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Sabato, 29 Gennaio 2022
Orgoglio nazionale

Perché l’economia italiana cresce più velocemente di quella mondiale

L'Ocse ha rivisto al rialzo le stime di crescita del Pil dell'Italia per il 2021, indicando una percentuale superiore alla media mondiale, a quella europea e agli Usa

Il 2021 è stato un anno difficile per l’Italia, a causa del perdurare della pandemia, ma abbiamo dimostrato di saper reagire bene davanti alle difficoltà. Non solo i numerosi trionfi sportivi iniziati questa estate con la vittoria dei campionati di calcio europei: dai ben più rilevanti fronti politico ed economico arrivano segnali positivi. Grazie anche alle politiche messe in atto dal governo per contrastate la pandemia e all’eccellente campagna vaccinale, l’Italia inizia ad essere presa ad esempio dagli altri stati membri (vedi "Anche la Germania ha il suo Figliuolo"). Proprio la Germania, conosciuta come la locomotiva europea, ossia come la nazione della zona euro che registra tradizionalmente spesso la maggiore crescita economica, quest’anno potrebbe vedersi togliere questo importante primato dall’Italia.

L'Ocse rivede al rialzo le stime sul Pil dell'Italia al 6,3%

Secondo le ultime stime fornite dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel 2021 l’economia mondiale crescerà del 5,6%, un po’ meno rispetto alle previsioni diffuse a settembre che erano per un +5,7%. L'ocse pone l'acdento sugli squilibri e diseguaglianze tra il mondo occidentale e le aree a più basso reddito a causa dei tassi di vaccinazione più bassi.

La buona notizia, per noi, è che l’economia italiana crescerà molto più della media mondiale e di quella europea, registrando un +6,3% (5,9% la precedente stima Ocse), battendo persino gli Usa. Le stime Ocse di crescita del Pil (prodotto interno lordo, valore dei beni e servizi prodotti da un paese in un arco di tempo, ndr) sono, infatti, del 5,2% per l’eurozona e del 5,6% per gli Stati Uniti.  Naturalmente nessuno batterà la Cina: +8,1% nel 2021. Mantenendo questo ritmo, però, potremmo arrivare ai livelli pre-Covid già attorno alla metà del 2022.

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Per il 2022, invece, l’Ocse prevede un Pil mondiale in crescita del 4,5% e un +3,2% per il 2023, per la zona euro un +4,3% e poi un +2,5%, per gli Usa un +3,7% nel 2022 e per la Cina un +5,1%. La capoeconomista dell’Ocse, Laurence Boone, ricorda che Omicron potrebbe rappresentare una minaccia per la ripresa, sottolineando l’importanza della campagna vaccinale, specie nelle aree meno sviluppate. Per quanto riguarda l’inflazione, invece, questa dovrebbe toccare il picco tra il 2021 e il 2022 per poi attestarsi gradualmente verso il 3%.

Cosa c’è dietro la crescita economica dell’Italia

Prima di tutto dobbiamo ricordare che nel 2020, quando è scoppiato il Covid, l’Italia ha registrato un crollo dell’economia del 9%, facendo peggio di quasi tutti i paesi della zona euro. La media europea, infatti, era del -6,5% mentre il dato mondiale del -3,4%. Un rimbalzo più ampio dell’economia nell’anno successivo è dunque quasi fisiologico.

Le nuove stime fornite dall’Ocse rappresentano “un riconoscimento al lavoro fatto dal Governo Draghi”, ha commentato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, riferendosi alla politica di bilancio espansionista. L’incremento dei consumi e il calo della disoccupazione hanno messo in atto in circolo virtuoso per l’economia che sta facendo crescere il paese nonostante le difficoltà, grazie anche all’eccellente gestione della campagna vaccinale da parte di Figliuolo e all’elevata propensione degli italiani alla vaccinazione.

Ora non ci resta che continuare a percorrere questa strada, facendo attenzione a come verranno utilizzati i fondi del Next Generation Ue, perché secondo molti esperti è proprio lì che si giocherà la partita finale. Per l’Italia, scrive l’Ocse, resta cruciale attuare le riforme strutturali per digitalizzare e semplificare la giustizia, aumentare la concorrenza, soprattutto nei servizi, e migliorare l’efficacia della pubblica amministrazione, insieme alla riforma fiscale per ridurre il cuneo e la complessità delle imposte sul lavoro.

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