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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Settore privato

La "ripresina" italiana: 813mila nuovi posti di lavoro ma quasi tutti "a tempo"

Boom di licenziamenti tra i posti fissi e dei nuovi contratti di lavoro solo in minima parte sono a tempo indeterminato

Nei primi nove mesi del 2021 stati più circa 813mila i nuovi posti di lavoro. Lo riporta l’Osservatorio sul precariato dell'Inps.

Le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nei primi nove mesi del 2021 sono state 5.265.000, con un aumento rispetto allo stesso periodo del 2020 (+19%) dovuto alla marcata crescita osservata a partire da marzo 2021. L'aumento ha interessato tutte le tipologie contrattuali, ma è risultato più accentuata per quanto riguarda le assunzioni con contratti di somministrazione (+32%) e stagionali (+31%). Più contenuta invece la crescita per le altre tipologie di contratti: apprendisti (+22%), tempo determinato (+18%), intermittenti (+14%) e tempo indeterminato (+8%).

Per quanto riguarda le classi dimensionali, le aziende con "100 e oltre dipendenti" sono quelle che hanno fatto registrare registrare gli aumenti più significativi generalizzati a tutte le tipologie contrattuali nel terzo trimestre del 2021 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Confrontando sempre terzo trimestre 2021 con terzo trimestre 2020, per quanto riguarda le tipologie ore l'incredimento ha interessato essenzialmente le prestazioni a tempo pieno.

Le trasformazioni da tempo determinato nei primi nove mesi del 2021 sono risultate 339.000, in flessione rispetto allo stesso periodo del 2020 (-11%), ma nel secondo trimestre 2021 si registrano comunque variazioni sempre positive, ricorda l'Inps. Nello stesso periodo le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo sono aumentate del +20%.

Le cessazioni fino a settembre 2021 sono state in tutto 4.452.000, in aumento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (+7%). In flessione le cessazioni dei contratti intermittenti (-10%), pressoché stabili le cessazioni di contratti a tempo determinato (-1%), in aumento tutte le altre tipologie, contratti in somministrazione (+22%), contratti in apprendistato (+19%), contratti a tempo indeterminato (+13%) e contratti stagionali (+11%).

Dal 1 luglio 2021 per i comparti industriali con esclusione del tessile-abbigliamento-calzature (Tac) sono cadute le restrizioni ai licenziamenti, attivate nella primavera del 2020 e successivamente confermate per contrastare gli effetti occupazionali della pandemia. A luglio nell'industria escluso il settore Tac) il numero di licenziamenti registrati si è significativamente avvicinato al livello del 2019 (da un rapporto continuo, per i mesi precedenti, attorno al 20-30% si è saliti all’80%) ma non l'ha comunque raggiunto e nei successivi mesi di agosto e settembre non si è affatto verificato un ulteriore avvicinamento.

I numeri sui rapporti di lavoro con benefici e agevolazioni

Tra gennaio-settembre 2021 sono stati 21.522 i rapporti di lavoro (12.711 assunzioni e 8.811 trasformazioni a tempo indeterminato) che hanno usufruito dei benefici previsti dall'esonero triennale strutturale per le attivazioni di contratti a tempo indeterminato di giovani fino a 35 anni (legge n. 205/2017). Un dato in forte diminuzione rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (-65%) che per l'Inps va valutato tenendo conto dell'istituzione dell’esonero per nuove assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato di giovani (art.1 Legge n. 178/2020) reso operativo con messaggio Inps pubblicato nel mese di ottobre 2021 ma al momento non ancora amministrativamente rilevabile.

Nel corso dei primi nove mesi del 2021 sono state inoltre 202.000 le attivazioni a tempo indeterminato che hanno beneficiato della decontribuzione per il Sud. Nel complesso, considerando tutte le misure e anche le agevolazioni per la trasformazione da apprendistato in tempo indeterminato, l'Inps registra che sull’insieme di circa 1.457.000 attivazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato quelle agevolate risultano 541.000 con un’incidenza pari al 37%.

Il saldo sui dodici mesi è in recupero

Il saldo annualizzato, dopo gli andamenti negativi registrati nei mesi più acuti della pandemia nella primavera del 2020 e nell'utunno-inverno 2020-2021, a marzo ha segnalato un continuo recupero. A giugno 2021 si sono registrate 694.000 posizioni di lavoro in più rispetto al giugno 2020; nei mesi successivi questa crescita si è assestata e a settembre risulta pari a +557.000, con un saldo positivo in tutte le tipologie contrattuali. In particolare per il tempo indeterminato la variazione positiva risulta pari a 173.000 unità mentre per l'insieme delle altre tipologie contrattuali la variazione complessiva è pari a 384.000 unità, con un ruolo rilevante sia dei rapporti a termine che dei rapporti in somministrazione.

Confrontando la situazione a settembre 2021 con settembre 2019 si registra un saldo decisamente positivo per i rapporti di lavoro a tempo indeterminato (+366.000, sommando  risultati positivi sia per la prima che la seconda annualità considerata); anche per l'insieme delle altre tipologie contrattuali a livello biennale il saldo risulta marcatamente positivo (+179.000) con il pieno recupero della perdita che era stata registrata tra settembre 2020 e settembre 2019.

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