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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Libere professioni

La ripresa che non c'è: partite iva falcidiate dall'incertezza Covid

Il Covid e l’impatto sui liberi professionisti spiegato sulla base dei dati dell’osservatorio trimestrale del Mef sulle partite iva

Seppur in crescita le partite iva in Italia registrano una brusca frenata, a causa delle incertezze legate al Covid. Secondo l’osservatorio del Mef - Ministero dell’economia e delle finanze, nel terzo trimestre del 2021 si è registrato un aumento dei liberi professionisti, come consulenti del lavoro, avvocati, architetti, commercialisti, etc, dell’1,4% rispetto al corrispondente periodo del 2020. Nel periodo luglio-settembre sono state aperte ‘solo’ 107.024 nuove partite iva, dopo una crescita boom dal 2008 al 2019 pari all’89%. 

La pandemia ha bruciato 40 mila partite iva in un solo anno

Confcommercio professioni ha lanciato un vero e proprio allarme sul lavoro autonomo, dichiarando che in un solo anno la pandemia ha bruciato 40 mila partite iva. “Per ripartire dopo la pandemia – scrive Anna Rita Fioroni, presidente dell’associazione - occorrono innanzitutto politiche su misura per i professionisti che con le loro competenze sono protagonisti dell’attuazione del Pnrr”. La Fioroni si è soffermata in particolar modo sull’equo compenso, ossia al compenso minimo equo e adeguato per legge alla quantità e qualità di lavoro svolto.  

Proprio qualche giorno fa il ministro del lavoro, Andrea Orlando, a tal proposito aveva dichiarato: “Stiamo lavorando e puntiamo ad estendere l’equo compenso ai contratti della Pubblica amministrazione ed estenderlo anche ai contratti nell’ambio del Pnrr”. Orlando sembra intenzionato anche a voler rafforzare le tutele dei liberi professionisti, come gli ammortizzatori sociali, e a migliorare la formazione e l’aggiornamento professionale. 

Partite iva: l’Italia resta spaccata in due

Dall’osservatorio del Mef sulle partite iva sul terzo trimestre si evidenzia la solita differenza geografica tra Nord e Sud del paese. Come negli anni precedenti il Nord guida la classifica dei nuovi liberi professionisti con una quota del 49,2%, con in testa Friuli Venezia Giulia (+34,1%), Lombardia (+29,8%) e Veneto (+13,5%).

Il Centro si deve accontentare di un 20,3% e il Sud e le Isole di un 29,7%.

Da segnalare che il 20,2% delle aperture è stato operato da un soggetto nato all’estero.

Agricoltura, alloggio e ristorazione penalizzati dalla pandemia

A farla da padrone come sempre il settore del commercio, con il 25,1% del totale, seguito dalle attività professionali (16,5%) e dalle costruzioni (10,7%). L’incertezza creata dal Covid sembra aver penalizzato soprattutto l’agricoltura (-18,4%), l’alloggio e la ristorazione (-16,7%) e la sanità (-14%).

A subire le difficoltà legate alla pandemia sia i giovani che gli anziani, con cali annui rispettivamente del 6,2% per le due classi più giovani fino ai 35 e ai 50 anni e del -1,8% per gli over 50.

Resta pressoché invariata la percentuale dei nuovi liberi professionisti che hanno aderito al regime forfetario, pari al 43,5% del totale delle nuove aperture, con un decremento del 3,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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