Venerdì, 5 Marzo 2021
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Sorpresa, la ripresa "si vede" più in Italia che in Europa: occupati in sensibile aumento

Dati del Belpaese in controtendenza rispetto all'UE. 114mila contratti in più per uomini, donne e giovani ma - soprattutto - per gli ultracinquantenni. Il mercato del lavoro in Italia nell'ultimo anno ha visto 153mila persone uscire dall'onta della "disoccupazione". Ma Di Maio ammonisce: "Dati fuorvianti, è record di precariato"

A maggio 2018 la stima degli occupati registra un sensibile aumento (+0,5% rispetto ad aprile, pari a +114 mila).

Eppure il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio appunta come i dati sono forvianti: "È un record di precariato". I dati Istat, aggiunge il ministro, "rilevano i contratti" che ci sono. "Oggi in decreto Dignità - sottolinea il leader del M5s - iniziamo a smantellare quella parte di jobs act che ha creato precarietà in Italia". L'obiettivo, rileva, ''passa anche per rapporto con imprese che devono smettere di spendere soldi in burocrazia così più risorse per valore da creare in economia e dipendenti''.

Se infatti continua la crescita degli occupati, dalla seconda metà del 2016 sono stati quasi esclusivamente i contratti a termine a trainare la crescita, nonostante la ripresa economica spiega il Segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra. "Riteniamo però che la legge debba affidare un importante ruolo alla contrattazione aziendale, la sola in grado di coniugare l`esigenza di flessibilità delle aziende con il contrasto alla precarietà. Vanno inoltre mantenuti gli incentivi ai contratti a tempo indeterminato e va sempre più incoraggiato l`apprendistato, soprattutto quello duale che coniuga lavoro e formazione".

Cosa dice l'Istat su lavoro e disoccupazione

L'istituto nazionale di statistica evidenzia come il tasso di occupazione sia salito nel mese di maggio al 58,8% (+0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente). La crescita congiunturale dell'occupazione coinvolge uomini (+80 mila) e donne (+35 mila) e riguarda i 25-34enni (+31 mila) e, soprattutto, gli ultracinquantenni (+98 mila). Crescono nell'ultimo mese sia i dipendenti permanenti (+70 mila) sia quelli a termine (+62 mila), mentre, dopo l'aumento dei due mesi precedenti, registrano una lieve flessione gli indipendenti (-18 mila).

A maggio disoccupazione cala al 10,7%

A maggio il tasso di disoccupazione si attesta all'10,7%, in calo di 0,3 punti percentuali su base mensile, mentre quello giovanile cala al 31,9% (-1 punto percentuale). Lo rileva l'Istat secondo cui la stima delle persone in cerca di occupazione a maggio registra un forte calo (-2,9%, pari a -84 mila). La diminuzione della disoccupazione riguarda entrambi i generi e tutte le classi di età.

A maggio la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 è ancora leggermente in calo (-0,1%, -13 mila). La flessione riguarda gli uomini e si concentra tra gli ultracinquantenni. Il tasso di inattività rimane stabile al 34%.

Si rafforza la ripresa: diminuiscono i senza lavoro

Nel periodo marzo-maggio 2018 si stima una intensa crescita degli occupati (+0,9% rispetto al trimestre precedente, pari a +212 mila). L'aumento interessa entrambe le componenti di genere e coinvolge le persone tra i 15 e i 34 anni (+63 mila), ma soprattutto gli ultracinquantenni (+168 mila). Crescono nel trimestre tutte le tipologie professionali: +38 mila i dipendenti permanenti, +70 mila gli indipendenti e +105 mila i dipendenti a termine. Alla crescita degli occupati nel trimestre si accompagna il calo dei disoccupati (-0,5%, -15 mila) e quello più forte degli inattivi (-1,4%, -191 mila).

Su base annua si rafforza la crescita occupazionale (+2%, +457 mila). L'espansione interessa uomini e donne e si concentra tra i lavoratori a termine (+434 mila), mentre restano sostanzialmente stabili i permanenti e sono in lieve ripresa gli indipendenti (+19 mila). Crescono soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+468 mila) e i 15-34enni (+106 mila) mentre calano gli occupati tra i 35 e i 49 anni (-116 mila). Al netto della componente demografica si registra un segno positivo per l'occupazione in tutte le classi di età. Nei dodici mesi diminuisce in misura significativa il numero di disoccupati (-5,2%, -153 mila) e quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-2,6%, -345 mila).

Calano le commesse da parte di USA e Cina

La produzione industriale italiana torna a crescere nel secondo trimestre 2018 ma avanza con un ritmo fiacco. La variazione congiunturale prevista nella media dei mesi primaverili è di +0,2%, dopo il calo dello 0,3% nel primo trimestre. Tale dinamica è spiegata dal rimbalzo dell'attività rilevato in maggio (+1,1%, dopo -1,2% in aprile) e da una sostanziale stabilizzazione in giugno (+0,2%).

