Giovedì, 4 Marzo 2021

Pensione a 62 anni? Sì, ma con meno soldi

A giugno il ddl: addio a Quota 100. Assegni di garanzia ai precari e alle donne svantaggiate

Per evitare lo scalone della Fornero dopo l'addio a quota 100 il governo vuole garantire la flessibilità in uscita dei lavoratori mandandoli in pensione a 62-63 anni con almeno 36-38 anni di contributi ma con un ricalcolo dell'assegno in modalità contributivo. La Stampa spiega oggi che si tratta di un meccanismo che cancellarebbe il salto dei 67 anni, così come potrebbe essere varata una sorta di Quota 102, 103 e 104 con penalità sull'assegno intorno al 3% l'anno: una soluzione più costosa per l'erario. 

Pensione a 62 anni? Sì, ma con meno soldi

Secondo il quotidiano il governo vuole mettere a punto un disegno di legge-delega da approvare entro luglio e comunicare le linee guida della riforma delle pensioni ad aprile insieme ai piani definitivi del Recovery Fund. 

 Sembra escluso un anticipo di misure in questa legge di bilancio che invece dovrebbe limitarsi, in materia previdenziale, ad aggiustamenti come la proroga di Opzione donna e dell’Ape sociale. Intanto, la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ieri sera ha inviato ai sindacati la convocazione per una riunione del Tavolo tecnico sulla riforma delle pensioni il 14 ottobre. I tempi sono lunghi ma è indubbio che il premier Conte abbia impresso una accelerazione negli ultimi giorni su due temi che interessano le Cancellerie europee: Quota 100 e reddito di cittadinanza.

Non si può parlare di scambio sull’asse Roma-Bruxelles per ottenere i miliardi del Recovery fund, però nei prossimi 6-8 mesi il presidente del Consiglio potrà illustrare ai leader Ue un restyling delle due riforme più criticate nell’Ue, soprattutto dai Paesi del Nord. Tornando al cantiere della previdenza, come ha spiegato ai microfoni di Agorà, Irene Tinagli, presidente della Commissione Affari economici e monetari al Parlamento europeo, occorre «creare un sistema più equo e sostenibile». Perciò, nel menu della riforma, spiega una fonte, si cercherà di ampliare la lista dei lavori gravosi e di concedere uno sconto e far uscire prima chi ha avuto figli o ha accudito in ambito familiare persone non autosufficienti.

Per aiutare le categorie fragili il governo sta valutando anche una sorta di pensione di garanzia per assicurare un assegno dignitoso ai precari e alle donne che sono vittime di carriere discontinue.

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