Lunedì, 25 Ottobre 2021
Premi e problemi

Che orgoglio il Nobel a Giorgio Parisi ma alla Ricerca serve di più

Dopo 62 anni il premio Nobel viene consegnato ad un italiano che ha svolto la maggior parte del lavoro in Italia. Un fatto che, nell'euforia delle celebrazioni per questo importante risultato, riporta a galla tutte le difficoltà che incontra chi vuole fare Ricerca nel nostro Paese

Una rondine non fa primavera, diceva un vecchio detto. Un proverbio senza tempo che trova semplice applicazione anche nelle notizie di stretta attualità come il premio Nobel per la fisica 2021 assegnato all'italiano Giorgio Parisi, al giapponese Syukuro Manabe e al tedesco Klaus Hasselmann "per i contributi innovativi alla comprensione di sistemi fisici complessi". 

Così, se una rondine non fa primavera, non basta un Nobel a trasformare l'Italia in un Paese della ricerca. Infatti, erano 62 anni che un ricercatore attivo in Italia, come appunto Parisi, non riusciva nell'intento di aggiudicarsi la più ambita onorificenza a livello mondiale in uno dei campi dello scibile umano che ''apportano benefici all'umanità''. Dalle origini del premio sono stati 20 in premi assegnati ad italiani, di cui 12 scientifici (5 per la Fisica, 6 per la Medicina e 1 per la Chimica). Per trovare l'ultimo Nobel consegnato ad un nostro connazionale è necessario arrivare a quello diMario Capecchi del  2007, ma quest'ultimo ha portato avanti le sue ricerche soprattutto negli Stati Uniti. Invece, per trovare un vincitore che ha sviluppato il suo lavoro all'interno dei nostri confini bisogna viaggiare a ritroso nel tempo fino al 1959, quando il Nobel per la Chimica venne assegnato a Giulio Natta. 

Il Nobel a Parisi: orgoglio italiano

La vittoria di Parisi è senza dubbio un motivo di orgoglio per tutto il nostro Paese, ma il fatto che sia il primo dopo 62 anni ad ottenere il premio lavorando soprattutto in Italia è un dato che fa riflettere sulle tante difficoltà che incontrano i ricercatori italiani, come sottolineato da Maria Chiara Carrozza, presidente del Cnr: "L'assegnazione del premio Nobel al fisico Giorgio Parisi inorgoglisce tutta l'Italia e anche il Consiglio nazionale delle ricerche, con il quale il fisico ha sempre intrattenuto stretti rapporti di collaborazione proseguiti ancora di recente con le attività svolte insieme al nostro Istituto Nanotec. Oltre a compiacerci per questo straordinario risultato  la nostra comunità scientifica lo ringrazia sentitamente per il contributo fondamentale nello studio dei sistemi complessi disordinati alla base di tante linee di ricerca del Cnr, dallo studio dei sistemi vetrosi, ai sistemi di lasing e trasmissione della luce in mezzi random, dalle reti neurali e IA, alle reti metaboliche e alla biofisica. Lamentiamo spesso, e purtroppo a ragione, le molte difficoltà nelle quali si dibatte la ricerca italiana, dalla scarsità di risorse umane e finanziarie alla burocratizzazione, ma questo premio è solo l'ultima e straordinaria conferma dell'eccellenza della ricerca scientifica italiana".

Ricerca e finanziamenti: un po' di numeri

Prima di analizzare quali sono gli ostacoli che i ricercatori trovano in Italia, diamo un'occhiata a qualche numero. Nell'ultimo anno e mezzo la ricerca scientifica ha dimostrato la sua grande importanza, tanto che, secondo i dati Istat riferiti all'anno 2020, i finanziamenti pubblici destinati a questo settore hanno avuto un sostanzioso incremento, in controtendenza rispetto ai finanziamenti privati, che invece hanno mostrato un calo sensibile. Un dato che però va preso con le solite pinze, infatti, tra il 2019 e il 2020, gran parte dei finanziamenti sono stati destinati soprattutto allo sviluppo sperimentale e meno alla ricerca di base e a quella applicata, un incremento che riguardato soprattutto il settore sanitario, probabilmente a causa della pandemia di coronavirus che da due anni a questa parte ha messo in ginocchio il mondo intero. Tornando ai numeri sui finanziamenti pubblici, sempre secondo i dati Istat, nel 2020 le risorse di Regioni, Province e Amministrazioni centrali per la ricerca sono aumentati del 6,2%, passando da 9.836 milioni di euro del 2019 a 10.445 milioni nello scorso anno. Ma analizzando i dati regionali si scopre che la quasi totalità dei finanziamenti sono stati stanziati da una manciata di Regioni: il 20,2% dalla Lombardia, il 14,2% dal Lazio, il 12,9% dall'Emilia Romagna, l'11,9% dal Piemonte, l'8,7% dal Veneto e il 7,5% dalla Toscana. Il fatto che i finanziamenti per la ricerca siano in aumento è sempre una bella notizia, ma la novella va contestualizzata, non soltanto in un periodo storico caratterizzato da una pandemia, ma soprattutto in rapporto ai tagli miliardari che la ricerca ha dovuto subire negli ultimi decenni. 

