Martedì, 16 Luglio 2024
Cifra monstre

Mutui, ci sono 15 miliardi di rate non pagate: come spalmare il debito (e quali sono i rischi)

Secondo l'analisi della Fabi, la Federazione autonoma bancari italiani, il totale delle somme non pagate sfiora i 15 miliardi di euro. Tra le cause dell'insolvenza l'aumento dei tassi e del costo del denaro, oltre alla corsa dell'inflazione

Il totale delle rate dei mutui non pagate dalle famiglie italiane sfiora i 15 miliardi di euro (14,9 per la precisione). L'aumento del costo del denaro, l’incremento dei tassi e la corsa dell’inflazione riducono il reddito disponibile e mettono in difficoltà i clienti delle banche nel rispettare le scadenze relative ai finanziamenti. Complessivamente, i crediti deteriorati delle famiglie sono arrivati, a marzo scorso, a 14,9 miliardi: si tratta, nel dettaglio, di 6,8 miliardi di mutui non pagati, di 3,7 miliardi di credito al consumo non rimborsato e di 4,3 miliardi relativi ad arretrati di altri prestiti personali. Un dato mostruoso che emerge dall'analisi della Fabi, la Federazione autonoma bancari italiani, realizzata grazie al database della Banca d'Italia.

Mutui, 15 miliardi di rate non pagate

Del totale di 14,9 miliardi, 5,7 sono sofferenze, cioè credito che la clientela non rimborserà più, altri 7,1 miliardi sono inadempienze probabili, vale a dire denaro che realisticamente le banche non recupereranno, mentre circa 2 miliardi sono rate scadute, quindi posizioni debitorie meno a rischio. Le difficoltà delle famiglie riguardano soprattutto i mutui a tasso variabile, particolarmente colpiti dall’aumento del costo del denaro portato dallo 0 al 4% in 11 mesi: questa categoria di prestiti immobiliari vale in totale circa 140 miliardi e rappresenta un terzo del totale di 425 miliardi erogati.

Le rate dei mutui non pagate dagli italiani (credit: Fabi)

Sul piano territoriale, in cima a questa particolare classifica, ci sono Lombardia e Lazio con un ammontare delle rate non pagate oltre i 2 miliardi. Campania, Puglia e Basilicata, Sicilia e Veneto superano il miliardo. Emilia Romagna, Piemonte e Valle D'Aosta, e Toscana restano poco sotto il miliardo. Più contenuto il valore delle somme non pagate nelle regioni più piccole come l'Umbria dove le rate non pagate ammontano a 226 milioni, la Liguria (361 milioni) e la Calabria (418 milioni).

Prestiti bancari, tutte le rate non pagate (credit: Fabi)

La mappa regione per regione

Sul piano territoriale, i dati sul credito deteriorato divisi per regione sono sostanzialmente sovrapponibili al quadro demografico del Paese, rileva la Fabi che fotografa la mappa delle regioni italiane. È la Lombardia, con 2,6 miliardi di euro, la regione nella quale si concentra l’ammontare più alto di finanziamenti ammalorati, seguita da: Lazio 2 miliardi, Campania 1,4 miliardi, Sicilia 1,2 miliardi, Puglia e Basilicata 1 miliardo e 65 milioni insieme, Veneto 1 miliardo e 27 milioni, Piemonte e Valle d’Aosta 984 milioni insieme, Emilia Romagna 983 milioni, Toscana 973 milioni, Calabria 418 milioni, Marche 390 milioni, Abruzzo e Molise 372 milioni insieme, Liguria 361 milioni, Sardegna 318 milioni, Trentino Alto Adige 239 milioni, Umbria 226 milioni, Friuli Venezia Giulia 222 milioni. Quanto in particolare ai mutui, in Lombardia gli arretrati valgono 1,4 miliardi (618 milioni di sofferenze, 707 milioni di inadempienze probabili e 124 milioni di rate scadute); nel Lazio il fenomeno vale 934 milioni (327 milioni di sofferenze, 503 milioni di inadempienze probabili e 104 milioni di rate scadute); in Campania l’ammontare è pari a 614 milioni (279 milioni di sofferenze, 275 milioni di inadempienze probabili e 60 milioni di rate scadute); la cifra riconducibile alla Sicilia è pari a 549 milioni (205 milioni di sofferenze, 282 milioni di inadempienze probabili e 62 milioni di rate scadute).

