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Martedì, 7 Dicembre 2021
Come cambiano le pensioni

Come si calcola la pensione? Differenza tra metodo retributivo e contributivo

Il sistema previdenziale italiano è piuttosto complesso in quanto contempla due metodologie di calcolo della pensione: retributivo e contributivo. In cosa si differenziano?

Governo alle prese con la Manovra 2022 e con molte novità a livello previdenziale. Prima di sapere come cambieranno le pensioni a partire dal prossimo anno cerchiamo di capire come si calcola l’assegno pensionistico e la differenza tra metodo retributivo e contributivo.

Cos’è il metodo retributivo e differenze con il contributivo

Con il metodo retributivo il calcolo dell’assegno pensionistico avviene sulla base delle ultime retribuzioni, mentre con il metodo contributivo vengono presi in considerazione l’ammontare dei contributi effettivamente versati nell’arco della vita lavorativa di un soggetto. In quest’ultimo caso i contributi accantonati, chiamati montante, vengono convertiti in rendita attraverso coefficienti di trasformazione calcolati in ragione dell'età di pensionamento e della conseguente attesa di vita.

La pensione calcolata con il metodo retributivo è sicuramente più vantaggiosa rispetto a quella calcolata con il contributivo, in quanto prende a riferimento l’importo della retribuzione del lavoratore nella parte finale della sua vita lavorativa, ossia quando gli stipendi sono generalmente più alti grazie agli scatti di anzianità o a delle promozioni. Gli stipendi percepiti negli ultimi anni di lavoro, infatti, sono sicuramente più alti rispetto a quelli calcolati sulla media di un’intera vita lavorativa. Ciò vuol dire che la pensione riconosciuta è di poco inferiore a quanto percepito con gli ultimi stipendi, a differenza di quanto succede invece con il sistema contributivo.

Più in generale, a parità di condizioni, cioè di anni lavorati e reddito percepito, la pensione retributiva risulta superiore a quella contributiva.

Pensioni: la Riforma Dini e il sistema misto

Nel 1995 il metodo retributivo per il calcolo della pensione, considerato troppo costoso per le casse dello Stato a causa del costante invecchiamento della popolazione, è stato rivisto con la Riforma Dini dando vita al sistema misto. La Riforma Fornero del 2011, invece, ha aperto la strada definitivamente al metodo contributivo per il calcolo della pensione, alleggerendo di molto gli assegni previdenziali dei pensionati italiani.

Al momento ci troviamo in una fase di passaggio, con il metodo misto che a seguito di varie riforme prevede:

  • per i lavoratori con almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, si applica il metodo retributivo per gli anni fino al 31 dicembre 2011 e contributivo per gli anni successivi;
  • per i lavoratori con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 si applica il retributivo fino al 1995 e il contributivo per gli anni successivi;

Per i nuovi assunti dal 1° gennaio 1996, dunque, si applica solo il criterio contributivo. Doppia beffa per le nuove generazioni, che oltre ad essere penalizzate dal cambio di metodo di calcolo della pensione si trovano anche a fare i conti con una serie di crisi economiche che spesso non hanno garantito loro una continuità lavorativa. A causa di un considerevole aumento della precarietà dei contratti di lavoro e del metodo contributivo, dunque, i futuri pensionati saranno sempre più poveri. 

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