Lunedì, 15 Luglio 2024
Caccia alle risorse

Il problema del governo Meloni con le nuove aliquote Irpef

L'esecutivo vorrebbe accorpare i primi due scaglioni ed estendere l'aliquota più bassa ai redditi fino a 28mila euro, per evitare che l'attuale sistema a quattro aliquote vada ad erodere i benefici del taglio del cuneo fiscale (che il governo punta a prorogare per tutto il 2024). Il nodo delle risorse e cosa può succedere

Il governo Meloni ha un piano per la prossima legge di bilancio: accorpare i primi due scaglioni Irpef ed estendere l'aliquota più bassa, quella oggi al 23%, ai redditi fino a 28mila euro. L'esecutivo punta a mettere in campo questo intervento soprattutto per evitare che l'attuale sistema a quattro aliquote vada ad erodere i benefici del taglio del cuneo fiscale, che il governo punta a prorogare per tutto il 2024. Ma andiamo con ordine, cercando di fare chiarezza. Attualmente, l'Irpef ha quattro aliquote: 23%, fino a 15.000 euro; 25%, da 15.000,01 a 28.000 euro; 35%, da 28.000,01 a 50.000 euro; 43%, oltre i 50.000 euro. Tra gli obiettivi dichiarati (almeno a parole) c'è la riduzione delle aliquote dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, da quattro a tre, accorpando appunto i primi due scaglioni, nel rispetto "del principio di progressività e nella prospettiva di transizione del sistema verso l'aliquota impositiva unica" (cioè la flat tax). Ma c'è un problema, inutile girarci troppo intorno: i soldi a disposizione. Se la riduzione dei contributi previdenziali sembra avere già un posto sicuro in manovra, mentre invece è quasi del tutto sfumata la possibilità che parta già da quest'anno la detassazione delle tredicesime, l'intervento sull'Irpef è però in stand-by, in attesa di capire il quadro delle risorse finanziarie disponibili, che sarà più chiaro a fine mese.

La questione delle aliquote Irpef in manovra

In realtà, le nuove aliquote Irpef potrebbero essere rinviate almeno al 2024. Solo per riordinare l'Irpef ci vorrebbero almeno 4 miliardi di euro, ma sappiamo che nella prossima legge di bilancio le risorse basteranno a malapena per confermare le misure esistenti. La premessa inserita nella legge sulla delega fiscale, approvata in via definitiva dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta ufficiale, è sempre la stessa: "Senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica". In ogni caso, il prossimo passaggio da segnare sul calendario è l'avvio della sessione di bilancio a fine settembre. Mancano pochi giorni. In quell'occasione il governo presenterà la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef), punto di partenza per la legge di bilancio 2024: in quel momento saranno più chiari gli effetti della riforma della tassazione sugli stipendi dei lavoratori e sulle pensioni, a partire dal prossimo anno.

Cosa può succedere, dunque? A fare il punto sul lavoro del governo in vista della prossima legge di bilancio è stato il viceministro dell'economia e delle finanze Maurizio Leo (Fratelli d'Italia), che lavora in prima linea sul "dossier fisco". Sul suo tavolo entro mercoledì 20 settembre sono attese le proposte degli esperti per mettere a punto i primi schemi di decreti attuativi della riforma fiscale: si tratta del lavoro compiuto in circa un mese e mezzo dalle tredici commissioni che hanno lavorato sulle diverse tematiche, dalla fiscalità internazionale ai vari tributi. Il viceministro dell'economia ha già promesso entro fine mese un testo per far entrare in vigore alcune norme dal 1° gennaio 2024. Le prime a partire saranno quelle che non richiedono risorse, mentre per il resto si attende di capire il quadro della Nadef. In attesa di questo verdetto, sulla riforma dell'Irpef le idee però sembrano essere chiare.

Quanti soldi servirebbero?

"L'obiettivo è accorpare i primi due scaglioni in un unico scaglione con un'aliquota al 23%", ha argomentato Leo. La necessità, ha spiegato il viceministro, è evitare che i soldi in arrivo dal taglio del cuneo fiscale, che il governo punta a prorogare "per tutto l'anno", vengano erosi dall'attuale meccanismo a quattro aliquote. In altre parole: aumentare la soglia del primo scaglione Irpef servirebbe proprio ad accompagnare e potenziare il taglio del cuneo fiscale previsto per tutto l'anno prossimo. L'ostacolo però è determinato dalle risorse economiche: per il taglio del cuneo, unito all'accorpamento dei primi due scaglioni Irpef, servono almeno "14 miliardi". Sembra invece già rimandato al prossimo anno il promesso intervento sulle tredicesime: anche qui si attende la Nadef, ma il viceministro vede "abbastanza complesso trovare le risorse per le tredicesime del 2023".

A preoccupare il governo in vista della definizione della manovra è l'intero quadro dei conti pubblici. Maurizio Leo non nasconde le difficoltà: la linea del ministero dell'economia e delle finanze resta improntata alla massima prudenza. "La situazione è abbastanza complessa", ammette, ricordando "il fardello del superbonus", che pesa per "circa 100 miliardi sulle spalle dell'erario". Si attende di capire dall'Unione europea se questo "comporterà un impegno di competenza del 2023, ma in ogni caso ci sarà un effetto finanziario nel 2024", avverte il viceministro.

Rovinati dal superbonus, bomba sociale per un milione di persone

Qualche "spazio fiscale" da poter sfruttare potrebbe arrivare dalla revisione del Pil annunciata per venerdì 22 settembre dall'Istat: l'istituto di statistica renderà nota la revisione delle stime annuali dei conti nazionali del 2020-2022 e anticiperà per il Pil 2021 "una revisione al rialzo del livello compresa tra 1,8 e 2,1% rispetto alle stime diffuse il primo marzo 2023 e, conseguentemente, un rialzo del tasso di crescita del medesimo anno".

Per la caccia alle risorse, però, servirà anche un deciso cambio di passo sulla lotta all'evasione fiscale, oltre che un probabile riordino delle oltre seicento tax expenditures, le detrazioni e agevolazioni fiscali che riducono il prelievo ai contribuenti. Con un "lavoro chirurgico", senza toccare le detrazioni per mutui, spese sanitarie e istruzione, si possono racimolare anche "800 milioni, un miliardo", ha detto Leo. Ma si sa: tra il dire e il fare... c'è di mezzo la Nadef.

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