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Mercoledì, 29 Maggio 2024
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C'è un grosso problema per i pagamenti col bancomat in tabaccheria

Un esercente su due rende impossibile ai clienti pagare attraverso i Pos, anche se dal 26 giugno scorso è entrato in vigore l'obbligo di accettare i pagamenti elettronici per i valori bollati, quelli postali e i generi di monopolio, come le sigarette. Il nodo delle commissioni bancarie per i piccoli importi e l'inefficacia del protocollo per ridurre i costi

C'è un grosso problema sui pagamenti elettronici: comprare una marca da bollo da 2 euro con la carta di credito o il bancomat è impossibile in una tabaccheria su due, malgrado ci sia un obbligo di legge. È quanto emerge da un'inchiesta di Altroconsumo che ha coinvolto cento tabaccherie di dieci città italiane: Milano, Padova, Roma, Bari, Cagliari, Napoli, Bologna, Palermo, Torino e Genova. Tra le città considerate dall'indagine, Genova e Napoli sono risultate le peggiori: solo due tabaccai su dieci hanno accettato il pagamento con carta. A Milano, invece, un tabaccaio ha chiesto addirittura una commissione per pagare con la carta di credito. Bologna e Padova sono state elette le migliori, perché in otto casi su dieci si è potuto pagare con carta. Anche Palermo si è distinta in positivo con sei sì su otto.

L'obbligo di accettare i pagamenti con bancomat e carte di credito

Praticamente un tabaccaio su due rende impossibile ai clienti pagare con carte di credito o bancomat. Nel 34% dei casi i tabaccai che hanno rifiutato il pagamento digitale hanno dichiarato che i valori bollati si possono pagare solo in contanti. Falso, perché dal 26 giugno scorso è entrato in vigore l'obbligo di accettare i pagamenti elettronici per i valori bollati (come, ad esempio, la marca da bollo per il passaporto), quelli postali e i generi di monopolio, come le sigarette. Inoltre, dal 2014 è in vigore l'obbligo per i negozianti di accettare i pagamenti digitali per qualsiasi importo, anche minimo.

Il 12% dei tabaccai che ha detto "no" alla richiesta di pagare con carta ha dichiarato che le commissioni bancarie sono troppo alte per una transazione di 2 euro. A Milano un tabaccaio ha "concesso" di pagare con la carta a fronte di una commissione di 20 centesimi, pratica ovviamente illegale. "La norma che obbliga esercenti e professionisti ad accettare i pagamenti digitali per tutti gli scontrini è in vigore in Italia da quasi dieci anni ormai, ma si tratta di un obbligo che di fatto non è mai stato messo in pratica", sottolinea Altroconsumo in una nota.

Le multe per gli esercenti che non autorizzano la transazione con carta di credito, bancomat o altri strumenti digitali, inoltre, sono arrivate solo nel 2022: dal 30 giugno dell'anno scorso chi non accetta un pagamento digitale di qualsiasi importo è passibile di una sanzione amministrativa pari a 30 euro, a cui va aggiunta una percentuale pari al 4% del valore del pagamento rifiutato. I controlli, a quanto pare, non sono efficaci, oppure sono pochi. E c'è il nodo delle commissioni bancarie per i piccoli importi. "Sarebbe auspicabile arrivare a un consistente abbassamento, se non un azzeramento, delle commissioni Pos per i pagamenti fino a 30 euro, che costituiscono la maggior parte di quelli effettuati dalle persone nella quotidianità e possono, quindi, consentire di far fare un balzo in avanti all'adozione dei pagamenti digitali", argomenta Altroconsumo.

Il nodo delle commissioni bancarie per i piccoli importi

Altroconsumo evidenzia la necessità che le commissioni di incasso siano sostenibili anche per le piccole attività, visto che una sua inchiesta ha mostrato, ad esempio, che per una colazione al bar da 5 euro con la carta, l'esercente si accolla una commissione che arriva anche a 50 centesimi, pari al 10%. A marzo scorso è stato istituito un tavolo tecnico presso il ministero dell'economia e delle finanze per individuare soluzioni per contenere i costi delle transazioni elettroniche, tra i quali i pagamenti attraverso i Pos. Dai lavori il 27 luglio scorso è arrivato un accordo siglato tra Abi (associazione bancaria italiana), Apsp (associazione italiana dei prestatori di servizi di pagamento), Confartigianato, Cna (confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa), Confcommercio, Confesercenti e Fipe (federazione italiana pubblici esercizi) per la definizione del "Protocollo d'intesa per la mitigazione, la maggiore comprensibilità e comparabilità dei costi di accettazione di strumenti di pagamento elettronici" (qui nel dettaglio).

Nell'accordo, l'Abi e l'Apsp si impegnano a invitare i propri associati a promuovere iniziative nei confronti degli esercenti per ridurre l'impatto dei costi di incasso sulle transazioni di basso valore, cioè non superiori a 30 euro. Impegno che riguarda solo esercenti e professionisti con ricavi e compensi di ammontare non superiore a 400mila euro. C'è anche la richiesta che le iniziative commerciali siano significativamente competitive per quanto riguarda le transazioni fino a 10 euro. L'accordo in questione, quindi, prevede solo un invito agli operatori affinché riducano le commissioni. A distanza di qualche mese, nei fatti, il protocollo per ridurre i costi con il Pos non è stato efficace.

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