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Sabato, 22 Gennaio 2022
Bufera

Parmigiano Reggiano, lo spot di Renatino che lavora 365 giorni all'anno: polemiche e dietrofront

L'attore Stefano Fresi: "E' un'opera di finzione". Il Consorzio si è visto costretto a diffondere una nota: "Modificheremo lievemente la pianificazione della campagna". La normalizzazione della retorica per cui il lavoro ti nobilita solo quando è senza soste e con ritmi da Stakanov è un tema da approfondire. Ma è uno spot, un "film", non una pubblicità progresso

Polemiche feroci per una pubblicità del formaggio. Succede anche questo nell'Italia di fine 2021. "Nel Parmigiano Reggiano c'è solo latte, sale e caglio. Nient'altro. Nel siero ci sono i batteri lattici. L'unico additivo è Renatino, che lavora qui da quando aveva 18 anni, tutti i giorni. 365 giorni l'anno". E poi: "Ma davvero lavori 365 giorni l'anno e sei felice?" chiede perplessa una ragazza e 'Renatino' risponde: "Sì".

Parmigiano Reggiano: lo spot di Renatino

Mezzo minuto di spot televisivo, diretto dal noto regista Paolo Genovese, ha scatenato una bufera sui social. Il 99 per cento dei commentatori critica Parmigiano Reggiano, "accusando" il consorzio di sfruttare i lavoratori: ma come, uno lavora 365 giorni l'anno ed è anche felice? Il protagonista della pubblicità è tal "Renatino", esaltato per la sua dedizione al lavoro in uno degli impianti che producono il formaggio forse più famoso del mondo. Nello spot appare anche l'attore Stefano Fresi, che spiega il lavoro di Renatino e lo presenta ad un gruppo di giovani che rimangono estasiati dall'abnegazione del "dipendente modello".

Il Consorzio Parmigiano Reggiano si è visto costretto a diffondere una nota con le precisazioni del caso. "Nei giorni scorsi, uno degli spot della nuova campagna del Consorzio del Parmigiano Reggiano è stato al centro di una discussione animata che non ci ha lasciato indifferenti. Ci dispiace se la volontà di sottolineare la passione dei nostri casari è stata letta con un messaggio differente - ha spiegato Carlo Mangini, direttore comunicazione, marketing e sviluppo commerciale del Consorzio - che non abbiamo avuto la sensibilità di rilevare e che, grazie al dibattito accesosi in rete, raccogliamo con grande rispetto. Questa la ragione che ci conduce a modificare lievemente la pianificazione della campagna, potendo intervenire sul quarto spot apportando alcune modifiche che accoglieranno quanto emerso". Dietrofront dunque.

"I Renatino d’Italia sono stressati, stanno invecchiando nelle aziende senza godersi famiglia.Hanno fatto figli per farseli crescere dai nonni- commenta Nicola Fratoianni di Sinistra italiana - E spesso non hanno nemmeno soldi a sufficienza per togliersi qualche sfizio. Altro che gli spot…".

"Agli sceneggiatori, ai registi, ai creativi in genere, farebbe tanto bene frequentare il mondo del lavoro vero, invece di "inventare" storie inverosimili, puerili, offensive - twitta il sindacato Flc Cgil Crea - Senza conoscere davvero la vita non si raccontano nemmeno le favole", concludono. La normalizzazione della retorica per cui il lavoro ti nobilita solo quando è senza soste e con ritmi da Stakanov è senz'altro un tema da approfondire. Così come va evidenziato che si tratta di uno spot, un "film", non una pubblicità progresso. Che dibattito sia, ma senza eccessi fuori luogo.

La replica dell'attore Stefano Fresi: "E' un'opera di finzione"

Anche Stefano Fresi, su Instagram, ha pubblicato un lungo video messaggio per rispondere, "alla quantità di messaggi e insulti" che gli sono arrivati dopo la messa in onda dello spot. "E' una pubblicità, un'opera di finzione - dice Fresi - e quando 'Renatino', che non si chiama così nella vita, racconta di essere felice di non andare a Parigi e di non vedere mai il mare perché lavora 365 giorni al Parmigiano Reggiano, è una cosa che serve allo sceneggiatore per magnificare il prodotto". Quindi, si chiede Fresi, "perché reagire in questo modo ad una opera di finzione? Si puo' dire che è brutta, che è bella, ma non farne una lotta di classe, di politica, di diritto del lavoro, di sfruttamento dei lavoratori, perché non è un documentario, è una finzione. Non credo siano stati fatti dei torti ai lavoratori facendo questo spot pubblicitario", conclude l'attore. 

Fresi replica anche a chi lo accusa di "fare pubblicità perchè o è senza soldi o senza vergogna". "Siamo attori. Un giorno facciamo un film in tv, un giorno al cinema, un altro giorno lavoriamo in radio, capita anche la pubblicità - chiosa -. Così sosteniamo le nostre famiglie e viviamo. Ernesto Calindri, Nino Manfredi, George Clooney, Charlize Theron, Gigi Proietti: tutti grandi attori che hanno fatto pubblicità. E non penso fossero senza vergogna. Non ci vedo nulla di male", conclude Fresi.

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