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Lunedì, 5 Giugno 2023
Economia

Pensione di reversibilità: chi e in che misura può percepirla

Quando è riconosciuta e a chi: tutte le informazioni

La pensione di reversibilità è il trattamento economico erogato dall’Inps ai parenti di un lavoratore o di un pensionato deceduto anzitempo. Ecco chi e come può beneficiarne. La pensione di reversibilità è riconosciuta in caso di decesso di pensionato che percepiva una pensione di vecchiaia, anticipata, di invalidità o di inabilità; se il defunto, invece, era in età da lavoro, viene corrisposta ove la persona deceduta abbia versato almeno 15 anni di contributi in tutta la sua vita assicurativa o almeno 5, di cui 3 nei 5 anni precedenti al decesso.

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La pensione di reversibilità è riconosciuta al coniuge, ai figli e al partner di un’unione civile ma non non a conviventi o coppie di fatto. Il coniuge ha diritto alla pensione di reversibilità anche se divorziato, purché sia titolare dell’assegno periodico divorziale (in caso di separazione da addebitarsi al superstite, invece, questi per ricevere la pensione di reversibilità deve risultare titolare di un assegno di mantenimento stabilito dal Tribunale) e non si sia risposato. Perché l’ex coniuge possa ricevere la pensione di reversibilità occorre inoltre che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia antecedente alla data della sentenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio. I figli ammessi a beneficiare della pensione di reversibilità sono quelli legittimi, legittimati, adottivi, affiliati, legalmente riconosciuti, naturali, giudizialmente dichiarati o nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge. In questo ultimo caso la pensione di reversibilità potrà essere riconosciuta purché al momento del decesso ricorra una delle seguenti condizioni:

  • figli minorenni;
  • studenti di scuola media superiore, tra i 18 e i 21 anni, che siano senza lavoro e a carico del genitore;
  • studenti universitari, senza lavoro e a carico del genitore, per la durata legale del corso di studi e comunque non oltre il compimento del 26esimo anno di età del superstite (se l’universitario inizia a lavorare si vedrà sospesa la prestazione di reversibilità, a meno che il reddito percepito sia inferiore a 8482,11 euro all’anno);
  • figli inabili, ovvero con problemi mentali o fisici.

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La pensione di reversibilità può essere riconosciuta ai genitori del defunto, ove questi non avesse né figli né partner, purché i genitori abbiano almeno 65 anni, non siano titolari di pensione e risultino a carico del figlio al momento del decesso. In assenza anche di genitori, la pensione di reversibilità spetta a fratelli e sorelle celibi o inabili, anche se minorenni, purché a carico del defunto. Anche nipoti minori, pur se non affidati formalmente, possono beneficiare delle reversibilità, purché alla data del decesso siano a carico dei nonni.

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La pensione di reversibilità va chiesta all’Inps attraverso una delle seguenti modalità:

  • il sito dell’Inps, solo per i possessori di PIN dispositivo;
  • il Contact center, chiamando al numero 803 164 gratuitamente da rete fissa o 06 164 164 da cellulare;
  • patronato e intermediari dell’Istituto.

La pensione di reversibilità scatta il mese successivo alla morte del lavoratore o del pensionato e spetta in “una quota percentuale della pensione già liquidata o che sarebbe spettata all’assicurato“. Le aliquote previste sono:

  • 60% per il coniuge senza figli;
  • 80% per il coniuge con un figlio;
  • 100% per il coniuge con 2 o più figli.

Nel caso in cui abbiano diritto alla pensione i figli, i genitori o i fratelli o sorelle del defunto, invece, le aliquote di reversibilità sono:

  • 70% per un figlio;
  • 80% per 2 figli;
  • 100% per 3 o più figli;
  • 15% per un genitore o per un fratello/una sorella
  • 30% per 2 genitori o 2 fratelli o sorelle (con un  15% in più per ogni fratello o sorella aggiuntivo, fino ad arrivare al 100% in presenza di 7 fratelli o sorelle).

Dal blog Asso di denari di Carlo Sala
 

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