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Sabato, 29 Gennaio 2022
Il caso

Multa di 30 euro a chi non fa pagare col bancomat: quando scattano le sanzioni

Le sanzioni partiranno solo dal 1 gennaio 2023. Nei giorni scorsi le associazioni dei consumatori avevano accolto con favore l'introduzione delle sanzioni già tra 15 giorni: non andrà così, ecco perché

I negozianti e i professionisti che non accetteranno il bancomat o le carte di credito come forme di pagamento al posto dei contanti, per qualsiasi cifra, anche minima, saranno a rischio multa: sanzioni a partire da 30 euro, somma a cui si aggiungerà una percentuale in base al valore del prodotto o del servizio acquistato. La commissione Bilancio della Camera ha approvato due emendamenti al decreto Recovery riformulati dai relatori, Roberto Pella (Fi) e Gian Pietro Dal Moro (Pd), che introducono una multa a chi nega l'utilizzo del Pos al cliente rifiutando il pagamento della transazione con carte di debito o di credito. Secondo i due correttivi firmati da Rebecca Frassini (Lega) e Stefano Fassina (Leu), la sanzione amministrativa sarà di 30 euro e sarà maggiorata del 4% del valore della vendita o della prestazione di servizi per cui non è stato accettato il pagamento digitale. La medesima norma era stata inserita nel decreto fiscale collegato alla manovra del 2020, ma era stata stralciata nel corso del passaggio parlamentare del provvedimento.

Multe per chi non fa pagare col bancomat? Solo dal 2023

Peccato però che in realtà le sanzioni partiranno solo dal 1 gennaio 2023. Ieri infatti Gian Pietro Dal Moro, rappresentante del Partito democratico, anche a nome del deputato di Forza Italia Roberto Pella, ha precisato che all'interno del testo pubblicato della riformulazione dei due emendamenti firmati da Stefano Fassina di Leu e da Rebecca Frassini della Lega, si trova un refuso: è scritto primo gennaio 2022 anziché primo gennaio 2023. La riformulazione, invece, ha spiegato Dal Moro, disponeva proprio l'applicazione della sanzione pecuniaria dal 2023, contrariamente a quanto previsto nel documento iniziale.

Il decreto Recovery, giunto in aula alla Camera, incasserà, "blindato" dalla fiducia, il via libera in prima lettura forse già lunedì 20 dicembre. Il provvedimento andrà poi all’esame del Senato per la conversione in legge (scadrà il 5 gennaio). Gli esercenti frenano. Secondo Confesercenti «l'introduzione di sanzioni per chi non accetta pagamenti in moneta elettronica “di qualsiasi importo” è del tutto inopportuna: il peso delle commissioni, in particolare sui piccoli pagamenti, è ancora troppo elevato. Proprio per questo più di un esecutivo, negli anni recenti, aveva promesso un taglio delle commissioni sulle micro-transazioni».

Finora l'obbligo è rimasto solo sulla carta

Da anni e anni, già dal 2014 chi effettua attività di vendita o prestazione di servizi (anche professionali) è tenuto ad accettare anche pagamenti effettuati tramite carte di credito o di debito, tranne in caso di disguidi tecnici. Un obbligo che è però sempre rimasto di fatto solo sulla carta dato che, nonostante gli annunci di rito, non sono mai arrivate le sanzioni. Nei giorni scorsi le varie associazioni dei consumatori avevano accolto con favore l'introduzione delle multe già tra 15 giorni. "Non basterà neanche la pubblicazione in Gazzetta per soddisfarci, visto che poi serviranno i decreti attuativi per applicare concretamente la norma. Canteremo vittoria solo quando vedremo comminare la prima multa. Allora e solo allora festeggeremo!", è stato il commento di Unioneconsumatori. "Vanno bene le sanzioni per chi non accetta i pagamenti elettronici con Pos, ma vanno abbattuti i costi per gli esercenti; sono ancora troppo elevate le commissioni interbancarie", ha dichiarato Assoutenti. Di fatto qualsiasi novità entrerà in vigore tra un anno. 

Oggi come oggi per pagamenti digitali di importi da cinque euro le commissioni a carico degli esercenti arrivano anche a 0,50 euro. Troppo alte per essere sostenibili anche per le piccole attività. Sì, c'è il credito di imposta del 30% delle spese pagate dagli esercenti per i pagamenti digitali (commissioni e spese varie) in vigore fino al 30 giugno 2022. In tanti chiedono una proroga.

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