa un terzo del Recovery Fund, pari a 70 miliardi di investimenti. Ma in pole position per guidarlo, nonostante le indiscrezioni di ieri, non c'è un membro del MoVimento 5 Stelle ma Enrico Giovannini, ex presidente dell'Istat e portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. 

Transizione ecologica: un ministero da 70 miliardi nel patto tra Grillo e Draghi

Nel Piano Nazionale per la Ripresa sono stanziati 5,9 miliardi per l'economia circolare, 17,5 miliardi per la transizione energetica e la mobilità sostenibile, 29,2 miliardi per l'efficienza energetica e 14,8 miliardi per la tutela del territorio oltre i 2,4 miliardi di React-Eu: il totale fa 69,8 e secondo le intenzioni del M5s l'intero ministero dovrebbe assorbire le competenze di quello dell'Ambiente, dello Sviluppo Economico e dei Trasporti. A fine 2019 il MoVimento 5 Stelle aveva presentato un emendamento per modificare il nome del ministero dell'Ambiente ma all'epoca fu Giuseppe Conte ad opporsi alla modifica. Ora la prospettiva cambia: "Il progetto - ha dichiarato su Facebook il ministro degli Esteri uscente Luigi Di Maio - punta infatti a sostenere l'ambiente, come il M5S ha sempre fatto, e ad integrare la difesa della nostra terra con le opportunità di sviluppo e di crescita economica". 

L'idea fu lanciata già in occasione delle elezioni politiche del 2018 dal Wwf, che ne fece oggetto di una petizione e trovò pressoché tutti i partiti d'accordo: Forza Italia, Insieme, Lega, Liberi e Uguali, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico. "Chiediamo nei primi 100 giorni di Governo l'avvio di una riforma del ministero dell'Ambiente", scriveva il Wwf, "l'Italia ha bisogno di un ministero dell'Ecologia e della Sostenibilità che guidi quel processo di Transizione che ci indica il mondo scientifico, l'ONU e l'UE". Un ministero "con delle forti competenze in campo ambientale, che sia in grado di determinare strategie valide per la sostenibilita' dello sviluppo" e che "sappia agire con autorevolezza e concretezza sulle politiche internazionali europee e mondiali indirizzando l'utilizzo delle risorse a disposizione per accelerare la conversione ecologica italiana". Proprio la presidente Donatella Bianchi ieri ha annunciato l'ok di Draghi al ministero della Transizione Ecologica. 

Quando arriva il governo Draghi

Il Corriere della Sera oggi spiega che nel Recovery plan per le infrastrutture sono previsti investimenti e interventi che prevedano una mobilità sostenibile attraverso, per esempio, l’efficientamento energetico dei porti e la conversione delle flotte navali con mezzi a minor impatto ambientale. Allo stesso tempo è già indicato il rinnovo del parco autotrasporto e del trasporto ferroviario merci in chiave sostenibile. Tra gli interventi che Draghi potrà attivare ci sono l’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici prevista nella bozza aggiornata del Recovery plan.

Chi sarà il ministro della Transizione Ecologica? 

Poi c'è l’estensione del superbonus al 110% per l’efficientamento energetico e l’adeguamento antisismico delle abitazioni, su cui punta il M5S e che è inserita nella missione "Rivoluzione verde e transizione ecologica".

Un contesto complessivo dove Draghi, per assecondare le richieste, può contare sul fatto che per ottenere le risorse europee i piani nazionali devono assicurare che almeno il 37% delle misure sia destinato alla transizione ambientale, in coerenza con il Green Deal.

Riguardo il ministro della Transizione Ecologica, il nome che circola già da ieri è quello di Enrico Giovannini, economista, ex presidente dell'Istat,  portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (Asvis) e già citato per il ministero dello Sviluppo Economico. Il Corriere della Sera fa anche altri nomi, come quelli di Federico Testa, presidente di Enea, Francesco Starace, oggi amministratore delegato di Enel, uno dei player mondiali nel settore delle energie rinnovabili, e Raffaele Mellone, formazione ad Harvard e amministratore delegato del Fondo italiano per l’efficienza energetica. Su internet si fa anche il nome di Catia Bastioli di Novamont, che sarebbe frutto di un accordo Grillo-Renzi-Draghi, ma la circostanza viene per ora smentita: "Qualunque nome è una autocandidatura, una illazione o un tentativo di bruciarlo. Non esiste alcun accordo". 

Ma il dipartimento della Transizione Ecologica esiste già... ed è guidato da un Grillo

Intanto l'agenzia di stampa Ansa fa notare che nel governo c'è già un dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi, opera all'interno del ministero per l'Ambiente ed è guidato da un Grillo. Ma non è Beppe. Si tratta di Mariano Grillo, capo del dipartimento che appunto, come si legge sul sito, "cura le competenze del Ministero in materia di economia circolare, contrasto ai cambiamenti climatici, efficientemente energetico, miglioramento della qualità dell'aria e sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale ambientale, valutazione e autorizzazione ambientale e di risanamento ambientale". Il dipartimento, denominato come il nuovo ministero previsto nel futuro esecutivo Draghi e auspicato dal fondatore del M5S Beppe Grillo, è articolato in quattro direzioni generali: una per l'economia circolare (ECi), una per il clima, l'energia e l'aria (CLEA), una per la crescita sostenibile e la qualità dello sviluppo (CreSS) e infine quella per il risanamento ambientale

E c'è anche da segnalare che una delle esperienze recenti ricordate da Beppe per segnalare la necessità di un ministero della Transizione Ecologica non sta andando, per ora, in maniera esaltante. In Francia, uno dei paesi citati nel post sul suo blog insieme a Spagna, Costarica e Svizzera, il ministero dell'Ecologia ha cambiato nome con il primo governo Macron ed era stato affidato a Nicolas Hulot, animatore televisivo ed attivista verde. Nel novembre 2018 però Hulot si è dimesso accusando la politica francese di averlo lasciato solo e dopo la sua marcia indietro sulle lobby: “Ci ostiniamo a portare avanti un modello economico responsabile di tutti i disordini climatici. Macron non ha capito che la causa di tutto è il capitalismo”. Al suo posto è arrivata Barbara Pompili ma la delega all'economia sostenibile è andata al Tesoro. 

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