Venerdì, 6 Agosto 2021
Economia Italia

Pensioni, ecco perché il Governo non può rinviare l'adeguamento a 67 anni

Padoan incontra i sindacati e conferma lo scatto del 2019: la stragrande maggioranza dei lavoratori potrà andare in pensione solo a 67 anni compiuti. Unica concessione, una deroga per 15mila lavoratori già individuati all'interno della lista dell'Ape social

Dal 2019 la stragrande maggioranza dei lavoratori potrà andare in pensione solo a 67 anni compiuti. Un atto dovuto per garantire la tenuta dei conti e del sistema previdenziale come rimarcato dal ministro dell'economia Pier Carlo Padoan che ha incontrato i sindacati a Palazzo Chigi insieme al premier Paolo Gentiloni ed i ministri del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti e della Pubblica amministrazione Marianna Madia. Dallo "scatto" potrebbero restare fuori 15mila lavoratori, quelli impegnati nelle mansioni più gravose e rischiose. Il tutto sarà discusso al tavolo con le parti sociali, che partirà già lunedì prossimo e "verificato" in un vertice fissato per il 13 novembre.

Chi sarà esentato dalla pensione a 67 anni

"Eventuali modifiche non possono intaccare la sostenibilità del sistema previdenziale, che è un pilastro fondamentale della sostenibilità finanziaria del Paese" come spiegato da Padoan. Se il confronto con le parti sociali darà i suoi frutti, le modifiche saranno inserite nella legge di bilancio, ultimo treno prima della fine della legislatura. Nell'elenco potrebbero rientrare le undici categorie di lavori gravosi già individuati all'interno dell'Ape social (dalle maestre agli infermieri, dai muratori ai macchinisti), tutte o in parte, con eventuali new entry (come operai agricoli e marittimi).

I lavori gravosi esentati dall'aumento dell'età

Nel dettaglio, sarebbero inclusi in questa lista persone che normalmente sono inseriti in turni di lavoro pesanti o a rotazione: come gli operai edili addetti alle gru, scavatrici o manutentori di edifici. Ci sono pure i macchinisti e parte dei ferrovieri, i conciatori, camionisti, lavoratori impegnati in turni di facchinaggio, gli infermieri (non tutti), operatori ecologici, insegnanti delle materne e degli asili, badanti che assistono persone non autosufficienti.

La sostenibilità del sistema previdenziale

L'impossibilità di fermare lo scatto previdenziale è sottolineato (e ben spiegato) dal senatore Benedetto Della Vedova. "Sull'età per il pensionamento abbiamo il dovere di usare il medesimo approccio razionale utilizzato nella questione vaccini. L'Italia è tra i paesi con la popolazione più anziana e longeva e al contempo quello che già spende più degli altri per le pensioni" scrive su Facebook il senatore e sottosegretario agli Esteri.

"L'Italia ha rimesso in equilibrio il sistema previdenziale nel 2011 con una riforma brusca solo perchè arrivata dopo decenni di decisioni clientelari, emotive e dunque irrazionali. Qualunque modifica, oggi, non finanziata con correttivi interni al sistema, scaricherebbe i costi sulle generazioni più giovani penalizzando la competitività, come peraltro ribadito oggi dal ministro Calenda. Quindi, come sui vaccini, non facciamoci guidare dall'emozione ma dalla ragione".

Cgil Cisl e Uil dicono sì al confronto ma esigendo risposte concrete, forti dell'appoggio del Parlamento. Già al Senato sono stati presentati emendamenti al decreto fiscale da molti partiti, compreso il Pd, per rinviare la decisione sullo scatto. Entro fine anno è atteso il decreto direttoriale (Lavoro-Mef) che certifica l'innalzamento di cinque mesi dell'età pensionabile da 66 anni e 7 mesi a 67 anni nel 2019 per tutti. "Il rinvio non credo sia la strada. Ci può costare in Ue", ha detto il presidente del Consiglio ai sindacati.

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