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Giovedì, 20 Giugno 2024
La previdenza

I 5 modi per andare in pensione prima nel 2024

In attesa della riforma che il governo Meloni vorrebbe portare a termine entro la fine della legislatura, restano in vigore gli attuali strumenti di uscita dal lavoro che, a causa dei nuovi paletti imposti, quest'anno riguardano una platea piuttosto ristretta. Tutto quello che c'è da sapere

Il dossier pensioni è sul tavolo del governo Meloni ormai da tempo: l'esecutivo ha dovuto posticipare i lavori rispetto all'ultima legge di bilancio, ma anche per il 2025 si naviga a vista. I tempi si allungano e la beffa è dietro l'angolo. Molti esponenti del governo hanno rilanciato a inizio anno il tema della riorganizzazione del sistema previdenziale, non accelerando il discorso ma puntando, come era già noto, a realizzare un intervento strutturale entro la fine della legislatura. L'intenzione sarebbe quella di una riforma organica, equiparando i vari sistemi di uscita anticipata e incentivando i giovani a scegliere sistemi pensionistici integrativi. Tralasciando le buone intenzioni a parole e gli annunci fatti in campagna elettorale, la verità è che le risorse a disposizione sono poche, per ora. Lo abbiamo spiegato qui, nel dettaglio.

Giorgia Meloni con il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Marina Elvira Calderone. Foto di repertorio LaPresse

In attesa della riforma che questo governo vorrebbe portare a termine entro la fine della legislatura, restano in vigore gli attuali strumenti di uscita dal lavoro che, a causa dei nuovi paletti imposti, nel 2024 riguarderanno una platea abbastanza ristretta. Sono diverse le strade percorribili per chi desidera uscire prima dal lavoro entro quest'anno: sono 5 quelle principali. Cambiano i requisiti, di anni di lavoro e di anzianità, oltre che le prospettive: ecco tutte le possibilità.

La pensione di vecchiaia nel 2024 e l'anticipo classico

In primis, la via "naturale" (e non anticipata) per il raggiungimento della pensione passa attraverso la soglia minima d'età. Per accedere all'assegno di vecchiaia il requisito principale rimane quello anagrafico. Anche per quest'anno i paletti non cambiano: 67 anni sia per gli uomini che per le donne. E non ci sono novità sul fronte dei contributi minimi richiesti: 20 anni, sia per i dipendenti sia per gli autonomi, ad eccezione di chi può far valere 15 anni di contributi maturati prima del 15 dicembre 1992, o era stato autorizzato ai versamenti volontari prima del 31 dicembre 1992. Da qui, ecco la via anticipata "classica". Negli anni la pensione anticipata (ex anzianità) è stata riformata e oggi prevede requisiti più stringenti: se in passato era sufficiente aver maturato 35 anni di contributi indipendentemente dall'età, ora occorrono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Queste soglie rimarranno fisse almeno fino al 2026.

Quota 103 sì, ma in versione penalizzata

Per il 2024 rimane aperta la possibilità di uscire dal lavoro tramite quota 103 (41 anni di contributi e almeno 62 anni di età), con il ricalcolo contributivo per chi vi accede. Il "bis" di quota 103 è il primo intervento concreto fatto dal governo in tema pensioni, questa volta però in versione penalizzata. La novità principale riguarda il metodo di calcolo che ora passa per intero tramite il sistema contributivo, in sostituzione di quello misto. Di conseguenza, la pensione 2024 non può risultare superiore a 2.395 euro lordi al mese (cioè quattro volte il trattamento minimo) fino al compimento dell'età di 67 anni, mentre in passato era di cinque volte.

La pensione anticipata con quota 103 diventa più sconveniente nel 2024. Dopo l'entrata in vigore dell'ultima legge di bilancio, i requisiti restano gli stessi: almeno 62 anni di età e almeno 41 anni di contributi versati. Tuttavia, arrivano nuove penalizzazioni. Le finestre d'accesso alla pensione si allungheranno a 7 mesi per i lavoratori privati (erano 3) e a 9 mesi per i dipendenti pubblici (erano 6). Significa che se un dipendente privato con 41 anni di contributi presenta la domanda di pensionamento a 62 anni, di fatto non riceverà l'assegno prima di 7 mesi, mentre uno statale dovrà attendere per 9 mesi.

Una "novità-beffa" mal digerita dai sindacati, che su questo e altri punti della riforma stanno dando battaglia. Tant'è che secondo la Uil si può ormai legittimamente parlare di "quota 103 e ¾ ". In più, l'importo sarà ricalcolato con il metodo contributivo, il che significa che sarà più basso per tutti gli anni che in cui si è lavorato prima del 1996. E, infine, ci sarà un tetto massimo fissato a circa 2.500 euro lordi (quattro volte la pensione minima), fino a quando non si compiono 67 anni. Insomma: è un dato di fatto che, rispetto allo scorso anno, quota 103 diventa un sistema di anticipo pensionistico più penalizzante.

meloni pensioni lapresse

La via d'uscita per i lavoratori precoci

Un altro meccanismo di uscita anticipata nel 2024 esiste anche per i lavoratori precoci che hanno iniziato l'attività in giovane età e che quindi maturano i requisiti prima della soglia di vecchiaia. A partire dal 1° maggio 2017, i cosiddetti precoci possono pensionarsi con "soli" 41 anni di contribuzione, indipendentemente dall'età anagrafica. Devono però soddisfare questi ulteriori requisiti:

  • essere disoccupati per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale;
  • oppure assistere, al momento della richiesta e da almeno sei mesi, il coniuge o un parente convivente con handicap in situazione di gravità;
  • oppure avere un certificato di invalidità civile superiore o uguale al 74%;
  • oppure aver svolto lavori usuranti, notturni o pericolosi (qui c'è l'elenco).