La fiducia degli imprenditori manifatturieri, in graduale peggioramento da marzo, è coerente con un andamento debole della produzione industriale nei prossimi mesi, specie per il rallentamento della domanda estera. A giugno si registra un aumento della produzione industriale dello 0,2% su maggio, quando è stato stimato un recupero dell'1,1% su aprile. È quanto emerge dalle rilevazioni contenute nell'indagine rapida del Centro Studi di Confindustria.

Nel secondo trimestre del 2018 si registra una variazione congiunturale di +0,2%, dopo -0,3% nel primo; il terzo trimestre eredita una variazione acquisita di +0,2%. La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, avanza in giugno del 2,1% rispetto allo stesso mese del 2017; in maggio è cresciuta del 3,1% sui dodici mesi. Seppure in rallentamento, l'incremento annuo della produzione media giornaliera resta robusto nell'ultimo bimestre e consolida il trend positivo iniziato 2 anni fa. Gli ordini in volume aumentano in giugno dello 0,3% sul mese precedente (+2,4% su giugno 2017) e in maggio dello 0,6% su aprile (+3,2% annuo).

Gli indicatori qualitativi relativi al manifatturiero hanno continuato a diminuire in maggio e giugno e segnalano il persistere di una sostanziale debolezza dell'attività anche nei prossimi mesi, soprattutto a causa del peggiora-mento della domanda estera.

I giudizi e le attese degli imprenditori (Indagine Istat) sono, infatti, risultati meno positivi per i timori legati alle prospettive di crescita dell'export italiano, compromesse dalle aggressive politiche commerciali americane e dal contestuale (e prospettico) rallentamento della domanda dei principali partner europei.

L'indebolimento della domanda estera è confermato anche dall'indagine trimestrale condotta presso le imprese esportatrici, tra le quali sono peggiorati i giudizi sul fatturato esportato nel secondo trimestre e sono di-venute più negative le attese sulla dinamica della domanda estera nei mesi estivi; è, inoltre, aumentata la quota di imprese che lamenta la presenza di significativi ostacoli all'attività di esportazione.

La ripresa c'é? Più in Italia che in Europa

Tra le sorprese dei dati economici l'indice sull'attività delle piccole e medie industrie che sono viste in "rallentamento in Europa -ai minimi da un anno e mezzo - mentre a giugno l'Italia è in controtendenza". Secondo l'indice dei responsabili degli approvvigionamenti di Ihs Markit, nella Penisola il manifatturiero ha segnato il primo rafforzamento da inizio anno, a 53,3 punti dai 52,7 di maggio.

L'economista di Markit Paul Smith spera che questo sviluppo indichi una stabilizzazione del settore dopo la recedente contrazione, ma aggiunge che nonostante gli aumenti occupazionali "persistono rischi: l'ottimismo circa l'attività futura è peggiorato al livello più basso in più di cinque anni - avverte - e aumenta la pressione dei costi, specialmente il prezzo dell'acciaio".

Anche perché in media nell'Unione valutaria la tendenza è un'altra, alla frenata appunto. Il Purchasing managers' index (Indice Pmi) per l'intera area ha segnato un calo a 54,9 punti a giugno, dai 55,5 di maggio con la lettura più debole da 18 mesi. Il dato definitivo ha subito anche una limatura rispetto alla stima preliminare e riflette l'indebolimento della crescita di produzione e dei nuovi ordini presso i manifatturieri.

Secondo Markit i valori dell'Indice Pmi sono risultati più bassi in cinque nazioni tra quelle coperte dall'indagine, incluse quelle che hanno riportato i risultati migliori, Paesi Bassi e Austria. Espansioni più deboli anche in Germania, Grecia e Francia, con quest`ultima che sprofonda in coda alla classifica. Mentre la leggera accelerazione in Italia non è stata sufficiente a evitare la penultima posizione.

Incertezza politica sta frenando l'ottimismo

Sia la produzione che i nuovi ordini hanno registrato un forte rallentamento della crescita da fine 2017, con i tassi di giugno risultati i più deboli rispettivamente da novembre 2016 e agosto 2016. Consecutivamente ciò ha avuto un impatto sull`ottimismo, diminuito infatti al valore più basso in più di due anni e mezzo, afferma la società di ricerche con un comunicato.

"La preoccupazione maggiore arriva dall'entità del deterioramento della crescita delle esportazioni dall'inizio dell`anno e su come presto ciò potrebbe peggiorare", afferma il capo economista di Markit, Chris Williamson. "L`indagine mostra inoltre come le aziende stanno manifestando sempre più timori circa l`impatto delle tariffe e della guerra commerciale e su come si stiano preparando per ulteriori perdite delle esportazioni".

"Allo stesso tempo sono evidenti i segnali di come l'incertezza politica stia frenando l'ottimismo, fenomeno questo particolarmente evidente in Italia - sostiene Williamson - che, non a caso, è stata la nazione che a giugno si è posizionata al penultimo posto, subito prima della Francia".

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