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Giovedì, 27 Gennaio 2022
Futuro incerto

Pensione di garanzia per giovani e precari: ecco il Fondo in manovra

Qualcosa si muove: l'emendamento alla legge di bilancio 2022 fa notizia. C'è un emendamento del Pd alla legge di bilancio che punta a un Fondo per la pensione di garanzia dei giovani o meno giovani post-1996, con dotazione di 2,9 miliardi dal 2024

Il rischio di pensioni irrisorie in futuro è molto concreto per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996. La pensione di garanzia per i giovani è un tema che ciclicamente fa capolino nel dibattito, senza che però ci siano mai passi concreti. Quindi anche solo un semplice emendamento alla legge di bilancio 2022 fa notizia. C'è infatti un emendamento del Pd alla legge di bilancio - ora in discussione al Senato - che punta a un Fondo per la pensione di garanzia dei giovani o meno giovani post-1996, con  una dotazione di 2,9 miliardi dal 2024. Porta la firma dell'esponente dem Tommaso Nannicini, economista.

Pensione di garanzia per giovani e precari

Della pensione di garanzia per giovani e precari abbiamo parlato qualche giorno fa.  Molti lavoratori con carriere discontinue, per quanto lunghe, potrebbero avere in futuro pensioni di importo veramente limitato: che cosa prevede il piano dei sindacati?  Michele Raitano, professore di Politica economia alla Sapienza di Roma, alcuni anni fa aveva, tra i primi, messo sul tavolo una proposta di pensione contributiva di garanzia per precari e giovani. Proprio quella pensione è presente nella piattaforma dei sindacati in vista della riforma delle pensioni che dovrà soppiantare le varie Quote (prima Quota 100, ora Quota 102), evitare dal 1 gennaio 2023 un ritorno secco alla Fornero.

La proposta è quella di un fisso di circa 1000 euro lordi al mese di pensione a partire dai 65 anni anagrafici, con 40 anni di lavoro (ma lavoro inteso con tutti gli anni compres, anche quelli con buchi contributivi). Nessuno anticipo pensionistico dunque, con il vantaggio per le casse dello Stato di spostare la spesa in avanti, senza dover riempire direttamente i buchi contributivi dei precari ora. "Intervenendo ‘ex post’ al momento del pensionamento - spiegava qualche tempo fa il professor Raitano al Manifesto - la misura destinerebbe poi la spesa unicamente a quelli effettivamente con problemi di inadeguatezza della pensione; non riguarderebbe infatti coloro, che dopo anni di precariato, hanno fatto una carriera stabile. Infine incentiva ad impegnarsi a lavorare, dato che la garanzia cresce con l’attività o l’età di ritiro".

Non è l'unica proposta. C'è anche l'ipotesi di una pensione contributiva minima di 650 euro mensili per chi è in possesso di 20 anni di contribuzione, da incrementare di 30 euro al mese per ogni anno in più, fino a un massimo di mille euro: a porla all'attenzione del governo fu nel 2017 l'allora consigliere di Palazzo Chigi Stefano Patriarca. Oppure quella di istituire un fondo di solidarietà tra generazioni per colmare i vuoti contributivi già da ora. Molto complesso.

La proposta della Cgil basata in parte sui suggerimenti di Reitano è quella di integrare tutte le pensioni future che non arrivano a una soglia tipo o benchmark, elaborata secondo alcune ipotesi (ad esempio a partire dal 60% di un reddito medio). L’integrazione - a carico dei conti pubblici - scatterebbe solo al raggiungimento dei requisiti di legge per uscire (età più contributi o solo contributi). Ipotizzata anche una valorizzazione contributiva per una parte dei “buchi” accumulati nel tempo causa studio, maternità, congedi per cura, e buchi tra un contratto a tempo e un altro. L'emendamento di Nannicini va in quella direzione; propone di introdurre un articolo alla manovra in cui si dice che ai post-1996 viene riconosciuto il "diritto all'integrazione del trattamento pensionistico spettante e una maggiorazione dell'importo minimo di pensione di garanzia, in funzione della più equa valorizzazione della carriera contributiva del lavoratore".

Quando andranno in pensione i giovani d'oggi?

Va sempre sottolineato che per i lavoratori contributivi puri non c'è l'integrazione al minimo di cui hanno goduto tutti sin qui. L'accesso alla pensione anticipata o di vecchiaia in futuro avverà solo se l'assegno supera una soglia indicata dalla legge Fornero: 2,8 volte l'assegno sociale è 1,5 volte, nei due casi.  Quindi, come spiega oggi Repubblica, se l'assegno è troppo basso (quello maturato con una vita di contributi), "non si può andare in pensione anticipata (nel 2035 sarà 66 anni con 20 di contributi) o di vecchiaia (69 anni con 20 di contributi)", ma tocca aspettare l'altra vecchiaia priva di soglie contributive (73 anni). Ma sono limiti che vengono adeguati all'aspettativa di vita, e così si allontana anche l'uscita dal lavoro. Tutto è da definire, in ogni caso: dal minimo che dovrebbe comportare l'integrazione dell'assegno, alle modalità per evitare che convenga lavorare a lungo in nero sapendo che poi arriverebbe comunque la pensione di garanzia a colmare di fatto anche lunghi buchi contributivi. Il confronto sul dopo-Fornero è solo all'inizio. Certo è che un segnale già in manovra 2022 con un primo fondo ad hoc sarebbe una svolta forte e inattesa.

La pensione di garanzia per i giovani cinque anni fa veniva richiamata nel verbale di intesa fra Governo e parti sociali. All'epoca Nannicini era consulente economico del governo Renzi; poi la "pensione per i giovani" faceva presenza anche nell’agenda della commissione Catalfo del 2019. Non si arrivò mai a nulla. L'obiettivo resta sempre quello di garantire ad un giovane entrato nel mondo del lavoro dopo il 1996 (dunque con un regime totalmente contributivo), un assegno commisurato ai contributi versati ma integrato da una contribuzione figurativa che valorizzi non solo i periodi di discontinuità lavorativa, ma anche quelli dedicati alla formazione e al lavoro di cura familiare, oltre a riconoscere valore anche ai periodi di basse retribuzioni. 

I destinatari sono soprattutto i nati dopo il 1970 che in molti casi stanno svolgendo lavori precari, discontinui, che difficilmente potrebbero andare in pensione con 20 anni di contributi e prima di aver compiuto almeno 70 anni. Pesano i possibili periodi di vuoto contributivo che incidono sull’importo della futura pensione. Il nodo risorse è molto complicato da scioglire: da dove arriveranno le coperture per le pensioni di garanzia per i giovani? Il tavolo governo-sindacati proseguirà. Con una certezza: bisogna agire concretamente per allontanare dai più giovani l’idea che non riceveranno mai una pensione, che versare i contributi è "inutile". Il rischio è favorire forme contrattuali esenti da contribuzione o addirittura il lavoro nero.

Spunta la pensione di garanzia per giovani e precari 

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