Per accedere a questa opzione di uscita anticipata dal lavoro è necessario presentare una domanda di riconoscimento del beneficio entro il 1° marzo di ciascun anno e solo in caso di esito positivo, anche a seguito di verifica della relativa copertura finanziaria, presentare la domanda di pensione anticipata sul sito dell'Inps.

L'Ape sociale e opzione donna

L'Ape sociale è stata prorogata al 31 dicembre 2024, dalla precedente scadenza del 31 dicembre 2023. E ci sono nuove regole per poter accedere all'anticipo pensionistico garantito dallo Stato ed erogato dall'Inps: l'età anagrafica aumenta di 5 mesi, dopo la stretta contenuta nell'ultima legge di bilancio, e cambiano i limiti di incumulabilità della prestazione con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, con la sola esclusione del lavoro autonomo occasionale nei limiti di 5mila euro annui. La circolare Inps numero 35 del 20 febbraio scorso specifica che dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2024 occorrono 63 anni e 5 mesi per conseguire il diritto all'Ape sociale. Vediamo nel dettaglio quali sono i nuovi requisiti, per chi valgono e chi può andare in pensione prima quest'anno, sfruttando quest'opportunità di anticipo.

L'Ape sociale è la possibilità di mettersi a riposo prima, in attesa di maturare l'età fissata per la pensione di vecchiaia (67 anni), per chi ha almeno 63 anni e 5 mesi d'età (fino all'anno scorso il limite era fissato a 63 anni). La prestazione consiste in un sussidio ponte mensile d'importo massimo di 1.500 euro lordi al mese a carico dello Stato (senza tredicesima mensilità e senza rivalutazione all'inflazione) fino, per l'appunto, al conseguimento dei 67 anni. Le condizioni per averne diritto sono:

  • aver cessato l'attività lavorativa;
  • non essere titolare di una pensione diretta;
  • trovarsi in una particolare situazione (disoccupazione, caregiver, invalidità civile di almeno il 74%, svolgere o aver svolto attività cosiddette "gravose" o usuranti: qui c'è l'elenco);
  • far valere un minimo di 30 anni di contributi (36 anni per chi svolge attività gravose).

In particolare, possono chiedere l'Ape sociale i disoccupati a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale, oppure scadenza del termine del rapporto di lavoro a tempo determinato. Chi si trova in questa condizione deve avere un'anzianità contributiva di almeno 30 anni, aver avuto nei 36 mesi precedenti la cessazione del rapporto di almeno 18 mesi di lavoro dipendente, e deve aver terminato la prestazione per la disoccupazione spettante. Possono usufruire dell'Ape sociale anche gli invalidi civili con un'anzianità contributiva di almeno 30 anni e un'invalidità uguale o superiore al 74%.

Questo anticipo pensionistico è richiedibile anche da chi presta assistenza al coniuge, a un parente di primo grado convivente o a un parente o un affine di secondo grado convivente con handicap o in situazione di gravità. Al momento della richiesta l'assistenza deve essere in atto da almeno sei mesi. Infine, l'Ape sociale spetta ai lavoratori dipendenti con almeno 36 anni di anzianità contributiva che abbiano lavorato svolgendo mansioni gravose da almeno sette anni negli ultimi dieci, oppure almeno sei anni negli ultimi sette.

E passiamo alla misura "opzione donna", riservata alle lavoratrici. Consente anche per il 2024 il raggiungimento della pensione con i precedenti requisiti: 35 anni di contributi e 61 anni di età, uno in più rispetto a dodici mesi fa e una penalizzazione nella liquidazione calcolata con il metodo contributivo. L'età minima scende di un anno per ogni figlio, nel limite massimo di due. Occorre poi soddisfare altri requisiti, come lo svolgimento di assistenza a un familiare da almeno sei mesi (caregiver), la dichiarazione di invalidità civile al 74%, oppure l'avvenuto licenziamento da parte di aziende in crisi.

I numeri delle uscite anticipate dal lavoro quest'anno

I numeri di Ape sociale e opzione donna per l'anno in corso sembrano essere già chiari: sono 14.700 i nuovi accessi stimati per il 2024 con l'anticipo pensionistico sociale, che vede salire a 63 anni e a 5 mesi la soglia anagrafica, e con il canale specifico per le lavoratrici, anch'esso interessato da un aumento del requisito anagrafico. Sono invece appena 17mila le uscite previste attraverso quota 103, vincolate peraltro al ricalcolo contributivo dell'assegno e a un tetto pari a quattro volte il trattamento minimo.

A questi numeri così esigui si arriva per il progressivo restringimento dei requisiti di accesso. Prendiamo il caso dell'Ape sociale. Introdotto in via sperimentale nel 2017 e poi più volte prorogato, è un istituto assistenziale selettivo temporaneo a disposizione di lavoratori, rientranti in specifiche situazioni, di lasciare il lavoro prima dei requisiti ordinari ricevendo un assegno "ponte" fino al raggiungimento delle soglie convenzionali. A utilizzare questo strumento sono stati circa 110mila soggetti, con un'età media di 64 anni. Discorso simile per opzione donna, nata nel 2004 e da allora prorogata di anno in anno: tra il 2010 e il 1° gennaio 2023 le adesioni a questo canale di uscita anticipata sono state 174.535, il 16,3% delle pensioni anticipate complessivamente liquidate alle lavoratrici.

I requisiti sempre più rigorosi adottati nel corso degli anni hanno sensibilmente ridotto la platea collegata a queste due vie d'uscita pensionistica anticipata e, di conseguenza, anche il peso sui conti pubblici. 

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