Lunedì, 21 Giugno 2021
Andrea Maggiolo

Opinioni

Andrea Maggiolo

Giornalista Today

Che ne sarà dei navigator?

Che fine hanno fatto i navigator? Ma soprattutto, che fine faranno in futuro? Sono 2.549 i navigator di Anpal servizi (Anpal è l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro). Di recente hanno ottenuto una proroga del contratto di collaborazione fino a fine anno e in futuro sperano come tanti giovani e meno giovani nel posto fisso. Grazie al decreto Sostegni firmato dal Governo Draghi, entrato in vigore il 23 marzo 2021, il contratto dei navigator, che era in scadenza il 30 aprile, è stato prorogato fino alla fine del 2021. Prima o poi però non sarà più rinviabile un vero dibattito sul senso, sull'efficacia e sul destino di questa figura. Avrebbero in teoria dovuto trovare lavoro ai percettori del reddito di cittadinanza. Non è andata proprio così, e non certo per colpa loro.

I navigator hanno un'età media di 35 anni e una laurea (spesso giurisprudenza)

Da un paio di anni lavorano ogni giorno nei centri per l’impiego (smart working permettendo): hanno un'età media di 35 anni, spesso una laurea (giurisprudenza la più diffusa). Dapprima erano 2.980, ma il loro ingresso nei centri per l'impiego è stato oggetto di un lungo scontro con le regioni (o almeno, alcune di esse) che non vedevano di buon occhio - o semplicemente non ne comprendevano il perché - la presenza nelle loro strutture di dipendenti di altre amministrazioni. A quel punto così si è trovata una sintesi: i navigator operano spesso in affiancamento al dipendente del centro per l’impiego, ma questa sorta di sistema parallelo ai Cpi, senza avere strutture più che competenze, non ha creato un sistema "oliato alla perfezione", per usare un eufemismo. I navigator di fatto mostrano le offerte di lavoro che i Cpi raccolgono ed elaborano, non hanno offerte di lavoro proprie. Svolgono poi una sorta di "censimento", ma molte aziende non collaborano. Quali risultati concreti abbiano ottenuto è un punto di domanda. I dati mancano, basti pensare che l’ultimo report ufficiale di Anpal è di sei mesi fa. 

Mimmo Parisi, l'italo-americano voluto nel 2019 dall'allora ministro e vicepremier Luigi Di Maio (M5s) per accompagnare al lavoro i percettori del Reddito di cittadinanza grazie a navigator e app, si è congedato un paio di giorni fa con una mail ai suoi dipendenti. Torna in Mississippi: "È stata una delle più belle se non la più bella esperienza della mia vita professionale", scrive Parisi. "Per molti potrà sembrare la fine di un ciclo. Ma non è così. Anpal e Anpal Servizi si trovano, infatti, rafforzate dal punto di vista operativo per sostenere le sfide e le opportunità che il Paese attraverserà nei prossimi mesi sul fronte delle politiche attive del lavoro" assicura. "Malgrado tutte le difficoltà, abbiamo dato un contributo fondamentale alla realizzazione del Reddito di Cittadinanza - sostiene Parisi - Oltre 500 mila persone hanno avuto la possibilità di riaffacciarsi al mercato del lavoro e quasi 1 milione è stato riavvicinato al sistema dei centri per l’impiego, dove hanno ricevuto un’assistenza personalizzata e sviluppato un piano per il rientro o per una prima entrata nel mercato del lavoro". Autocritica ai minimi termini.

Quali risultati concreti hanno ottenuto davvero i navigator

Il processo di ridefinizione dell’Anpal individuato già da tempo si divide in diversi passaggi: commissariamento dell’Agenzia; nomina di un nuovo direttore amministrativo al posto del presidente; per le politiche attive verrebbe creata una divisione specifica nel ministero del Lavoro presso il quale vengono riportate le funzioni di indirizzo e coordinamento nell’ottica di una riorganizzazione del dicastero. Si attendono però dati pubblici e ragionati che suffraghino le parole di Parisi sull'efficacia del lavoro svolto dai navigator sul lungo periodo. I dubbi sono leciti.

In un documento interno, ancora non pubblicato ma che in parte è trapelato, c'è l'istantanea al 31 gennaio 2021. Che cosa emerge? Da settembre 2019 i navigator hanno supportato gli operatori dei Cpi nell’accoglienza dei beneficiari di RdC, e lo hanno fatto tramite 994.981 convocazioni o colloqui realizzati (37.068 a gennaio), nell’attività di presa in carico di 469.578 beneficiari del RdC per la stipula del Patto per il Lavoro; nelle regioni che autorizzano i Navigator ad operare direttamente, hanno seguito 228.484 piani personalizzati di accompagnamento al lavoro, ne hanno monitorati 156.980 e hanno svolto attività di verifica dell’attuazione delle azioni previste dai Piani con 739.764 contatti con i beneficiari. In tutto hanno reso disponibili ai beneficiari di reddito di cittadinanza 429.984 tra vacancies, opportunità formative o orientative.

Il sistema non sembra funzionare come si sperava agli albori del reddito di cittadinanza.  Al 31 ottobre scorso i beneficiari del reddito di cittadinanza occupabili erano 1.369.779, di questi in 352.068 hanno avuto almeno un rapporto di lavoro successivo alla domanda, ma alla stessa data i rapporti di lavoro ancora attivi erano 192.851. Non è dato sapere però quanti di questi posti di lavoro, molto spesso a tempo determinato, siano stati effettivamente trovati grazie al supporto dei navigator. Nessuno imputa nulla di particolare direttamente ai navigator. La colpa non è certo loro.

Parte del mondo politico prenderà a cuore le loro sorti (almeno per un po')

Il problema è che c'è sin dal 2019 confusione tra politiche attive e contrasto della povertà. Il reddito di cittadinanza come strumento di indispensabile aiuto alle famiglie in difficoltà economiche ha funzionato e funziona bene (come funzionava del resto bene il reddito di inclusione precedente, potenziato a suon di miliardi con il reddito di cittadinanza). Ma sulla fase di ricerca lavoro, le cose sono andate male. Il punto è che l'intero sistema del collocamento pubblico andrebbe riformato, con uno strutturale e più fluido accoppiamento al collocamento privato, che pare avere quantomeno una maggiore aderenza alle reali pieghe del mondo del lavoro nell'Italia del 2021. Intanto molti navigator si stanno candidando per gli 11.600 posti banditi da molte regioni nei centri per l’impiego. Il 31 dicembre è dietro l'angolo: meglio non farsi trovare impreparati.

Introdotti come facilitatori dell’incontro tra l'offerta di lavoro per i percettori del reddito di cittadinanza e la domanda da parte delle aziende, non sono riusciti a centrare l'obiettivo, se non per un campione limitatissimo di cittadini. Il tentativo dei navigator - legittimo, sia chiaro - di ottenere un posto a tempo indeterminato nel pubblico impiego è ancora in corso. Sanno che comunque vada c'è una parte del mondo politico, quella che si è intestata il reddito di cittadinanza, che prenderà a cuore le loro sorti, almeno per un altro po'. Perché abbandonarli al loro destino senza paracadute significherebbe ammettere plasticamente e definitivamente che il reddito di cittadinanza è solo un semplice sussidio.

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