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Domenica, 3 Marzo 2024
Il punto

Perché i parchi divertimento faticano a trovare lavoratori stagionali

Con il ritorno dell’estate i parchi divertimento italiani prevedono l’assunzione di circa 20mila lavoratori per implementare gli organici. Uno scenario migliore rispetto allo scorso anno, ma che fa i conti con un mondo del lavoro cambiato dal Covid. Quali sono i problemi e le possibili soluzioni? Lo abbiamo chiesto ai principali del settore

Dopo due anni di crisi dovuti alla pandemia, il settore dei parchi divertimento prova a ripartire tra nuove e vecchie problematiche, una tra tutte, quella della ricerca del personale. Nonostante le ingenti perdite registrate negli anni precedenti, il comparto ha previsto per il 2023 investimenti per 120 milioni di euro in nuove attrazioni, con l’assunzione di circa 20mila lavoratori stagionali, da aggiungere ai 10mila che dipendenti fissi.  Nel nostro Paese sono presenti 230 imprese tra parchi tema, acquatici, faunistici e avventura, aziende che in alcuni periodi dell’anno hanno la necessità di aumentare, e in alcuni casi raddoppiare, il proprio organico. 

I parchi divertimento e la ricerca dei lavoratori stagionali

Eppure, nonostante la carenza di lavoro sia uno dei principali problemi italiani, sono diverse le difficoltà che i parchi, alcuni più alcuni meno, incontrano nella ricerca di personale. Un problema che lo scorso anno era stato molto evidente, ma come stanno andando le cose quest’anno? Quali sono le difficoltà che incontrano i parchi? Ci sono figure più complicate da trovare? Lo abbiamo chiesto ai principali player del settore, tutti alle prese con l’evoluzione del mercato del lavoro post pandemia. "Terminati i tempi della crisi, trovare personale è diventato un lavoro certosino - ha spiegato a Today Giuseppe Ira, presidente di Leolandia - Abbiamo una squadra dedicata, ma non è facile, nonostante la nostra sia una struttura aperta praticamente tutto l’anno, ci sono tante difficoltà nel trovare il giusto equilibrio. Siamo costretti a fare anche sacrifici economici pur di allettare le persone, anche perché subiamo molto la concorrenza di tutto il sistema produttivo lombardo".

Il mondo del lavoro post pandemia

Ma se prima della pandemia le candidature, stagionali e non, erano tantissime, adesso la situazione è differente, come sottolineato da Ira: "Il bacino di lavoratori molto florido come quello degli studenti universitari, che prima erano soliti arrotondare lavorando nel parco, adesso si sta assottigliando. Siamo sempre alla ricerca di personale, perché nonostante i contratti c’è sempre qualcuno che rinuncia all’improvviso. Poi ci sono periodi, come quello estivo, in cui ho bisogno del doppio del personale, ma non è sempre facile trovarlo. I giovani sembrano sempre meno disponibili e sempre più spesso ci rivolgiamo agli immigrati. I due anni di chiusure e aperture ridotte ci hanno portato via tanti professionisti, costretti a trovare lavoro altrove o allettati da offerte che un parco non può pareggiare. Tecnici, manutentori e geometri sono i più difficili da trovare, ma non esiste un settore in cui non ci siano problemi a trovare personale, anche per i semplici commessi o per gli addetti alle pulizie. Trovare il personale giusto e formarlo è sicuramente il lavoro più difficile, ma noi diamo una possibilità a tutti". Per ovviare al problema, sono diverse le strategie messe in campo dai parchi, da una maggiore flessibilità verso i lavoratori ad una stagione sempre più lunga, fino al mantenimento dei prezzi: "Le difficoltà economiche si sentono - conclude Ira - abbiamo cercato di mantenere i prezzi vicini a quelli dello scorso anno per venire incontro alle esigenze dei nostri visitatori, famiglie che devono farei conti con gli aumenti delle bollette e della spesa. Inoltre, un’apertura più lunga rende il lavoro meno stagionale, anche se per i lavoratori stiamo studiando la possibilità di mettere a disposizione degli alloggi per i lavoratori che vengono da fuori".

Il reclutamento diventa no-stop

Discorso leggermente diverso per Gardaland, che sfrutta un piano di reclutamento praticamente no-stop, che viene implementato con due massicce campagne di assunzioni: 500 per l’apertura di marzo e altrettante per la stagione estiva. Una modalità di lavoro che aiuta nella ricerca di personale nei periodi più critici, come spiegato a Today da Giorgio Padoan, responsabile delle risorse umane di Gardaland: "Dal 1975 Gardaland porta avanti annualmente una campagna di inserimento di lavoratori stagionali. Il parco apre alla fine di marzo e chiude dopo il periodo natalizio, ma i flussi di visitatori variano di mese in mese: maggio è un mese regolare, mentre tra giugno e settembre, con l’inizio delle vacanze, la fine delle scuole e l’aumento del turismo, raggiungiamo il nostro periodo di picco, per poi affrontare la stagione invernale con le festività natalizie. Noi abbiamo circa 240 dipendenti assunti a tempo indeterminato, ma ogni anno abbiamo bisogno di circa 1.000-1.100 lavoratori stagionali per portare avanti le attività del parco nei momenti più intensi dell’anno".

