Venerdì, 14 Maggio 2021
Documento di economia e finanza

Come dopo una guerra: investimenti shock ma il debito pubblico è record da oltre 100 anni

Via libera al nuovo scostamento da 40 miliardi: insieme al recovery plan un piano di investimenti da 237 miliardi di euro per fermare l'ondata di disoccupazione prevista in crescita al 9.6% per il 2021

Col nuovo scostamento di bilancio il debito pubblico italiano scala nuove vette, segnando il record da oltre 100 anni. Il rapporto tra debito pubblico e Pil stimato al 159,8% quest'anno, supera anche quello del primo dopo-guerra che si attestò al 159,5%.

Sono questi i numeri più indicativi per rappresentare la situazione economica dell'Italia, un paese piegato dalla pandemia e che guarda con timore alla fine del blocco dei licenziamenti previsto per il prossimo 30 giugno (fino al 31 ottobre salvi solo i destinatari dell’assegno ordinario e della cassa integrazione in deroga).

Il timore è che si possa verificare un vero e proprio tsunami sociale con posti di lavoro a rischio stimati tra il milione (secondo i più pessimisti) e le 500mila unità. Il tema è delicato anche visti i tanti riposizionamenti aziendali e i giuslavoristi confidano che si possa assistere a un aumento di recessi collettivi solo a partire da settembre. 

Il quadro programmatico dell'esecutivo Draghi stima che il tasso di disoccupazione salirà al 9,6% nel 2021 per poi - secondo le previsioni del Def - inizierà un percorso di riduzione per scendere al 9,2% nel 2022, all'8,5% nel 2023 e all'8% nel 2024.

Questa premessa era necessaria per capire la portata shock degli investimenti connessi al nuovo decreto sostegni che il governo sta preparando: dal voto di oggi del consiglio dei ministri che ha approvato la richiesta del nuovo scostamento di bilancio potranno infatti essere usati ben 40 miliardi di euro per aiutare le imprese nella ripartenza.

Il nuovo decreto sostegni 

Il nuovo e si "auspica" ultimo provvedimento di sostegno alle imprese porterà in dote investimenti pubblici da 237 miliardi di euro complessivi: sono le due gambe della strategia definite dal Documento di Economia e Finanza approvato dal Consiglio dei ministri che incorpora il Recovery Plan insieme ad uno scostamento di bilancio da 40 miliardi che sarà impiegato principalmente per finanziare il nuovo decreto.

Dal documento emergono due dati: fino al 2025 l'Italia non guarderà al traguardo di abbassare al 3% il rapporto tra deficit e Pil portando avanti una politica economica espansiva almeno fino al prossimo 2022, per intraprendere un graduale cammino di consolidamento fiscale. La previsione, ed è questo il secondo dato da considere, è che la ripresa possa essere talmente vigorosa da portare a un rimbalzo del Pil nel 2021 al +4,5% per tornare a livelli pre-crisi pandemica (+1,8%) nel 2024. 

Lo shock descritto dal ministro dell'economia Daniele Franco nella premessa al Def prenderà la forma di "un grande programma di investimenti che, se ben disegnati e attuati, costituiranno un decisivo fattore di crescita dell'economia italiana".

Si tratta, appunto, di 237 miliardi a partire dal 222 miliardi di fondi Ue e nazionali che compongono il Pnrr cui si aggiungeranno circa 15 miliardi netti provenienti dalle altre componenti del Next Generation EU.

Per accompagnare gli investimenti, spiega ancora Franco nel Def, arriveranno anche la semplificazione per le opere pubbliche, la riforma della Pubblica Amministrazione, della giustizia e della concorrenza necessarie per attuare il piano. Tra le riforme, capitolo cruciale e parallelo al Pnrr, anche quella del fisco che nella seconda metà del 2021 "sarà oggetto di un'articolata revisione" per affrontare il "complesso del prelievo, a partire dall'imposizione personale".

Entro la fine del mese dunque arriveranno il dl Sostegni bis e verrà completato il Recovery Plan (affrontando anche finalmente la questione della governance). Per il provvedimento, ha scritto Franco nella premessa al Def, il governo "darà la priorità alla celerità degli interventi, pur salvaguardandone l'equità e l'efficacia". Si garantisce che gli aiuti alle aziende e ai lavoratori colpiti dalle restrizioni causate dalla pandemia verranno assicurato. 

Si conferma che i "sostegni ai titolari di Partite Iva e alle imprese impattate dalla crisi da Covid-19" sono "più di metà degli impegni previsti sul 2021. Saranno inoltre adottate misure per aiutare le imprese a coprire i costi fissi, sia sgravio di imposta che la copertura della quota fissa delle bollette e di parte dei canoni di locazione tramite crediti d'imposta.

Si lavorerà sulla liquidità: "per sostenere l'erogazione del credito alle piccole e medie imprese la scadenza del regime di garanzia dello Stato sui prestiti sarà prorogata dal 30 giugno a fine anno. Anche la moratoria sui crediti delle PMI sarà estesa nel tempo".

Nel provvedimento, prosegue il Def, "saranno inoltre reintrodotti rinvii ed esenzioni si imposta già attuati con precedenti provvedimenti nel corso del 2020. Sarà altresì innalzato il limite alle compensazioni di imposta". Si prorogherà l'indennità a favore dei lavoratori stagionali e si introdurrano nuove misure a favore dei giovani, ad esempio uno sgravio fiscale sull'accensione di nuovi mutui per l'acquisto della prima casa.

Messa nera su bianco infine l'intenzione di creare un fondo ad hoc per i progetti paralleli al Recovery Plan con un orizzonte decennale. Si è parlato in questi giorni di una somma che si aggira attorno a 30 miliardi complessivi e che sarà destinata a 'salvare' i progetti che per tempistica o criteri potrebbero non entrare tra quelli a cui darà il via libera Bruxelles.

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