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Martedì, 17 Maggio 2022
La riforma

La pensione in due tempi per evitare il ritorno della legge Fornero

Con quota 41 in scadenza a fine anno, il governo è al lavoro per cercare di trovare un punto di incontro tra le risorse a disposizione dello Stato e le richieste dei sindacati. Spunta l'ipotesi di un assegno in due momenti diversi, prima e dopo i 67 anni

Il governo Draghi sta lavorando alla riforma delle pensioni, con l'obiettivo di riuscire a trovare una soluzione di compromesso tra le risorse a disposizione dello Stato e le richieste dei sindacati entro la fine dell'anno, per evitare che - con quota 41 in scadenza - dal primo gennaio 2023 si torni alla legge Fornero. La pensione in due tempi è una delle ipotesi sul tavolo. Di cosa si tratta? È una forma di pensionamento anticipato, che quindi renderebbe possibile l'uscita dal mondo del lavoro prima dei 67 anni, per chi lo desidera. Il meccanismo della pensione in due tempi prevede che una parte della pensione, quella contributiva, venga erogata prima dei 67 anni. La seconda parte, la quota retributiva, verrebbe invece integrata al raggiungimento dei requisiti stabiliti per la pensione di vecchiaia.

La pensione in due tempi, prima e dopo i 67 anni

Con la pensione in due tempi, dunque, la prima quota ad arrivare sarebbe quella relativa ai contributi versati, calcolata con il sistema contributivo. La seconda quota, quella retributiva, arriverebbe in un secondo momento. Una volta raggiunta la pensione di vecchiaia, quindi, al lavoratore spetterebbe l'assegno pieno, completo di quota retributiva e quota contributiva. Per accedere alla pensione in due tempi, secondo le ipotesi al momento sul tavolo, bisognerà aver compiuto 63 o 64 anni: da quest'età si potrà scegliere di lasciare il lavoro e usufruire di questa opzione, per poi ricevere la pensione piena al compimento dei 67 anni. Non sarà, quindi, una strada obbligata, ma una possibilità.

Ci sarebbe tuttavia anche un altro requisito oltre a quello dell'età: bisogna essere in possesso di almeno 20 anni di contributi versati allo Stato e aver maturato una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l'assegno sociale. Sarebbe un modo per circoscrivere la platea di chi potrà usufruire di questa opzione ed evitare assegni bassi. Pasquale Tridico, presidente dell'Inps, ha descritto la pensione in due tempi come l'unica soluzione "davvero flessibile e finanziariamente compatibile nei costi rispetto alla platea".

Secondo le stime dell'istituto nazionale della previdenza sociale, sarebbero circa 203mila le pensioni aggiuntive attivabili tra il 2022 e il 2024, cui sommarne altre 129mila dal 2025 al 2027, per un totale complessivo di 332mila pensioni dal 2022 al 2027. Secondo l'Inps, i costi si aggirerebbero intorno ai 4,2 milioni di euro tra il 2022 e il 2027, che sarebbero poi recuperati da risparmi di spesa che dal 2027 al 2031 potrebbero ammontare a circa due miliardi di euro.
 

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