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Martedì, 21 Maggio 2024
L'intervista

La crisi delle banche potrebbe frenare il caro mutui

Il rialzo dei tassi d’interesse ha stravolto il mercato dei mutui con costi lievitati in pochissimo tempo al 3,50%. Ma ora qualcosa potrebbe cambiare come spiega a Today.it il trader Andrea Unger. C'entra ancora una volta la crisi della banche

La crisi del settore bancario potrebbe spingere la Banca centrale europea ad avere un atteggiamento più prudente sui tassi da qui in avanti, bloccando (almeno per il momento) il caro mutui che affligge moltissime famiglie italiane. Dopo la corsa al rialzo iniziata a luglio, il board della Bce potrebbe decidere di prendersi una pausa di riflessione prima di alzare nuovamente il costo del denaro, anche solo per vedere se la crisi delle banche è destinata ad amplificarsi. L'obiettivo di riportare l'inflazione al 2% è ancora lontano, ma la crisi delle banche scoppiata a marzo potrebbe rimescolare le carte. Cosa succederà ai tassi d’interesse? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Unger, il trader professionista italiano più conosciuto al mondo.

Rialzo dei tassi, Unger: "Occorre prudenza"

Il rialzo dei tassi d’interesse ha stravolto il mercato dei mutui, anche perché da un costo del denaro pari a zero si è passati in pochissimo tempo al 3,50%. Nei primi due mesi del 2023 il caro mutui ha spinto più del 30% delle famiglie a passare dal tasso variabile al fisso come certificato dall'Osservatorio Mutuionline, nel timore che i tassi possano aumentare ancora. Del resto la presidente della Bce Christine Lagarde è stata chiara: il suo obiettivo è riportare l’inflazione attorno al 2%, senza se e senza ma.

I tassi alle stelle che inguaiano banche e famiglie

Ha tirato dritto anche davanti alle critiche di alcuni politici italiani preoccupati per gli effetti sul debito, opinione che secondo Unger "lascia il tempo che trova. Non ho mai sentito politici esprimersi a favore di un aumento dei tassi anche se necessario. Tuttavia è innegabile che ci troviamo di fronte a un aumento tassi piuttosto repentino e soprattutto in considerazione della situazione del sistema bancario, in crisi sia in America che in Europa, ritengo che occorra prudenza".

I rialzi dei tassi raffreddano l'economia

Prudenza? Eh sì, perché - come spiega Unger - le banche centrali "generalmente combattono l’inflazione attraverso una stretta monetaria che si può concretizzare in operazioni di vendita di titoli in mercato aperto, riduzione della massa monetaria circolante, rialzo dei tassi". Così facendo raffreddano l’economia, "poiché un rallentamento della stessa produce un calo della domanda di beni e servizi e di conseguenza contrasta l’inflazione", che nella zona euro "è ancora particolarmente alta".

L’effetto del rialzo dei tassi "è quello di un aumento dei costi per avere denaro in prestito rendendo più oneroso per i cittadini e per le imprese indebitarsi - chiosa l’esperto -. Allo stesso tempo un aumento dei tassi produce un maggior remunerazione della liquidità, ha quindi un effetto positivo per chi detiene disponibilità di denaro non ancora investito. Al contrario chi aveva già effettuato investimenti di durata medio lunga prima dell’aumento dei tassi, si trova un patrimonio che ha subito un calo del valore nominale". In poche parole, remunerazione più alta per il denaro lasciato sui conti correnti e per quello nei conti deposito, rendimenti inferiori per chi ha già investito in obbligazioni.

Rischio recessione

Un atteggiamento troppo restrittivo da parte della Bce sui tassi potrebbe avere ripercussioni negative sull’economia? "Sicuramente", risponde Unger aggiungendo che "un eccessivo rallentamento dell’economia potrebbe sfociare in recessione. Sappiamo tutti quali sono i costi sociali di una recessione economica, in particolare sui posti di lavoro e sul reddito dei cittadini".

Secondo l’esperto, Lagarde è preoccupata dalle tensioni sul sistema bancario internazionale, "ma al momento è stata data priorità all’inflazione anche per non perdere di credibilità. Sono tuttavia convinto che le banche centrali siano pronte a intervenire con celerità qualora se ne ravvisi la necessità anche perché una crisi bancaria la abbiamo già vissuta nel 2008 e il ricordo è ancora vivo. Che un generazione possa vivere due crisi bancarie mi sembra estremamente improbabile".

Tassi d’interesse: cosa accadrà nel 2023

Ma allora cosa succederà ai tassi d’interesse? "È una previsione molto difficile che dipende strettamente da come evolverà la situazione sul fronte dell’inflazione, del verificarsi o meno di una recessione economica e dalla crisi in atto nel sistema bancario – risponde Unger -. Se devo sbilanciarmi ritengo che lo scenario più probabile sia quello di un lieve ritocco di tassi al rialzo e che il grosso del rialzo dei tassi sia già alle spalle". 

Quando i tassi d'interesse torneranno a scendere? "Dipende da come evolverà la situazione macroeconomica, probabilmente non prima di un anno, salvo imminenti crisi del settore bancario".

Andrea Unger-4

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