Martedì, 13 Aprile 2021
Tanti dubbi e poche certezze

Pensioni, è giallo: che cosa succederà tra 10 mesi?

Una soluzione va trovata in fretta il seno al governo Draghi, perché dal primo gennaio 2022 Quota 100 "salta" e si tornerà ai precedenti paletti con un balzo di ben 5 anni: scalone da 62 a 67 anni. Le ipotesi: mini-proroga (difficile), potenziamento di Ape Social e Opzione donna oppure agire su soglie di pensionamento e coefficienti di trasformazione

Lo scalone di Quota 100 è questione di mesi. E potrebbero non vedere più proroghe le misure Ape sociale e Opzione donna. Sul futuro delle pensioni è nebbia fitta. E il tempo per prendere decisioni complesse non è moltissimo. Facciamo il punto della situazione.

Pensioni Quota 100: cosa succede alla fine del 2021

Oggi come oggi la pensione di vecchiaia prevede il ritiro dal lavoro a 67 anni e un’anzianità contributiva minima di anni 20, nonché, della pensione anticipata senza il vincolo dell’età anagrafica ma con solo il requisito contributivo da rispettare che porta a 42 anni e 10 mesi per i lavoratori e poco meno di un anno per le lavoratrici, ossia 41 anni e 10 mesi. Attualmente Quota 100 consente di anticipare la pensione a 62 anni di età con 38 di contributi fino al 31 dicembre 2021. Dal primo gennaio si torna alle regole di prima e quindi allo "scalone" di cinque anni di età. Ed è molto improbabile che Draghi proroghi quota 100.

Con la fine di Quota 100 andrebbe a crearsi però un ripido scalone: il pensionamento sarebbe accessibile solo a partire dai 67 anni di età. Il governo Conte aveva preso in considerazione l'ipotesi di varare una sorta di Quota 102, ovvero la possibilità di andare in pensione con 64 anni di età e 38 di contributi con eventuali penali per l'anticipo (ad esempio un ricalcolo totale o parziale col metodo contributivo, per cui si prende in base a quanto si versa). 

Il cambio di governo, come è naturale che sia, comporta un possibile cambio di strategia. Secondo molti esperti Draghi non potrà prorogare quota 100 per due motivi: il primo è che la commissione europea ha già criticato in più occasioni la misura ed oggi è decisiva per il Recovery Fund. E poi perché la riforma ha avuto meno successo del previsto ed è stata apprezzata soprattutto nel pubblico impiego. Secondo la Cgil alla fine della sperimentazione si saranno spesi 14 dei 21 miliardi stanziati, con un risparmio di 7. 

Non si può escludere una mini-proroga, almeno fino ai primi mesi del 2022, di Quota 100. Questo potrebbe permettere al governo di avere più tempo per affrontare le insidie dello scalone e permetterebbe un confronto più articolato con la commissione europea, con la quale ci sarà un continuo confronto per l’erogazione dei fondi del Recovery. Ma è molto, molto complicato.

“La Commissione Ue, che ha nel mirino ‘Quota 100’ fin dal suo concepimento così come lo stop fino al 2026 dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita dei trattamenti anticipati, considera di fatto il ritorno al solco della riforma Fornero come una delle condizioni implicite per gestire in autonomia i 209 miliardi di aiuti europei”, scriveva qualche settimana fa il Sole 24 Ore.

Chi potrà andare in pensione nel 2022

Una soluzione va trovata in fretta, perché che dal primo gennaio 2022 la finestra degli "sconti" si chiuderà e dunque si tornerà ai precedenti paletti con un balzo di ben 5 anni: da 62 a 67 anni. Troppi. Che fare? Si potrebbe pensare a un potenziamento degli strumenti di flessibilità pensionistica già esistenti: quindi ancora Opzione donna (in base al calcolo contributivo dell'assegno per l'intero periodo di attività) e Ape social (pensione a 63 anni per disabili e lavoratori che svolgono mansioni gravose). Per prorogare il sistema di quota 100, essendo una sperimentazione del triennio 2019-2021, sarebbe invece necessaria una nuova copertura finanziaria ad hoc.

Pensare a una riforma strutturale delle pensioni con una maggioranza così variegata come quella attuale sembra un miraggio. Più fattibile l'idea di agire su soglie di pensionamento e coefficienti di trasformazione, rimanendo nel solco ”contributivo”, per addolcire il più possibile l’impatto del ritorno secco allo schema della legge del 2011.

Pensioni 2021-2022: la proroga di Ape Social per gli over 63

Nel 2021 intanto è stata prorogata l’indennità ponte verso la pensione, ma solo per alcune categorie: disoccupati con 30 anni di contributi o titolari di lavori gravosi. Si parte con l’inizio della raccolta delle domande per l’Ape Social 2021. E' stata prorogata anche l’opzione donna, entrambe le misure permettono a chi ha compiuto i 63 anni di età di ottenere un’indennità per raggiungere i titoli per la pensione di vecchiaia.

L’opportunità è riservata ad alcune categorie come i disoccupati con più di 30 anni di contributi previdenziali, ma che non percepiscano più il sussidio di disoccupazione da almeno un trimestre. Non è tutto: la misura è anche destinata a coloro che svolgono lavori gravosi con almeno 36 anni di contributi; chi assiste un coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave o chi ha un’invalidità minima del 74%. Lavori gravosi anche quelli di operai edili, autisti di gru e macchine per l’edilizia, conciatori, macchinisti e personale viaggiante, autisti di mezzi pesanti, infermiere e ostetriche ospedaliere, badanti, maestre d’asilo, facchini, addetti ai servizi di pulizia, operatori ecologici, operai siderurgici e del vetro, operai agricoli, marittimi e pescatorii. L’indennità è pari all’importo della rata mensile di pensione al momento della concessione dell’Ape, l’importo erogato non è soggetto a rivalutazione, non è integrato al trattamento minimo e prevede 12 mensilità.

Per capire cosa accadrà nel 2022 c'è da attendere. Tutto fa pensare che il governo Draghi vorrà trovare la quadra con ampio anticipo rispetto alle attuali scadenze.

Pensioni, Uil: "Chiediamo al ministro del Lavoro di riattivare al più presto il tavolo"

"Chiediamo al ministro del Lavoro di riattivare al più presto il tavolo aperto con il precedente Governo per affrontare i principali e più urgenti temi previdenziali". La richiesta arriva dal segretario confederale della Uil, Domenico Proietti. "È necessario - spiega - definire una flessibilità di accesso più diffusa alla pensione che prenda il posto di quota 100 in scadenza a fine anno. Occorre affrontare da subito il tema delle future pensioni dei giovani prevedendo interventi volti a coprire i buchi di contribuzione causati dalla precarietà dei rapporti di lavoro. Bisogna fare un intervento per le donne valorizzando maggiormente il lavoro di cura e la maternità ai fini della contribuzione previdenziale. È, poi, importantissimo riaccendere i riflettori sulla previdenza complementare incentivando le iscrizioni ai fondi pensione che anche in questa fase di grande difficoltà dei mercati hanno dimostrato la solidità ed efficacia"

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