Le difficoltà dei ricercatori in Italia

Ma perché è così difficile fare il ricercatore in Italia? Quali sono gli ostacoli che incontrano i nostri cervelli, spesso costretti alla fuga. Lo abbiamo chiesto ad Antonio Zoccoli, presidente dell'Infn, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ente a cui è associato lo stesso Parisi: ''Prima di tutto va fatta una premessa: questo premio ci insegna una cosa importante, che le nostre università riescono a dare ai ricercatori una preparazione d'eccellenza. Questo Nobel ne è la riprova, un fisico teorico italiano, proveniente dalla scuola di Roma, riconosciuta in tutto il mondo, che riceve un premio così  prestigioso per il lavoro svolto''.

''Il problema è un altro – ha spiegato Zoccoli a Today.it – quando un giovane si laurea e prende un dottorato, poi si guarda intorno per scegliere la propria strada, una decisione che prende seguendo due criteri: trovare qualcuno che ti paghi uno stipendio, quindi un contratto, una borsa di studio o un assegno di ricerca, e iniziare una carriera che abbia delle prospettive di crescita. Un ricercatore, così come gli altri lavoratori, necessitano di una posizione certa che dia sicurezza economica in tempi ragionevoli, così da permettergli di svolgere le proprie mansioni al meglio e con la giusta serenità''.

Purtroppo, è quando queste condizioni non si verificano che un giovane ricercatore, seppur capace e preparato, è costretto ad andare altrove, spesso oltre i confini nazionali, per poter fare Ricerca. Ma allora, cosa serve al nostro Paese per fare il salto di qualità? ''Bisogna fare investimenti – ha sottolineato il presidente dell'Infn – Servono i posti per i giovani e concorsi per fare selezione e reclutare i migliori, servono strutture, laboratori, infrastrutture e un ambiente accademico che permetta di fare ricerca al meglio. L'Italia ha un rapporto tra gli investimenti sulla ricerca e il Pil tra i più bassi d'Europa, un dato che ci porta ad un altro problema: sono molti i cervelli italiani che vanno all'estero, ma sono pochissimi gli stranieri che invece vengono nel nostro Paese. Questo è il nostro problema: essere attrattivi, sia per trattenere i nostri giovani, sia per attirare quelli degli altri Paesi''.

Cosa serve al nostro Paese

Investimenti, strutture, risorse, ''chiavi'' necessarie per fare la differenza, come spiegato da Zoccoli: ''Bisogna investire e abbiamo una grande occasione con il Recovery Plan che prevede risorse per le infrastrutture, le università, i dottorati, i progetti di ricerca di diversi settori, dal calcolo alla medicina, passando per la tecnologia e l'agricoltura. Si tratta di un'occasione unica''.

Soltanto il tempo potrà dirci quali saranno gli effetti di questi investimenti, ma una cosa è certa, nonostante tutti i problemi italiani, esistono ed esisteranno sempre ''menti'' come quella di Giorgio Parisi, in grado di primeggiare: ''Va ricordato – ha concluso Zoccoli – che è vero che molti giovani fuggono all'estero e poi vengono da noi, ma è anche vero che in Italia ci sono grandi scienziati che lavorano in campi diversi e fanno si che,  nonostante tutti questi problemi, il nostro Paese riesca a dare sempre un grande contributo alla Ricerca''.

''Scientia potentia est'', recita un aforisma latino (attribuito a Bacone ma in realtà di Thomas Hobbes), ''la conoscenza è potere'', una frase breve ma che racchiude un concetto fondamentale: la conoscenza di una disciplina è il presupposto per utilizzarla al meglio. Il Nobel di Parisi ne è un esempio lampante, ma fermarsi qui sarebbe un errore, alla Ricerca serve qualcosa di più.

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