Giovedì, 25 Febbraio 2021
Italia

Patrimoniale? Il Governo dice no, ma torna lo spettro del prelievo forzoso del 1992

Molti e onerosi anche per le tasche dei contribuenti italiani sono i rischi dell'apertura di un contenzioso tra Roma e Bruxelles e torna a riaffacciarsi l'idea di una imposta patrimoniale. Data del giudizio per l'Italia sarà il 31 dicembre con la fine del Quantitative easing

Il premier Giuseppe Conte in una foto di archivio EPA/SERGEI CHIRIKOV

"Nessun piano B" aveva detto il presidente del consiglio Giuseppe Conte preannunciando la bocciatura della manovra 2019 arrivata dalla Commissione Europea proprio nel giorno in cui il Capo dello Stato firmava il Decreto Fiscale che introduce parte delle coperture necessarie alle riforme contenute nel disegno di legge di bilancio 2019.

L'Ue in pratica mette sotto accusa la riforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza, misure per cui il governo non ha abbastanza risorse e prevede di finanziarle in deficit, ovvero aumentando il debito pubblico. Come abbiamo già visto molti e onerosi anche per le tasche dei contribuenti italiani sono i rischi dell'apertura di un contenzioso tra Roma e Bruxelles e torna a riaffacciarsi lo spettro della patrimoniale.

Che cos'è la patrimoniale

Per capire cosa sia la patrimoniale occorre partire da una premessa: in Italia le famiglie hanno molti risparmi (conti correnti e libretti postali) e un buon patrimonio immobiliare (case di proprietà), una garanzia per le passività dello Stato come rilevato dall'agenzia Moody's nel giorno del taglio del rating.

Proprio con questa decisione è tornata di attualità l'imposta patrimoniale di cui si parla da anni, a intervalli regolari. L’osservazione che proprio i risparmi delle famiglie possano rappresentare una "protezione importante contro shock futuri e anche una rilevante fonte potenziale di finanziamento per il governo" ha fatto risuonare i campanelli d'allarme. 

Secondo gli analisti la ricchezza delle famiglie, risparmi e patrimonio, possono potenzialmente essere usate per rimborsare in caso di necessità le passività dello Stato.

Nel 2016 secondo una indagine di Bankitalia le famiglie avevano una ricchezza netta media di circa 206mila euro, benché la distribuzione sia molto diseguale: iI 30 per cento più ricco avrebbe il 75 per cento del patrimonio netto (510mila euro) mentre il 5% più ricco avrebbe in media 1,3 milioni di euro a famiglia.

Il governo ha due leve per sfruttare la ricchezza delle famiglie: o incentivare i risparmiatori ad investire i loro risparmi nel debito pubblico (il governo starebbe studiando i Cir che rappresentano un vantaggio rispetto a Bot e Btp poiché sarebbero detassati e deducibili dal 730); o aumentare le tasse. Qui si impone una scelta, il prelievo forzoso sui conti correnti (che però colpisce la liquidità e non i patrimoni) o rivedere la questione delle imposte sulla casa.

E qui torniamo a parlare della patrimoniale.

L'imposta patrimoniale colpisce il patrimonio di un contribuente, dagli immobili ai risparmi, indipendentemente da quanto guadagna col suo lavoro. Secondo gli analisti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) una wealth tax che imponga un prelievo fiscale sulla ricchezza dei contribuenti (indipendentemente dai loro redditi), contribuirebbe a ridurre le disuguaglianze. Ma anche secondo gli autori del report questa considerazione varrebbe soprattutto nei paesi che hanno una tassazione relativamente bassa sui redditi da lavoro o sulle rendite finanziarie. Attualmente la tassa patrimoniale è vigente solo in Francia, Svizzera, Spagna e Norvegia.

In Francia la Impôt de Solidarité sur la Fortune colpisce le ricchezze sopra gli 800mila euro con un prelievo sui patrimoni finanziari e su quelli immobiliari. Le aliquote partono da un minimo dello 0,5% per arrivare all’1,5% per chi ha un patrimonio superiore ai 10 milioni di euro

In Italia una vera e propria tassa patrimoniale non c'è ma era stata proposta dal Partito Democratico quando era guidato dall’ex segretario Pier Luigi Bersani. In compenso nel nostro paese abbiamo altre imposte sui patrimoni, la prima delle quali e più odiata è l'Imu. Nel 2014 Letta e Renzi hanno tolto l’Imu sulla prima casa anche ai più ricchi, e oggi colpisce gli immobili di lusso e tutti i fabbricati diversi dalla prima casa. Poi c’è la tassa di successione per colpire la ricchezza e redistribuirla tra generazioni. Poi c’è l’imposta di bollo, un balzello dello 0,2% sui risparmi.

Si può dunque escludere una tassa patrimoniale vera e propria? Dopo la bocciatura della manovra potrebbero essere i mercati a renderla necessaria. Non a caso il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, qualche giorno fa aveva provato a rassicurare sulla contrarietà del governo in carica di mettere le mani nei conti degli italiani più ricchi.

Il prelievo forzoso del 1992

guliano amato-2

Se la pressione dei mercati dovesse aumentare nei prossimi mesi si riaffaccerebbe lo spettro del 1992, quando nottetempo Giuliano Amato prelevò forzosamente risorse dai risparmi degli italiani. Il governo Amato nella notte tra il 9 ed il 10 luglio operò un prelievo forzoso ed improvviso del 6 per mille su tutti depositi bancari. Un decreto legge di emergenza l’autorizzava a farlo: il prelievo sui conti correnti e Isi fruttarono insieme 11.500 miliardi di lire. La Lira dovette uscire dal “Sistema Monetario Europeo” neppure tre mesi dopo quella notte di luglio.

Era il 16 settembre e la lira italiana fu costretta ad uscire dallo SME: il fondo Quantum di George Soros vendendo lire allo scoperto Soros contribuì una perdita valutaria pari a 48 miliardi di dollari e portò la lira al collasso con una svalutazione del 30% che rischiò di far collassare le finanze pubbliche.

Manovra, cosa rischia l'Italia dopo la bocciatura Ue

Occhio quindi allo spread: con un differenziale oltre quota 350 il mercato inizierebbe scontare scenari più cupi che farebbero cadere l'Italia dal livello di Investment Grade a quello di  junk, "spazzatura". Sarebbe una catastrofe: il solo Russell Ftse World Government Bond secondo l'agenzia Reuters ha in pancia 60 miliardi di Btp e se il rating italiano finisse sotto il livello di investment grade per regolamento interno, venderebbe in automatico. 

Data del giudizio per l'Italia sarà il 31 dicembre quando la Banca centrale europea smetterà di comprare i titoli di Stato, il noto Qe di Mario Draghi. La domanda sorge spontanea: se gli economisti prevedono emissioni da parte del Tesoro per 35-45 miliardi di euro l'anno nel prossimo biennio, chi comprerà allora i titoli di Stato, visto che gli storici acquirenti di ultima istanza, le banche italiane, hanno già cominciato a vendere Btp perché stanno zavorrando i bilanci? Senza una politica giudiziosa la patrimoniale resterà l'unico modo per evitare l'inferno di un'Italia degradata a "spazzatura".

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