Ma anche per un gigante come Gardaland, dopo i difficili anni della pandemia, è stato inevitabile fare i conti con un profondo cambiamento del mercato del lavoro e delle sue dinamiche: "Gli ultimi anni sono stati più difficoltosi - ha spiegato Padoan - eravamo abituati a un flusso sempre abbondante di candidature. Ne arrivano sempre molte, ma abbiamo notato una minore stabilità: ci sono state persone che hanno lavorato con noi per 10, 15 o anche 20 stagioni, cosa che adesso avviene più di rado. Adesso c’è anche molta più concorrenza ed è quindi fondamentale essere sempre attivi sul mercato ed essere disposti a fare i conti con le esigenze dell’azienda e dei lavoratori, che sempre più spesso hanno disponibilità diverse, soprattutto per quanto riguarda gli orari".

"Cerchiamo di adattare le politiche interne e di essere sempre attrattivi - ha aggiunto il responsabile delle Risorse umane di Gardaland - offriamo un contratto collettivo nazionale del lavoro e seguiamo alla lettera quanto previsto dalla norma. A quanto previsto dal contratto applichiamo anche dei miglioramenti interni: si parte da un minimo di 1.500 euro a salire e cerchiamo di contrattualizzare subito i profili che riteniamo idonei, ma non sempre è facile. Su 10 candidati ci sono sempre quei 2-3 che non si presentano o che non accettano per motivi personali, soprattutto lo scorso anno ci sono stati casi di persone che chiedevano soluzioni compatibili con il reddito di cittadinanza o misure simili, cosa ovviamente impossibile. Ci vuole tanto impegno e tanta energia, la competizione è alta, ma avendo una stagione lunga siamo costretti a lavorare con un reclutamento continuo".

L'importanza di fidelizzare i lavoratori

Chi invece ha puntato tutto sulla fidelizzazione dei lavoratori stagionali è Mirabilandia, come spiegato a Today da Riccardo Capo, direttore generale del parco: "Noi arriviamo ad avere fino a mille dipendenti e riscontriamo un ritorno del personale pari al 90%. Dopo la pandemia adesso affrontiamo una nuova stagione completa e con il nuovo calendario siamo in grado di offrire un’opportunità di lavoro più lunga. Siamo un’azienda strutturata e offriamo lavori stagionali ma anche a tempo indeterminato, dai tecnici a chi si occupa della comunicazione e del marketing, fino al dipartimento tecnico, di cui fanno parte elettricisti, idraulici e meccanici che provvedono alla manutenzione delle nostre attrazioni". Esistono però delle figure più difficili da trovare per tutti i parchi, come ad esempio quelle del mondo della ristorazione: "È un settore per cui non abbiamo la fila - ha spiegato Capo a Today - si tratta di una professionalità molto pregiata, soprattutto nel nostro territorio, eppure anche gli stessi ristoratori hanno difficoltà a reperire personale. È chiaro che il covid ha fatto allontanare i parchi divertimento dal mondo del lavoro, a causa delle stagioni brevi e della profonda incertezza, ma adesso siamo alla seconda stagione completa e avremo modo di tornare a dare continuità".

Le possibili soluzioni

Difficoltà più o meno gravi con cui hanno a che fare tutti i parchi, ma quali potrebbero essere le soluzioni? Lo abbiamo chiesto a Luciano Pareschi, presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e CEO e Founder di Caribe Bay: "È inutile nasconderlo, tutti facciamo fatica a trovare personale. Lo scorso anno abbiamo avuto maggiori problemi, la situazione adesso è cambiata, ma dopo la pandemia è cambiato anche il mondo del lavoro. Nel 2020 siamo stati chiusi, nel 2021 abbiamo fatto mezza stagione, di conseguenza abbiamo perso la fidelizzazione degli stagionali, chi più chi meno, cosa che vale per gli albergatori o i ristoratori. Sicuramente i lavoratori vanno incentivati dal punto di visa economico, premiarli e cercare delle soluzioni anche per i stagionali, come ad esempio la creazione di alloggi in cui i lavoratori possono stare senza dover pagare prezzi astronomici. Per aiutare nella ricerca del personale è stata attivata sulla pagina web del sito dell’Associazione parchi permanenti italiani una pagina dedicata alla raccolta di curriculum da indirizzare alle varie strutture sul territorio italiano".

"Nella ristorazione si fa più fatica - ha confermato Pareschi - mentre in altri settori siamo riusciti a confermare i lavoratori dello scorso anno, ma la concorrenza tanta. L’obiettivo che speriamo di raggiungere come settore è quello di trovare i 20mila lavoratori necessari per affrontare la stagione estiva al meglio". Una missione difficile ma non impossibile per un comparto che cerca una definitiva ripresa dopo un periodo di buio, un settore che vive grazie al divertimento e allo stupore dei suoi ospiti, ma che necessita di tanta forza lavoro.

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