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Venerdì, 20 Maggio 2022
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Pensioni: il piano per lasciare il lavoro con Opzione donna entro il 31 dicembre

Come funziona e quali sono le cose da sapere assolutamente: la misura è rivolta soltanto alle lavoratrici che hanno raggiunto i requisiti entro la fine del 2021

Opzione donna è stata stra-confermata per il 2022. La legge di Bilancio ha prorogato il trattamento pensionistico anticipato, per il 2022, nei confronti delle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2021 hanno maturato un'anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un'età pari o superiore a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e a 59 anni per le lavoratrici autonome. Potranno quindi aderire le donne nate nel 1963 (o nel 1962 se autonome).

Opzione donna: le regole del 2022

Un messaggio dell'Inps (numero 169 del 13 gennaio) specifica che bisognerà aver raggiunto i requisiti entro la fine del 2021. La legge di Bilancio per il 2022 ha infatti previsto la possibilità di "accedere al trattamento pensionistico anticipato c.d. opzione donna alle lavoratrici che abbiano perfezionato i prescritti requisiti entro il 31 dicembre 2021".

Nel dettaglio, si legge, possono conseguire il trattamento pensionistico in esame, secondo le regole di calcolo del sistema contributivo previste dal decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 180, le lavoratrici che, entro il 31 dicembre 2021, abbiano maturato un'anzianità contributiva minima di 35 anni e un'età anagrafica minima di 58 anni se lavoratrici dipendenti e di 59 anni se lavoratrici autonome.

Il diritto alla decorrenza della pensione si consegue quando sono trascorsi dodici mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti, nel caso in cui il trattamento pensionistico sia liquidato a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti. Oppure trascorsi diciotto mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti, nel caso in cui il trattamento sia liquidato a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi.

Chi lavora nel comparto scuola e dell’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica (AFAM), al ricorrere dei requisiti, può conseguire il trattamento pensionistico rispettivamente a decorrere dal 1° settembre e dal 1° novembre 2022. Il trattamento pensionistico in esame, relativamente alle lavoratrici che hanno perfezionato i prescritti requisiti entro il 31 dicembre 2021, può essere conseguito anche successivamente alla prima decorrenza utile 

Il 1° gennaio 2022 è entrata in vigore la legge di Bilancio per il 2022, dunque la decorrenza del trattamento pensionistico non può essere comunque anteriore al 1° febbraio 2022, per le lavoratrici dipendenti e autonome la cui pensione è liquidata a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima, e al 2 gennaio 2022, per le lavoratrici dipendenti la cui pensione è liquidata a carico delle forme esclusive della predetta assicurazione generale obbligatoria.

La domanda di pensione va sempre presentata online all'Inps attraverso il servizio dedicato. Ma è possibile anche fare domanda tramite contact center al numero 803.164 (gratuito da rete fissa) oppure 06.164164 da rete mobile o tramite degli enti di patronato e intermediari dell’Inps.

Opzione donna: l'assegno a quanto ammonta

In 15 anni circa Opzione donna, inaugurata nel 2004 e portata avanti tra alti e bassi, ha permesso di godere della meritata pensione a circa 150mila lavoratrici. Quasi 30mila donne raggiungono i requisiti nel prossimo anno. Resta da capire chi utilizzerà questa chance alla prova dei fatti.

In molti si domandano però se il taglio dell'assegno sia trascurabile o impattante. Non c'è una risposta univoca. Sicuramente il metodo misto a cui avrebbero diritto le lavoratrici, in quanto hanno iniziato a versare i contributi prima del 1996, garantirebbe un assegno mensile più alto. Ma la penalizzazione si riduce, sempre più, man mano che ci si allontana dal 1996 come data di inizio lavoro. La quota di pensione dal 1995 in avanti calcolata con il metodo contributivo diventa - ovviamente - sempre più consistente sul totale quanti più sono gli anni post 1995 in cui si è lavorato. Insomma, conviene fare i conti per bene e farsi consigliare da patronati e commercialisti.

Per le casse dell'Inps si stima una riduzione della pensione del 6% per le lavoratrici dipendenti e del 13% con Opzione Donna, in linea di massima.

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