Domenica, 25 Luglio 2021
Piano "insufficiente"

Perché la nuova Alitalia parte col piede sbagliato

Il 15 ottobre decolla Ita, la nuova compagnia aerea nata dalle ceneri di Alitalia. Partenza con flotta ridotta e con meno di 3mila dipendenti, per un piano approvato dall'Europa, ma non dai sindacati: "Numeri insufficienti per competere sul mercato"

Foto di repertorio Ansa

Il prossimo 15 ottobre saluteremo nei cieli Ita, la compagnia aerea che nasce dalle ceneri di Alitalia. Di recente il Governo e la Commissione europea hanno trovato l'accordo sul piano industriale della nuova società destinata a prendere il posto di Alitalia: Ita, che sta per Italia Trasporto Aereo, all'inizio potrà contare su una flotta di 52 aerei e sarà in grado di assorbire inizialmente soltanto tra i 2.750 e i 2.950 dipendenti.

Il piano industriale di Ita, la nuova Alitalia

Come specificato dal ministero dell'Economia e delle Finanze, l'intesa con la Commissione Ue ha permesso di garantire ''la discontinuità necessaria al rispetto della normativa europea. L’esito positivo dell’interlocuzione con gli uffici della Commissione consente di avviare le procedure relative all’aumento di capitale di Ita e crea le condizioni per la firma del Memorandum d’intesa per il passaggio di determinate attività da Alitalia a Ita". Ma cosa prevede questo piano? Ita sarà a tutti gli effetti una nuova compagnia aerea italiana che, grazie ad un aumento di capitale da 700 milioni di euro, potrà acquisire gli asset necessari per gestire il settore volo. Tali asset, come previsto dall'accordo con l'Ue, potranno essere acquisiti da Ita tramite una negoziazione diretta con l'Amministrazione Straordinaria di Alitalia, mentre il brand del vettore ormai in dismissione verrà ceduto attraverso una gara pubblica a cui Ita parteciperà. Stesso destino per le attività comprese nel settore ''Ground Handling'', ossia quello della gestione degli aeromobili a terra, e quelle del settore ''manutenzione''. 

Si parte con 52 aerei e meno di 3mila lavoratori

Sia per la flotta di aerei che per i dipendenti, il piano di Ita prevede un progressivo aumento delle forze da mettere in campo. Si parte dai 52 aerei a disposizione il prossimo 15 ottobre, che nel 2020 dovranno diventare 78. Nel 2025, con l'inserimento degli aeromobili di nuova generazione, la flotta arrivera a quota 105. Per quanto riguarda i lavoratori si partirà con meno di 3mila unità, con il piano che prevede di arrivare nel 2025 ad avere un numero di dipendenti tra i 5.550 e i 5.700 dipendenti. Un numero molto inferiore agli oltre 10mila unità di Alitalia, che però potrebbe aumentare se Ita riuscisse ad vincere le gare per le attività di manutenzione e Ground Holding. Infine, Piano industriale è stato approvato prevedendo un fatturato che nel 2025 raggiungerà 3,3 miliardi di euro, con un risultato economico (EBIT) di 209 milioni di euro e un pareggio operativo da realizzarsi entro il 3° trimestre del 2023. 

Quanto ci è costata Alitalia

Il 15 ottobre quindi, sarà a tutti gli effetti il giorno dello ''switch'' tra Alitalia e Ita, un cambio che pone fine alla storia decennale del vettore italiano, che nel corso degli anni ha preso sempre più le sembianze di una ''sanguisuga'' per le casse dello Stato. Gli ultimi tre miliardi di euro sono stati stanziati con il decreto Rilancio dello scorso maggio proprio per costituire la Newco Ita, ma il conto dal 1974 ad oggi, parla di 13 miliardi. Secondo i dati Mediobanca, nel periodo tra il 1974 e il 2014 i vari Governi hanno sborsato 7,4 miliardi di euro, tra aumenti di capitale, contributi e garanzie prestate. Nello stesso intervallo di tempo Alitalia ha generato introiti per a 2,075 miliardi di euro, con un saldo in negativo di oltre tre miliardi. Nel 2014 la compagnia venne acquisita da Ethiad, ma il vero ''decollo'' non avvenne mai, anzi, nel 2017, dopo la bocciatura del piano di salvataggio, la società entrò in amministrazione controllata, con il governo Gentiloni che decise per l'ennesima ricapitalizzazione da 900 milioni di euro, un prestito la cui scadenza venne prorogata diverse volte fino alla completa eliminazione attuata dal primo governo Conte. Il conto arriva così a circa 10 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti i 3 miliardi necessari per la nascita di Ita. 

