Lunedì, 2 Agosto 2021
Economia

In Italia 6 milioni di pensionati con meno di mille euro al mese

Gli assegni mensili superano i tremila euro per più di un milione di persone. "E' arrivato il momento per l'introduzione del salario minimo", dice il presidente Inps Tito Boeri

Gli italiani che nel 2016 potevano contare su un reddito da pensione inferiore a mille euro al mese sono 5,8 milioni. Lo rileva l'Inps, precisando che si tratta del 37,5% del totale (i pensionati sono in tutto 15,5 milioni), in calo dello 0,5% rispetto al 2015. La percentuale delle donne che percepiscono meno di mille euro al mese sul totale delle pensionate è del 46,8%, mentre tra gli uomini siamo al 27,1%. Nella fascia tra i 500 e i 1.000 euro risultano 4.151.043 pensionati (il 26,7%), sotto i 500 euro ce ne sono 1.683.351 (10,8%). In totale, sotto i mille euro ci sono per la precisione 5.834.394 persone (37,5%). Le donne sono 3.864.607 contro 1.969.787 maschi. A percepire invece assegni oltre i 3mila euro lordi mensili sono 1.060.040 pensionati pari al 6,8% del totale (775.708 maschi e 284.332 donne).

Il salario minimo: perché introdurlo

Il risultato economico di esercizio dell'Inps nel 2016 è stato negativo per 6,046 miliardi, in miglioramento rispetto ai 16,2 miliardi di rosso del 2015, si legge nel Rapporto annuale Inps: il patrimonio netto si è ridotto scendendo fino a 254 milioni. L'Inps ricorda che tutte le prestazioni sono erogate sulla base di norme di legge sulle quali l'istituto non ha alcun potere discrezionale e che non sono assolutamente a rischio le prestazioni future. E' arrivato il momento, secondo il presidente dell'Inps Tito Boeri, per l'introduzione del salario minimo nel nostro ordinamento. "Avremmo il duplice vantaggio - dice - di favorire il decentramento della contrattazione e di offrire uno zoccolo retributivo minimo per quel crescente nucleo di lavoratori che sfugge alle maglie della contrattazione". Boeri afferma che "le premesse ci sono" ricordando che il nuovo contratto di prestazione occasionale fissa una retribuzione minima oraria. "Di qui il passo è breve - conclude - per introdurre il salario minimo". Il blocco dell'adeguamento all'aspettativa di vita per la pensione di vecchiaia "non è una misura a favore dei giovani", aggiunge ancora Boeri a proposito della discussione sul possibile stop nel 2019 all'adeguamento dell'età di uscita, spiegando che i costi si "scaricherebbero sui nostri figli e sui figli dei nostri figli". Sarebbe meglio, spiega, fiscalizzare una parte dei contributi all'inizio della carriera lavorativa per chi viene assunto con un contratto stabile.

Frontiere chiuse e migranti

Dopo aver presentato i numeri dell'istituto di previdenza, il presidente Tito Boeri è intervenuto sulla chiusura delle frontiere che, avverte, rischia di "distruggere" il sistema di protezione sociale. E lancia un monito alla classe politica sul tema dicendo: "Non abbiamo bisogno di chiudere le frontiere. Al contrario, è proprio chiudendo le frontiere che rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale". Addirittura, la chiusura delle frontiere fino al 2040 potrebbe costare alle casse dell'Inps 38 miliardi, secondo una simulazione presentata dallo stesso Boeri. Chiudere agli immigrati fino al 2040 significherebbe avere 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate agli immigrati "con un saldo netto negativo di 38 miliardi". Insomma, dice Boeri, "una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo".

Pensioni, disparità inaccettabili

Dal Rapporto annuale Inps emergono disparità inaccettabili sul fronte delle pensioni. Lo afferma il Codacons, commentando i numeri forniti oggi dal presidente Tito Boeri. “Ancora una volta in tema di pensioni l’Italia si conferma il paese delle disuguaglianze – spiega il presidente Carlo Rienzi – Non è civile un paese in cui 1,68 milioni di pensionati fanno letteralmente la fame, ricevendo un assegno mensile inferiore ai 500 euro, mentre più di un milione di pensionati percepisce più di 3.000 euro al mese. Da anni la politica e i governi che si sono susseguiti hanno inserito il tema delle pensioni tra quelli da affrontare con urgenza, ma i dati dell’Inps dimostrano che nulla è stato fatto per migliore le condizioni di vita dei pensionati, e chi era povero continua a ricevere assegni miseri, inadatti a condurre una vita dignitosa”, conclude Rienzi.

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