Questa la mappa nel dettaglio:

  • LOMBARDIA. Il totale delle rate non pagate dalle famiglie in Lombardia ammonta a 2miliardi e 654 milioni. Di questi 1 miliardo e 52 milioni sono già diventati sofferenze (618 milioni da mutui e 277 milioni da altri prestiti). Le inadempienze improbabili sono 1 miliardo e 282 milioni rivenienti, per oltre la metà (707 milioni) da mutui. Le rate scadute sono pari a 320 milioni: 150 milioni nel credito al consumo, 124 milioni da mutui e 46 milioni da altri prestiti.
  • LAZIO. Il totale delle rate non pagate nel Lazio è pari a 2 miliardi. Le famiglie incontrano maggiori difficoltà soprattutto nel ripagare i mutui: i mancati pagamenti si attestano a circa 934 milioni. Di questi, 327 milioni già in sofferenza, 503 milioni sono inadempienze probabili e 104 milioni le rate scadute. 
  • CAMPANIA. In Campania il totale delle rate non pagate ammonta a 1 miliardo e 434 milioni. Anche in questo caso le difficoltà maggiori si riscontrano nei mutui (614 milioni), ma è significativo anche il peso del credito al consumo (502 milioni). Per quanto riguarda i mutui, 279 milioni sono già crediti in sofferenza, 275 milioni le inadempienze probabili e 60 milioni le rate scadute.
  • SICILIA. Il totale delle rate non pagate in Sicilia ha raggiunto 1miliardo e 286 milioni. Le famiglie incontrano difficoltà nel sostenere i mutui (549 milioni le rate non pagate), ma anche i prestiti al consumo (443 milioni). Per gli altri prestiti risultano non pagate rate per 294 milioni.
  • PUGLIA E BASILICATA. In Puglia e Basilicata le rate non pagate sono pari a 1 miliardo e 65 milioni. Circa la metà - 461 milioni - per le difficoltà delle famiglie sui mutui, mentre sono 322 milioni le rate non pagate sul credito al consumo e 282 milioni quelle per altri prestiti.
  • VENETO. Il totale delle rate non pagate in Veneto è pari a 1 miliardo e 27 milione. Poco meno della metà, 478 milioni, riguarda i mutui che contano già 183 milioni di sofferenze, 259 milioni di inadempienze probabili e 36 milioni di rate scadute.
  • PIEMONTE, EMILIA ROMAGNA E TOSCANA. In Piemonte, Emilia Romagna e Toscana le rate non pagate dalle famiglie si collocano poso sotto il miliardo. A pesare per circa la metà in Piemonte ed Emilia Romagna sono i mutui: rispettivamente per 478 milioni e 431 milioni di rate non pagate. In Toscana il mancato pagamento delle rate dei mutui pesa meno di un terzo (382 milioni), incalzato da rate non pagate per altri prestiti (369 milioni) e credito al consumo (207 milioni).

Spalma-mutui: come allungare le rate

Alleviare l’impatto dell’aumento delle rate di rimborso dei muti a tasso variabile è l’appello rivolto nei giorni scorsi alle banche. Si parla, pertanto, di spalma-mutui. Ma come si potrà ottenere un alleggerimento della rata? Ci sono rischi per le famiglie? A queste domande risponde la Fabi che oggi ha pubblicato un'analisi sul totale dei crediti deteriorati delle banche riconducibili a nuclei familiari. Le proposte da parte delle banche sono svariate: possibile allungamento dei tempi di rimborso dei mutui a tasso variabile, inserimento di un tetto massimo di variazione dei tassi, sospensione temporanea del pagamento della quota capitale delle rate dei mutui a tasso variabile e/o fisso. Tutte le soluzioni, avverte la Fabi, non sono a costo zero per le famiglie e imprese, perché ognuna di essa modifica il piano di ammortamento del prestito, perciò, la “sensibilizzazione” della clientela deve essere valutata bene.

Quali sono i rischi

Quello che è necessario è fare attenzione a tali aspetti e valutarne la convenienza in funzione delle caratteristiche originarie del mutuo (importo, durata, tipologia di tasso, fisso o variabile, tasso di interesse nominale, tipologia di ammortamento) nonché della durata della sospensione richiesta. L’allungamento delle rate comporta un maggior esborso in termini di interessi e può precludere, alla clientela, di beneficiare a pieno di un eventuale, e probabile, calo dei tassi nel medio-lungo periodo.

Altro aspetto fondamentale, spiega ancora la Fabi, sono le regole in materia di default, che sono state modificate a partire dal 1 gennaio 2021 con la pubblicazione di un Regolamento dell’Unione europea e specifiche linee guida da parte delI’Eba, finalizzate a uniformare i criteri di classificazione a default. I casi previsti sono: ritardo di oltre 90 giorni consecutivi, limite 100 euro e superiore all’1% dell’esposizione verso il gruppo bancario per un cliente privato o pmi, limite di 500 euro per le imprese e superiore all’1% dell’esposizione verso il gruppo bancario per le imprese. In passato, non esisteva una soglia minima, la soglia era pari al 5% ed era possibile la compensazione con altre linee di credito non utilizzate.

Nei casi in cui una banca decide di proporre una soluzione di allungamento dei paini di rimborso del prestito (ciò equivale ad una ristrucurazione del debito) è necessario fare acenzione anche a queste regole. Il rischio è che la modifica del piano di ammortamento per l’allungamento del prestito equivalga a un ritardo nel pagamento del debito e se questo avviene il debitore viene classificato in default con conseguenze per la banca (aumento dei crediti deteriorati e accantonamenti) e per la clientela (difficoltà di accesso a nuovo credito).

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