Venerdì, 7 Maggio 2021
Italia

Un reddito è per sempre: tra in-occupabili e esenti l'obiettivo lavoro è un miraggio

Il reddito di cittadinanza non è solo una misura per combattere la povertà, ma prevede per i beneficiari del sussidio l'indirizzamento verso due percorsi per la reintroduzione nel mercato del lavoro: peccato che gli "occupabili" siano davvero in pochi

Il Reddito di cittadinanza, come noto, introducendo il nuovo sussidio, prevede l'indirizzamento dei beneficiari verso due diversi percorsi:

  • l'inserimento nel mercato del lavoro tramite i Centri per l’impiego;
  • un percorso di inclusione sociale tramite i Comuni, riservato alle famiglie con più ridotte possibilità di occupabilità e con problemi di povertà multidimensionale.

Dopo le modifiche apportate al testo del "decretone" si è reso necessario per l'ufficio parlamentare di bilancio effettuare una valutazione di quante famiglie e quanti individui verranno presumibilmente indirizzati, almeno inizialmente, verso l’inserimento lavorativo e quanti verso il percorso d’inclusione sociale. Un calcolo necessario anche per capire l'entità delle risorse necessarie e anche per quanto tempo dovranno essere disposte.

Vediamo dunque oggi non i diritti dei percettori del reddito di cittadinanza, ma gli obblighi. Vincoli che non valgono tuttavia per alcune tipologie di famiglie ovvero:

Sono esenti e quindi escluse da qualsiasi obbligo e percepiscano il sussidio economico senza ulteriori vincoli:

  • le famiglie beneficiarie del Rdc formate esclusivamente da componenti già occupati oppure che si trovano in condizioni di non occupabilità (ovvero minorenni, studenti o in formazione, anziani, disabili o con carichi di cura).

Nota bene: per occupati si intende soltanto coloro che percepiscono un reddito annuo superiore al reddito minimo escluso da imposizione (circa 8.100 euro per i lavoratori dipendenti e 4.800 euro per i lavoratori autonomi.

In presenza di almeno un componente non esente invece le famiglie con:

  • "persone prontamente attivabili" (non occupato da non più di due anni o beneficiario della NASPI o avere sottoscritto un Patto di servizio) saranno indirizzate ai Centri per l’impiego;
  • "persone di difficile occupabilità" saranno indirizzate ai servizi sociali dei Comuni.

Indirizzati ai centri per l'impiego anche i beneficiari del Rdc maggiorenni con età pari o inferiore a 29 anni.

Tutto ciò premesso, secondo le stime dell'ufficio parlamentare di bilancio, delle circa 1,3 milioni di famiglie beneficiarie del reddito di cittadinanza, ben il 29% risulterebbe senza obblighi di alcun genere, il 26% verrebbe almeno inizialmente inserito nel percorso lavorativo e il restante 45% in quello di inclusione gestito dai Comuni.

L'ufficio parlamentare di bilancio evidenzia comunque una forte eterogeneità tra gli oltre 3,6 milioni di beneficiari di Rdc

Tra chi verrà indirizzato al reinserimento nel mercato del lavoro (26%) solo meno della metà vengono ritenute "prontamente attivabili" (47%). Mentre la maggior parte rischiano di restare "a carico" della collettività perché troppo lontane da un percorso di lavoro.

Inoltre tra le famiglie assegnate al percorso di inclusione (45%) sarebbero appena il 14% i soggetti "prontamente attivabili" ovvero capaci di essere reimpiegati (e inviati ai Centri per l’impiego). Infatti il 38 per cento è composto da individui "non immediatamente attivabili" e per quasi la metà (48%) da persone esenti.

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