Giovedì, 23 Settembre 2021
La situazione

Quota 100: le domande di pensione e il "balletto delle cifre"

Il governo lavora sulla flessibilità. Cisl chiede una pensione di garanzia per i giovani e il rafforzamento dell'importo e l'allargamento della platea dei percettori della quattordicesima

Quota 100 in scadenza a dicembre apre diverse ipotesi dal 1° gennaio 2022. Ma lo stallo sulla riforma delle pensioni preoccupa i sindacati, mentre il governo sta studiando una misura alternativa dopo il triennio sperimentale del sistema pensionistico introdotto dal primo governo Conte che ha consentito l'uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti coloro che vantano almeno 38 anni di contributi con un'età anagrafica minima di 62 anni.

Dopo quota 100 non ci sarà una nuova quota fissa (niente quota 102 o quota 41, per intenderci), bensì un sistema flessibile con uscite anticipate a partire dai 63 anni. Si andrà invece verso un mix di misure e scivoli diversificati, come abbiamo spiegato qui. Intanto, dai dati Inps emerge che per quota 100 sono stati spesi finora circa 11 miliardi di euro in totale. E sono state accolte 107mila domande dei dipendenti pubblici, 166mila dei privati e 67mila dei lavoratori autonomi.

Troppo poco? "Quando inizia a scadere il tempo per quota 100 ecco che inizia il ''balletto'' delle cifre e si assiste ad un triste gioco al rialzo", sottolinea il segretario confederale Cisl, Ignazio Ganga, alla luce dei dati aggiornati al 31 agosto forniti dall'Inps. "Ciò che bisogna dire, in realtà, è che oggi è stato confermato anche per il 2021 che le domande di pensione quota 100 sono state molto meno del previsto - spiega -, confermando che i costi della misura sono decisamente inferiori rispetto alle quantificazioni iniziali. Questo però non significa insuccesso, come qualcuno insiste nel sostenere, ma semplicemente che le persone quando decidono di andare in pensione cercano di valutare con attenzione costi e benefici. Per tale ragione introdurre la flessibilità nell'accedere alla pensione è importante".

"Così come è fondamentale riformare il sistema correggendone gli aspetti più critici che sono stati descritti dalla piattaforma sindacale unitaria: pensione di garanzia per i giovani, tutela della pensione delle donne e dei lavoratori che svolgono attività gravose e usuranti insieme a quelli fragili. Andranno rafforzate, altresì, le adesioni fra i lavoratori della previdenza complementare", prosegue il sindacalista. Secondo il segretario confederale Cisl, quanto alle pensioni in essere "occorre garantire assegni adeguati che recuperino il potere di acquisto perduto in questi anni in particolare nella fascia di reddito medio bassa per la quale proponiamo il rafforzamento dell'importo e l'allargamento della platea dei percettori della quattordicesima".

Questi, secondo Ganga, sono aspetti "molto delicati, ed è per questo che la Cisl vorrebbe un confronto vero e risposte dal governo, evitando di lasciare il tema ad una quotidiana girandola di numeri. L'esigenza di rafforzare il terreno della previdenza è quindi quanto mai necessario e urgente per far fronte alle esigenze di protezione sociale sempre più pressanti, evitando di far correre il rischio per troppe lavoratrici e lavoratori di far aumentare il divario fra chi potrà permettersi, in futuro, un tenore di vita dignitoso e chi no", conclude.

Pensioni da 63 anni con riduzione attuariale

In vista del superamento di quota 100 si parla molto dell'idea degli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti. Esiste "un modo per riconciliare una maggiore flessibilità nell'età di pensionamento con la sostenibilità del sistema: si può andare in pensione quando si vuole, a partire da 63 anni, ma accettando una riduzione attuariale, che oggi si applica alla sola quota contributiva, sull'intero importo della pensione, cosi come proposto dall'Inps 6 anni fa", ragionano i due esperti. Oggi questo "significherebbe - spiegano gli economisti - una riduzione media di un punto e mezzo per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione offerta da quota 100; in futuro ancora meno dato che le generazioni che andranno in pensione nei prossimi anni avranno una quota contributiva più alta su cui la riduzione è già comunque applicata in caso di pensione anticipata".

"Non è mai una buona idea - è la premessa di Boeri e Perotti - cambiare radicalmente le regole del sistema pensionistico all'ultimo momento, perché chi è vicino alla pensione si vede stravolgere i programmi di una vita e non ha tempo per porvi rimedio. Eppure anche questa volta si arriva all'ultimo minuto a decidere che fare di 'Quota 100', cioè i pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d'età e 38 di contributi".

L'idea lanciata da Boeri e Perotti punterebbe a "ridurre le disparità di trattamento fra le pensioni contributive e le pensioni 'miste', perché permetterebbe anche ai titolari di quest'ultime di andare in pensione prima, purché abbiano almeno 20 anni di contributi e una pensione superiore ad una soglia minima (attualmente circa 1.450 euro al mese) per non rischiare di finire in condizioni di indigenza, soprattutto quando incoraggiati fortemente dall'impresa a lasciare". La soglia a 1.450 euro "è nettamente al di sopra della soglia di povertà Istat. Si potrebbe abbassarla a mille euro, circa 2 volte la pensione minima, rendendo più ampia la platea potenzialmente interessata alla pensione anticipata".

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