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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Economia Italia

Pensioni, la proposta di Damiano: "Via dal lavoro dopo 41 anni"

Il Presidente uscente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, lancia la proposta di applicare la "quota 41" a tutti

In pensione prima, cancellare la legge Fornero: dopo le promesse elettorali la nuova legislatura dovrà proseguire l'opera di correzione del sistema pensionistico rimettendo in discussione la soglia di uscita dal mercato del lavoro.

Smettere di lavorare prima sarà quindi possibile? Quanti anni dovranno lavorare gli italiani prima della pensione?

Secondo l'esponente del Partito Democratico Cesare Damiano, ex ministro ma anche presidente uscente della Commissione Lavoro della Camera, si può applicare a tutti la "quota 41".

"Sono state fatte molte promesse di ‘cancellazione’ della legge previdenziale del Governo Monti. Dalle parole adesso si passi ai fatti, come è avvenuto nella passata legislatura (con le 8 salvaguardie, Opzione Donna e l’APE sociale, per citare alcuni esempi), e si completi l’opera iniziata cinque anni fa".

Pensioni, cosa succederà nei prossimi anni

Per l'ex ministro del Lavoro occorre prima di tutto rendere strutturale l’anticipo pensionistico a 63 anni (che scade alla fine del 2018) e andare oltre le 15 categorie dei lavori pesanti che beneficiano della normativa sui lavori gravosi. Non solo: occorre risolvere definitivamente il problema degli ‘esodati’ con una nona salvaguardia; proseguire la sperimentazione di Opzione Donna; rendere possibile l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi e indipendentemente dall’età, cancellando gli attuali paletti previsti dall’APE.

Un passo avanti importante che almeno in parte coincide con le proposte del M5S e della Lega Nord che hanno fatto una lunga campagna elettorale contro la riforma del 2011. "In totale - conclude Damiano - sottratti dalla feroce morsa della ‘riforma’ del Governo Monti circa 250.000 lavoratori con un recupero di 20 miliardi di euro”.

"Se questo si è potuto fare nel corso dell’ultima legislatura, altro si potrà fare nella prossima. Da questi risultati dobbiamo ripartire per fare altri passi avanti, senza dover essere intrappolati nella paralizzante tenaglia degli opposti estremismi: tra chi semina l’anacronistico terrore dello squilibrio dei conti previdenziali e chi teorizza la cancellazione di una legge che in parte è già stata cancellata”

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