Giovedì, 25 Febbraio 2021

Le 5 'chiavi' per chiudere i negozi la domenica 

Il Governo è al lavoro per disciplinare le aperture dei negozi la domenica e nei giorni festivi: al momento sono cinque le proposte sul tavolo

Foto di repertorio

Negozi chiusi la domenica e nei giorni festivi. Prosegue l'iter dell'esecutivo per disciplinare le aperture degli esercizi commerciali e superare le liberalizzazioni nate con la norma inserita dal governo Monti nel SalvaItalia. Un tema ostico, che coinvolge esercenti, consumatori e lavoratori. Come si può trovare una soluzione che metta d'accordo tutte le parti in gioco? Il Governo al momento sta valutando cinque diverse 'chiavi' per regolare le aperture domenicali: alle proposte di Lega, M5s e Pd, si sono aggiunte quella della Regione Marche e una di iniziativa popolare. Andiamo a vedere in cosa consistono e quali sono le differenze tra loro.

Chiusura domenicale obbligatoria: la proposta della Lega

La proposta di legge più 'drastica' e restrittiva è quella della Lega firmata da Barbara Saltamartini, che prevede la reintroduzione della chiusura obbligatoria la domenica e nei festivi, con delle possibili deroghe limitate soltanto ai piccoli esercizi commerciali nelle città turistiche. L'idea presentata dalla Lega prevede anche un tetto di otto aperture straordinarie: le quattro domeniche di dicembre più altre quattro da scegliere nel resto dell'anno. Un taglio netto all'autonomia rilasciata ai tempi del governo tecnico di Monti, che ha ricevuto commenti sia positivi che negativi. Se Francesco Iacovone dei Cobas si tratta di una “proposta ottima”, non è della stessa idea il presidente del Codacons Carlo Rienzi: “Se vogliono uccidere il commercio in Italia, l'iter è quello giusto”. 

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Non più di una domenica al mese: la proposta M5s

Più light la proposta di legge del Movimento 5 stelle. Nella versione avanzata dal deputato Davide Crippa, dovrebbero essere le Regioni a stabilire delle nuove regole, con una sorta di turnazione tra i negozi, che avrebbero la possibilità di restare aperti non più di una domenica ogni mese. Anche in questa proposta, come in quella della Lega, esistono delle deroghe per le località turistiche

Chiusura in 12 festivi l'anno: la proposta del Pd

Oltre alle proposte arrivate dalle due 'fette' di questo governo, Lega e M5s, all'esame dei deputati c'è anche il provvedimento avanzato da Gianluca Benamati del Partito Democratico. L'idea del Pd è di imporre la chiusura in 12 giorni festivi nell'arco dell'anno. Una proposta molto di 'manica larga' considerando che lascerebbe a ciascun esercente di vendita al dettaglio la possibilità di derogare la chiusura fino ad un massimo di sei giorni. 

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Regole in mano alle Regioni: la proposta di iniziativa popolare

Tra le idee al vaglio dell'esecutivo c'è anche la proposta di iniziativa popolare depositata da una delegazione di Confesercenti alla Camera dei deputati il 14 maggio 2013. Oltre 150mila firme per proteggere i piccoli rivenditori con una legge che tolga di mezzo le liberalizzazioni del Salva Italia e rimetta in mano alle Regioni la competenza di regolamentare gli orari e i giorni di apertura e chiusura dei negozi. 

Apertura per 12 festivi l'anno (superfestivi esclusi): la proposta della Regione Marche

La quinta proposta è quella della Regione Marche, che prevede il rispetto degli orari di apertura e chiusura delle attività commerciali che somministrano alimenti e bevande, con l'obbligo di una mezza giornata di chiusura infrasettimanale. Nella proposta della Regione Marche viene lasciata ai rivenditori la facoltà di aprire la domenica e nei giorni festivi fino ad un massimo di 12 giornate nell'arco dell'anno, esclusi i cosiddetti superfestivi o super rossi, che sono:

  • Capodanno, 
  • Epifania, 
  • Pasqua, 
  • Lunedì dell’Angelo, 
  • Anniversario della Liberazione,
  • Festa del Lavoro, 
  • Festa della Repubblica, 
  • Ferragosto, 
  • Ognissanti, 
  • Immacolata Concezione, 
  • Natale,
  • Santo Stefano.

Le Regioni dovranno comunque disporre di un piano triennale che tenga in considerazione la vocazione turistica della zona, le diverse categorie merceologiche e le esigenze della clientela. Inoltre, i Comuni stessi saranno tenuti a comunicare alla Regione le aperture facoltative decise dai singoli negozi, così da tenere un quadro aggiornato della situazione. 

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