Perché la nuova Alitalia rischia di partire male

Un piano, quello di Ita, che ha incontrato il favore dell'Europa ma non quello dei sindacati, che lo hanno definito ''inaccettabile''. I motivi li ha spiegati a Today Ivan Viglietti, Responsabile Dipartimento Piloti - Trasporto Aereo di Uiltrasporti: ''Prima di approfondire i vari punti critici della questione va analizzato il metodo: noi non siamo stati minimamente convocati o consultati dal Governo che invece è andato a trattare in Europa sul piano industriale, un piano che noi conosciamo soltanto tramite i giornali e i comunicati stampa delle istituzioni. Purtroppo, dal piano approvato per Ita emerge tutto ciò che temevamo''.

Ma cosa c'è che non va nel piano della nuova Alitalia? Come sottolinea Viglietti, i punti critici sono diversi: "Il primo problema riguarda la dimensione della flotta, che dovrebbe essere di 52 aereo, un numero che noi consideriamo ampiamente insufficiente. Per poter competere nel mercato in maniera accettabile in questo momento sarebbero necessari almeno 100 aeroplani, suddivisi in 70% per tratte a medio raggio e 30% a lungo raggio".

''Il secondo tema – prosegue Viglietti – riguarda i settori di Ground Holding e manutenzione, che secondo noi dovrebbero far parte del perimetro aziendale e invece rischiano di finire nelle mani di qualcun altro, visto che sarà necessario vincere le gare d'appalto. Stesso discorso per il marchio Alitalia, se Ita non dovesse vincere la gara pubblica c'è il pericolo che il brand venga acquisito da altre compagnie, anche straniere, con un un danno commerciale e d'immagine di dimensioni imponenti''.

Errori strategici che, se commessi in questa fase di rilancio, potrebbero pregiudicare l'andamento futuro della società, oltre a provocare conseguenze nefaste sui livelli occupazionali: ''Il problema dei posti a rischio nasce proprio dalle criticità di questo piano. Con una flotta di 100 aerei e i settori di manutenzione e Ground Holding sotto controllo, il problema dell'occupazione neanche si porrebbe. Chiaro che con queste condizioni si parte con meno di 3mila dipendenti, che poi dovrebbero diventare 5.700 nel 2025. Ancora non è chiaro se questi numeri fanno riferimento soltanto al settore aviation, per cui ci sarà una trattativa diretta e privata, o contempla anche i settori per cui vanno vinte le gare pubbliche: esiste comunque una discrepanza tra gli attuali 10.400 lavoratori di Alitalia e quelli previsti dal piano''.

''Totale incertezza sui numeri, i lavoratori sono arrabbiati"

Una totale incertezza che ovviamente si ripercuote sugli stessi lavoratori, come raccontato a Today dal Responsabile Dipartimento Piloti - Trasporto Aereo di Uiltrasporti: ''I lavoratori sono preoccupati e arrabbiati. Dopo quattro anni di amministrazione straordinaria, diversi Governi e tante promesse, un grande pezzo dell'economia italiana, che è anche il loro posto di lavoro, vive ancora nell'insicurezza e con il rischio di perdere migliaia di posti di lavoro. Noi abbiamo sempre chiesto la conferma di tutti i lavoratori, non possiamo immaginare un Governo che investe 3 miliardi di euro in un piano che prevede dei licenziamenti, sarebbe assurdo''.

Da tempo le sigle di settore chiedono al Governo un incontro, chiamate che, almeno fino a questo momento, sono rimaste inascoltate: ''Ormai da oltre un anno – conclude Viglietti – chiediamo una convocazione al ministro dei Trasporti per aprire un tavolo sulla riforma del settore, sul sistema aeroportuale e sulle regole di concorrenza ''drogate'', grazie a cui vettori low cost riescono a godere di vantaggi competitivi dati sia dalla loro residenza fiscale, sia dalla mancanza di un sistema di regolamentazione. Competere a queste condizioni è difficile, se non impossibile. Per questo motivo, se il piano dovesse rimanere quello riportato dai media, ho qualche dubbio sul fatto che verrà rispettata la data del 15 ottobre''. Ita, Alitalia o nuova Alitalia, se i presupposti sono questi, sono previste ''turbolenze durante il volo''. Sempre se ci sarà un volo.

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